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SMETTETELA DI AIUTARE SALVINI

La Alan Kurdi, la nave dell’organizzazione non governativa tedesca Sea Eye, dinanzi al divieto di entrare nelle nostre acque territoriali per sbarcare migranti sul suolo italiano, ha cambiato rotta e si dirige verso Malta. Spera di avere migliore accoglienza, anche se le esperienze precedenti non sono incoraggianti. Ma l’o.n.g. non ha rinunciato a scagliare “la freccia del parto” contro il ministro Salvini. Questi “umilia le persone” e “sfrutta tutto e tutti per ottenere il massimo vantaggio possibile da questa situazione”. Ma va detto che la situazione non l’ha creata il ministro: l’ha creata la Sea Eye. 
In realtà è l’intero comportamento della Sea Eye ad essere sbagliato. In primo luogo non ha effettuato un salvataggio di naufraghi, ma un cambio di natante, per usarne uno più adatto all’alto mare. Infatti i migranti – che non avrebbero certo tentato di traversare il Mediterraneo su un gommone e non sono stati raccolti da una nave di passaggio: la Sea Eye era in quel tratto di mare con la precisa intenzione di raccogliere migranti e portarli in Europa, attraverso l’Italia. Forse addirittura su appuntamento, Non sarebbe nemmeno la prima volta. Dunque il suo lamento è scorretto. Si può comprendere la sua intenzione di aiutare l’emigrazione di quei poveracci, ma perché dovrebbe imporne a dei terzi l’accoglienza? E perché dovrebbe ottenere dagli italiani o dai maltesi acqua, cibo ed altri rifornimenti? L’intrapresa è sua e non si vede perché altri dovrebbero pagare tutto a piè di lista. 
E tuttavia ciò è secondario rispetto ad un’altra considerazione. Tutte le organizzazioni di questo genere sembra non si rendano conto che Matteo Salvini su questo argomento ha l’intera Italia, dietro di sé. E che proprio per avere attuato questa politica le intenzioni di voto per il suo partito sono più che raddoppiate. Dunque, se lo accusano di ogni possibile reato, se lo dichiarano malvagio e inumano, non fanno che aumentare i suoi consensi. Sopra l’aureola del salvatore della Patria gliene mettono una seconda: quella di vittima dei falsi buonisti e dei benefattori a spese altrui. 
Pure chi non è d’accordo con la politica di Salvini deve ammettere che questo non è il miglior modo per contrastarla. Oggi come oggi, dichiararsi favorevoli all’immigrazione incontrollata e alluvionale corrisponde a spararsi sui piedi, e che la sinistra continui a farlo è un’occasione di mestizia. Gli ex comunisti non hanno rinunziato al vecchio pregiudizio di avere il diritto di insegnare a tutti che cosa è giusto e che cosa è sbagliato. E il partito “docente” non cambia politica nemmeno se l’intero popolo la pensa in un altro modo,. Come diceva Lenin: “E se la realtà ci dà torto, tanto peggio per la realtà”. Solo che Lenin poteva dirlo perché era un dittatore, mentre Zingaretti non può ordinare agli italiani come votare. 
Per l’Italia il governo in carica è una disgrazia.  Dunque sostenerlo, come fa la Sea Eye, è delittuoso. Ed è delittuosa anche la politica del Pd. Questo partito è già in gravi difficoltà e si associa ad una causa che, non importa se giusta o sbagliata, è invisa alla massa. Dunque allontana ulteriormente il momento in cui avremo un’opposizione credibile.
La politica non è una religione le cui verità rivelate vanno imposte al popolo. È questo l’errore commesso dai sovietici, talmente convinti della giustezza delle teorie di Marx da averle inflitte alla Russia, e poi all’intera Europa Orientale, per decenni. Al prezzo di infinite tragedie. In molti speravamo di essere guariti da questi fanatismi, ma a quanto pare sono ancora possibili ricadute. 
La politica è l’arte del possibile e deve trarre insegnamento dalla realtà: invece noi seguiamo ciecamente vecchi dogmi. L’intera Europa è malata e i rimedi che si propongono sono quelle stesse ricette di sinistra che l’hanno fatta ammalare. La Francia e l’Italia – che per molti decenni hanno avuto i due più grandi partiti comunisti del mondo libero - hanno statalizzato almeno metà dell’economia ed hanno cercato di farla prosperare con spese assistenziali e investimenti pubblici in deficit. Così oggi hanno ambedue un debito pubblico che rischia di farle fallire. E qual è la ricetta univesalmente proposta? Gli investimenti pubblici in deficit. In queste condizioni qualunque futuro guaio non sarà immeritato. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
6 aprile 2019 

Pubblicato il 9/4/2019 alle 17.54 nella rubrica Diario.

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