Blog: http://Pardo.ilcannocchiale.it

LA DECOSTRUZIONE

Un giovane semianalfabeta (intendo col Diploma di Scuola Media Inferiore) vedendomi disponibile al dialogo, mi ha chiesto: “Io vorrei conoscere meglio me stesso. Che libro mi consiglia?” Non sapendo che cosa dire, ho dato la risposta più sincera: “Proprio non saprei”. Ma mi è rimasta sullo stomaco la domanda. Che deve essere proprio difficile. Infatti, secoli prima di Cristo qualcuno ha scritto sul frontone del tempio di Apollo, a Delfi, gnothi sautòn, conosci te stesso.
Ripensandoci, il problema è doppio. Infatti alla domanda: “ Chi sono?” da un lato sarebbe corretto rispondere: “Sono un essere umano”, dall’altro questa potrebbe essere considerata una risposta evasiva. La domanda infatti sostanzialmente era: “Chi sono io in particolare?” 
Come se non bastasse, le eventuali risposte aprono la porta a un’altra serie di domande. Da un lato: “E quali sono le caratteristiche dell’essere umano?”, dall’altro: “Ciò che ho affermato riguardo a me stesso corrisponde a verità?” In fondo, se il dio Apollo comandava gnothi sautòn, era perché pensava che non ci conoscessimo.
Se siamo vecchi e sereni, abbiamo convissuto per tanti anni con noi stessi da essere diventati buoni amici. E l’argomento ha perso interesse. È più utile tentare di rispondere alla domanda: “Chi sono, in quanto essere umano?” Anche perché rispondere non è impresa da poco.
Tutti concordiamo nell’idea che siamo mammiferi superiori, più o meno della classe dei primati, discendenti da ominidi più o meno vicini agli essere umani attuali. Ma personalmente comincio a divergere dall’opinione corrente non appena, completata quella descrizione, aggiungo: “e nient’altro”, mentre la maggior parte dei miei simili parte da quel dato per parlare di tutto ciò che di serio ed importante riguarda l’uomo. Tanto da rendere inadeguata la definizione di mammifero. 
Ecco il punto. Per me l’uomo è il più intellettualmente evoluto  degli animali, ma nulla di più. Per comprenderlo veramente, la difficoltà non è tanto sapere ciò che bisogna aggiungere alla definizione tassonomica, quanto ciò che bisogna togliere dalle illusioni correnti, considerando le infinite sovrastrutture che la società ha accumulato sul nostro conto. 
E qui siamo costretti a svoltare nella metafisica. Non si può discutere con colui che è seriamente religioso e crede in un Dio provvidenziale che si occupa della sorte di ognuno di noi. Non per disprezzo o pregiudizio, ma perché lui ha una Fede, e fede significa fiducia, non razionalità. Per lui l’uomo è figlio di Dio, ha un’anima, e se si è comportato bene andrà in Paradiso, dopo la morte. Per lui Dio sa tutto, vede tutto, si occupa di tutto, e può intervenire su tutto, solo che lo voglia. Insomma ha una sua concezione della realtà che sarebbe vano voler rimettere in discussione. Ecco perché premetto che sto per parlare a coloro che sono lontani da questa mentalità.
Nel mondo dell’homo sapiens come lo vedo io, non c’è nessun dio. L’homo sapiens non ha un’anima e dopo morto è una carogna come lo è la carogna di un cane o di uno gnu. Noi non siamo destinati né alla giustizia né all’ingiustizia. Nella vita può andar bene ai buoni e male ai cattivi o bene ai cattivi e male ai buoni. Possiamo avere molto più o molto meno di ciò che meritiamo, in tutte le direzioni. Se ci comportiamo con intelligenza e correttezza, le cose ci andranno meglio che agli altri, ma non sempre. Insomma siamo immersi in una società in cui non vige nessuna regola e impera da un lato la causalità, dall'altro la casualità. In un miscuglio inestricabile.
Ecco perché la grande fatica dell’orientamento nella realtà non è tanto quella di “imparare” tutto ciò che si crede a torto sia la realtà, ma quella di disimparare, di dimenticare, di “decostruire” l’immenso edificio delle nostre illusioni. Tutto ciò che si insegna ai bambini tende a disorientarli. Gli si insegna che chi è mite, chi obbedisce, chi è “buono” avrà ogni fortuna, mentre chi è “cattivo” avrà ogni sfortuna. E il bambino, l’adolescente, il giovane ci mette una vita a capire che non è vero. Al bambino bisognerebbe dire: “Comportati bene se no ti punisco in modo da fartene pentire. Poi, quando sarai tu il più forte, deciderai tu che cosa è bene e che cosa è male”. Lezione dura ma non ipocrita. 
Sicuramente non bisogna insegnare a porgere l’altra guancia perché, se questa fosse la regola, nella savana non si salverebbe nessuno. Bisogna insegnare non tanto a porgere l’altra guancia, quanto a non dare il primo schiaffo. “Noi siamo animali sociali, e se tratterai male il prossimo, il prossimo tratterà male te: la cosa non ti conviene”. Ecco una lezione etologica che è, nello stesso tempo, morale e fondata.
Ma per arrivare a tutto questo non bisogna avere idola. Bisogna essere capaci di vedere nella realtà ciò che realmente c’è, e non ciò che ci potrebbe o ci dovrebbe essere. In questo modo da un lato si sarebbe corazzati contro le disillusioni, dall’altro si potrebbe essere dei modelli di virtù, soltanto per avere scoperto che, comportandosi da galantuomini, in fin dei conti si vive meglio che cercando continuamente di barare. 
Questa decostruzione dei miti, degli idola, delle illusioni, dei pregiudizi, è l’impresa di una vita. Io l’ho cominciata da ragazzo e non ho mai avuto a pentirmi dei risultati. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
12 giugno 2019
 

Pubblicato il 13/6/2019 alle 8.0 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web