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PSICHIATRIA E ANTISEMITISMO

Definire la malattia mentale va al di là della mia competenza. E poiché una volta un mio amico psichiatra definì l’intelligenza “ciò che si misura col “Quoziente d’Intelligenza”, potrei cavarmela definendo la malattia mentale “ciò che curano gli psichiatri”. 
In questo campo ho l’impressione che, a forza di sottigliezze, a volte ci allontaniamo dal buon senso. Pensiamo al problema della conoscenza. È vero, i nostri sensi ci ingannano, ma da questo a dire che è impossibile conoscere la realtà, che forse la realtà nemmeno esiste (idealismo, solipsismo) ce ne corre. La conoscenza è ciò che ci consente, passeggiando, di non sbattere contro un palo in mezzo al marciapiede. Per questo ho sempre ammirato Bertrand Russel che scrisse più o meno: “Se in normali condizioni di visibilità vedo un gatto a tre metri da me, penso che lì ci sia effettivamente un micio, “capace di gioie e dolori felini”. 
Né le cose vanno diversamente per le razze. È vero, andando dal 
Senegal verso nord non è che tutti, improvvisamente, da che erano negri, divengano bianchi e biondi. Ci sono tutte le sfumature intermedie. Ma ciò non impedisce che tra un senegalese e un norvegese sia lecito dire che il primo è nero e il secondo è bianco. 
Qui basterà considerare la malattia mentale di tipo paranoide una grave distorsione dalla percezione della realtà, intorno ad un’idea che prevale su tutte le altre. Un esempio è la convinzione che i mezzi di informazione cerchino, tutti, di ingannarci. Chi ne è sicuro su ogni fatto reputa vera la versione più fantastica e suggestiva, anche se niente la dimostra, piuttosto che la piatta ed evidente realtà. Lo sbarco sulla Luna è uno spot girato a Hollywood. Il bombardamento di Pearl Harbour fu voluto da F.D.Roosevelt per costringere gli Stati Uniti ad entrare in guerra. I vaccini, "benché provochino l’autismo nei bambini”, sono raccomandati dai medici  e dai media per favorire l’arricchimento delle case farmaceutiche. I negri sono talmente inferiori a noi che, addirittura, puzzano. Infatti esiste “la puzza di negro” e fa schifo.
 Ci sono persone che così arrivano ad una ricostruzione fantastica del mondo. E queste manie saranno innocenti ma certo non sono utili per orientarsi. Chi si crede furbo perché ha il coraggio di essere compiutamente cinico, e di riportare tutta la storia agli interessi finanziari, non capirù molto della storia . Una volta chiesero a De Gaulle come mai un uomo della sua esperienza desse ancora importanza agli ideali e Generale rispose: “Amico mio, gli ideali contribuiscono a fare la storia. E lei troverebbe realistico non occuparsene?” 
Il paranoide non si accorge che il monfo è mosso da una tale miriade di cause e di personaggi, che proprio per questo risulta imprevedibile. Il denaro è importante ma, come ha detto Voltaire, “Non è vero che tutti gli uomini sono mossi dall’interesse. Se così fosse ci sarebbe modo di mettersi d’accordo con loro”. L’economista Carlo Cipolla ha definito cretino “colui che danneggia gli altri danneggiando anche sé stesso”. E mancano forse i cretini, fra gli statisti?
Una forma deviata di mentalità deriva dalla religione. Molti decenni fa il più noto predicatore e teologo della mia città annunciò una conferenza su: “Cristo centro della storia”. Ed ascoltandolo mi chiedevo: “Come può una persona intelligente, che pure ha studiato, sostenere una cosa del genere?” Finché fu vivo, Gesù non fu notato da nessuno (Giuseppe Flavio neppure lo cita). Il Cristianesimo cominciò ad essere importante secoli dopo la sua morte e la mentalità europea è più figlia di Atene e di Roma che di Gerusalemme. Ma del resto non è andata meglio a Karl Marx che ha compresso la storia al sistema di produzione della ricchezza. 
Altro esempio di paralogismo, per non parlare di demenza, il “principio di precauzione” per cui bisognerebbe astenersi da qualunque attività che “potrebbe” essere pericolosa. Di questo passo bisognerebbe astenersi dal vivere, perché chi vive rischia di morire. Solo i morti applicano correttamente quel principio. E poi quelli che parlano del principio di precauzione vanno in automobile, benché sia una delle cose più stupide e pericolose che possa fare una persona prudente. 
E tuttavia è inutile tentare di lottare contro tutte queste sciocchezze. Se qualcuno crede alle scie chimiche, agli alieni, all'omeopatia, meglio non discutere. Se è convinto che che la Cia domini il mondo, bisogna dirgli: “Ah sì, pesa molto”. E se quello insiste: “Molto? Totalmente”, bisogna cercare di cambiare argomento. 
Certe idee, come l'antisemitismo,  resistono ad ogni controdimostrazione. Chi odia gli ebrei ne ha spesso un’idea mitologica. Della loro natura, per cominciare. Secondo i nazisti erano Untermenschen, sottouomini, forse un incrocio tra l'animale e l’uomo. Come Marx, Freud, Einstein, del resto. Si è parlato di razza ebraica, mentre nessuno, guardando in faccia un essere umano, potrebbe dirvi se è ebreo o no. Infine gli antisemiti sono convinti che gli ebrei dominano il mondo, dimenticando che questa “razza di  dominatori” è stata perseguitata in tutta l’Europa, per secoli. 
L’odio dell’ebreo si fonda soltanto sul pregiudizio, ma non per questo si riesce a contrastarlo. Qualunque argomentazione, per quanto balorda, per l’antisemita è sempre giusta, se va contro gli ebrei;  e non vale nulla, per quanto sia logica e razionale, se dimostra che l’antisemitismo è privo di fondamento.
Mi scrive un amico americano. “Ho provato diverse volte a ragionare con gli antisemiti e ho riscontrato in loro un'incredibile irrazionalità. Per esempio, sostengono che gli ebrei controllano i media. E quando gli ho fatto notare che i media spesso sono prevenuti contro lo stato d'Israele, la risposta è stata: "Ma certo. Gli ebrei sono furbi. Così ingannano il mondo nascondendo il loro potere". 
Questo modo di ragionare fa il paio con quello di chi sosteneva che fu Roosevelt a provocare la tragedia di Pear Harbour o di chi pensa che l'attentato alle Torri Gemelle è stato organizzato dai servizi segreti americani. Ma già, gli antisemiti battono tutti, negando la storicità della Shoah. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
4 febbraio 2019 

Pubblicato il 4/2/2019 alle 15.20 nella rubrica Diario.

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