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ITALIA ULTIMA PER CRESCITA, INVESTIMENTI E OCCUPAZIONE

La situazione economica del nostro Paese è estremamente difficile. Per far fronte alle scadenze di fine anno, avremmo bisogno di decine e decine di miliardi, che non abbiamo e non sappiamo dove andare a prendere. I geni che ci governano parlano di impossibili “tagli alle spese”,  di vendita di beni immobili, di lotta all’evasione fiscale e di altre fanfaluche, e questo mentre progettano altre spese, per esempio la flat tax, che darebbe una bella botta alle entrate dell’Erario. A letto abbiamo un morente per setticemia e i due due dottori discutono se iniettargli escrementi o liquami. Loro sono degli asini, ma è anche vero che perfino un luminare non saprebbe che fare. Il peggioramento è stato tollerato troppo a lungo. 
Nel corso degli anni, per rientrare nei ranghi, l’Italia ha fatto all’Europa delle promesse che non ha mantenuto, rinnovandole e all’occasione aggravandole con impegni ancora più grandi (clausole di salvaguardia). Ora di noi non sono stanche soltanto le autorità comunitarie, cominciano ad esprimere la loro insofferenza anche alcuni Stati e non possiamo aspettarci nessun aiuto. È di questi giorni la dichiarazione del cancelliere austriaco Kurz che ha rimproverato all’Europa di essere troppo tollerante con i Paesi che non rispettano le regole di bilancio. 
L’Europa dichiara che l’Italia è ultima per crescita, investimenti e occupazione(1) e potrebbe decidere per una procedura d’infrazione. Un provvedimento che ci farebbe piuttosto male, se è vero che, per evitarlo, perfino i nostri baldi Dioscuri l’anno scorso hanno fatto una precipitosa marcia indietro, con la coda fra le gambe. Ma potrebbe andar peggio. Le autorità potrebbero scegliere la procedura per eccesso di debito pubblico e in questo caso, per quel che ho capito, l’Italia sarebbe “commissariata” e Bruxelles prenderebbe nelle sue mani la guida dell’economia del nostro Paese. E se a questo affronto l’Italia sovranista dicesse di no, sarebbe tutto risolto? Purtroppo no. 
Obbedendo all’Europa indurremmo i mercati a pensare che la situazione italiana è in mani sicure e tutto potrebbe stabilizzarsi. Se invece dicessimo di no, le Borse potrebbero pensare che siamo al prologo del default e punirci con uno spread stratosferico. O addirittura non sottoscrivere più i nostri titoli di Stato. Col risultato di farci fallire. E non stiamo parlando di un tempo vagamente futuro, stiamo parlando del giugno prossimo. 
Di fronte a simili prospettive qualunque buon padre di famiglia penserebbe a come risparmiare e trovare i soldi per le scadenze. Invece nel governo si parla costantemente di nuove spese in deficit, per esempio l’autonomia fiscale delle regioni settentrionali. Siamo ai liquami per curare la setticemia. Intendiamoci: se Salvini dicesse che non c’è nessuna ragione per la quale i lavoratori del nord devono finanziare i meridionali “infingardi” la tesi sarebbe razionale. Ma dal momento che i cittadini votano anche al Sud, la tesi diviene: “Facciamo contento il Nord, ma non scontentiamo il Sud, mantenendo i servizi coi soldi dello Stato”. Soldi che non ci sono. E dire che questo doveva essere, per il nostro Premier, un “anno belissimo”. 
Tutti i provvedimenti di cui vanno cianciando i nostri governanti richiedono soldi, soldi, e ancora soldi. E questo mentre Fitch ci valuta un gradino sopra la spazzatura: quotazione, questa, che corrisponde a dire alle Borse: “Non comprate questi titoli”. E nel frattempo i Dioscuri (o sono Eteocle e Polinice?) non si chiedono come si possa salvare l’Italia. ma soltanto quando gli convenga far cadere il governo. 
Già. far cadere il governo: e poi? Di tecnici non si parla neppure, perché è divenuto sacramentale dire peste e corna del governo Monti e della Fornero. Ma anche le altre ipotesi provocano un moto d’orrore. M5s e Pd? Mai sia. Lega e Berlusconi? Salvini ha detto su tutti i toni di non voler tornare con lui e, comunque, avrebbero i voti? Un secondo governo gialloverde? E allora perché rompere questo? Nuove elezioni? E chi dice che fornirebbero una soluzione diversa? Soprattutto, chi dice che, mentre non c’è nessuno al timore, non si vada a sbattere, tutti quanti siamo?
In questo momento, per salvarci dovremmo avere un governo capace di imporre ai cittadini una politica di lacrime e sangue. Invece abbiamo questi magliari che continuano a promettere la Luna, e credono di esorcizzare i trattati internazionali con dichiarazioni gladiatorie del tipo: “L’Iva non aumenterà. E basta”. Che stanchezza. Anzi: che disperazione.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
7 maggio 2019
(1) Titolo di testa del Corriere della Sera on-line, annunciando il rapporto Ue pubblicato il 7/5/2019

Pubblicato il 7/5/2019 alle 17.15 nella rubrica Diario.

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