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IL CONTRODECRETO

Piero Angela non è solo un anziano giornalista, è anche un apostolo della scienza. Nel 1989, insieme ad altri, fondò il “Cicap”, Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, con l’intento di smascherare tutte le leggende parascientifiche che ammorbano l’aria della conoscenza. Ricordo che sfidò un rabdomante, in televisione, a trovare dei tubi dell’acqua interrati a pochi decimetri dalla superficie, dimostrando che non ne era capace. Mise in palio una grande somma di denaro per chiunque fosse riuscito a dimostrare scientificamente una capacità parapsicologica e non fu mai costretto a sborsare un centesimo. Insomma è un grande benemerito della verità.
Nel mio piccolo, anch’io ho vissuto un’esperienza simile. Una signora si dedicava (senza fini di lucro) a guarire il prossimo e si vantò con me di essere riuscita a far sparire a un signore dei calcoli renali, prima accertati con radiografie. Invece di manifestarle il mio scetticismo, finsi il più grande e sincero entusiasmo, sostenendo che questa sì era un’eccellente occasione per dimostrare sia i suoi straordinari poteri di pranoterapeuta, sia per aprire una via alternativa alla cura di certe malattie. Perché non organizzava una seconda guarigione dello stesso genere, in una sala operatoria d’ospedale, con tutti i controlli scientifici possibili? Sarebbe stata la gloria per lei e un grande progresso per l’umanità. Che strano, disse di no. 
Per opporre la scienza alle fantasie dei ciarlatani, Angela ricorreva anche ad un grande mago, James Randi. Infatti, se ci fidassimo soltanto dei nostri sensi, un bravo illusionista potrebbe metterci di fronte a prodigi inverosimili, senza che sappiamo che cosa opporre. Invece un mago competente in questo genere di trucchi può dimostrare che non si sono affatto violate le leggi della scienza. Se qualcuno realizza un esperimento di levitazione, devo essere comunque certo che c’è un trucco. Se invece ho dei dubbi, è segno che non credo alla legge di gravità.
A tutto questo ho pensato stamani, nel momento in cui tutti i giornali sono pieni del contenuto del famoso “Decretone”. Quello con cui l’attuale governo conta di realizzare il “Reddito di cittadinanza” (che di fatto è soltanto un sussidio alla povertà) e la riforma della “Fornero” (che farà dire a molti: “No, grazie, stavo meglio quando stavo peggio”). Non ho letto una riga, di quel testo, e non conto di farlo. E qualcuno potrebbe obiettare: “E allora come mai ti credi autorizzato a parlarne?”
La risposta è contenuta nella lunga premessa. Per me, tutta la “filosofia” dell’attuale governo è in netto contrasto con la realtà: dunque non ho bisogno di esaminare il singolo fenomeno di levitazione perché, se un oggetto levita, c’è il trucco.  Nessun bisogno di ulteriore indagine. Non avrei creduto che sarebbero stati in grado di realizzare i loro progetti quando contavano di sforare col 2,4% di deficit, figurarsi col 2%.
Ecco alcuni dei miei articoli di fede, in totale contrasto con quelli del governo. Il problema non è la distribuzione della ricchezza ma la creazione della ricchezza. La ricchezza si crea col lavoro e con nessun altro mezzo. La soluzione non è il sussidio ai disoccupati, ma la facilità di trovare lavoro. Il lavoro si crea tanto più facilmente quanto più facilmente ci guadagna il datore di lavoro. Dev’essere facile licenziare affinché sia facile assumere: fra l’altro perché chi licenzia o non aveva bisogno di quel lavoratore (e allora perché mantenerlo?) o ne aveva bisogno e dunque assumerà un altro. La creazione di debiti è sempre un delitto. La creazione di debiti che altri dovranno pagare (per esempio i giovani d’oggi) è più che un delitto: è un crimine. Ogni volta che si affidano allo Stato compiti complicati, si potrà star sicuri che li assolverà male e a costi esorbitanti. Ecco perché i controlli a proposito del reddito di cittadinanza mi fanno ridere. 
Per concludere: tutte le opposizioni condannano il Decretone perché spende per fini assistenziali denaro pubblico che non abbiamo, mentre avrebbe dovuto spenderlo in investimenti per rilanciare l’occupazione. Anche questo principio è contrario alla mia filosofia. Il meglio che potrebbe fare lo Stato sarebbe non spendere un euro più dell’assoluto necessario. Avendo qualche disponibilità, dovrebbe abbassare le tasse sulla produzione e non continuare – come fa da decenni - a sottrarre una troppo grande parte di ricchezza a chi l’ha prodotta per darla a chi non l’ha prodotta. 
Mi sbaglio? Ma, a giudicare da come va l’Italia da mezzo secolo, chi può essere sicuro che io abbia torto?
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
18 gennaio 2019 

Pubblicato il 18/1/2019 alle 16.24 nella rubrica Diario.

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