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IL RAZZISMO È UN PREGIUDIZIO FRA GLI ALTRI

Il razzismo è condannato da tutti, e con ragione. Qualcuno sostiene addirittura che le razze non esistano, magari facendo notare che non si passa con un salto dal bianco di un norvegesee al nero di un senegalese. Ma certo rimane vero che la differenza fisica fra il norvegese e il senegalese non può essere ignorata.
L’errore si manifesta nel momento in cui vogliamo dedurre qualcosa dal colore della pelle. Se diciamo che tutti i norvegesi sono onesti e tutti i senegalesi non lo sono, spariamo una baggianata colossale. L’errore del razzismo non consiste nell’ammettere che le razze esistano, ma nel fondare sulle razze dei pregiudizi che si rivelano soltanto dei pregiudizi, e come tali da rigettare.
Ma, attenzione, proprio perché riportiamo il razzismo a un pregiudizio, dobbiamo dedurne che, quando non si tratta di un pre-giudizio, ma di un giudizio, dobbiamo accettarne la verità, anche se essa ci dispiace. Se per pregiudizio ritenessimo uguali il gruppo A e il gruppo B, e poi dovessimo constatare che invece sono diversi, dovremmo riconoscere che sono diversi.
Facciamo ora un’ipotesi assurda: che tutti i norvegesi siano onesti e tutti gli svedesi siano disonesti. Se il fatto fosse quello, non bisognerebbe negarlo. Però rimarrebbe vero che se uno svedese di un anno è allevato da una famiglia norvegese, e vive per sempre in Norvegia, crescendo sarà onesto come tutti gli altri norvegesi. Perché di fatto è anche lui un norvegese.
Ma tutto ciò vale anche per il senegalese. Questi è nero come l’ala di un corvo e tuttavia, se in tutta la sua vita sarà vissuto come un norvegese, sarà norvegese di lingua, di costumi, di mentalità. Insomma sarà indistinguibile dagli altri norvegesi, salvo che per il colore della pelle. E saranno caso mai in torto gli altri norvegesi, se lo considerano diverso da loro. Senza dire che, coloro che avessero a che fare con lui, presto dimenticherebbero il colore della sua pelle e lo valuterebbero per quello che è.
Ciò che può fare – e fa – differenza fra i gruppi umani non è il colore della pelle, è la loro civiltà, la loro mentalità, il loro imprinting, la loro nazionalità, o comunque si voglia chiamare quell’insieme di condizioni che fanno sì che un tizio si senta e sia francese, saudita, senegalese, giapponese o messicano. E poiché non raramente, anzi, pressoché costantemente, questo insieme di condizioni che per brevità da ora chiameremo imprinting, generalmente condiziona gli appartenenti ai vari gruppi, sarà inutile negare che fra loro esisteranno differenze. E il razzismo non c’entra per nulla. 
Un primo tentativo di dimostrazione possiamo effettuarlo senza uscire dai confini del Paese che conosciamo meglio, l’Italia. Naturalmente sperando che nessuno si offenda. I veneti hanno capacità imprenditoriale. La frequenza delle piccole imprese industriali di quella regione è largamente superiore alla media nazionale. Mentre le capacità imprenditoriali dei siciliani, nell’industria, sono inferiori alla media nazionale. Serve negare questo fatto? L’unica cosa che si può tentare è dare una spiegazione del fenomeno. A costo di sbagliare.
Il Veneto, per secoli, è stato meglio governato della Sicilia. Per conseguenza la socialità dei veneti è più armonica di quella dei siciliani. Essi si sono abituati all’idea che si può lavorare tutti insieme, onestamente e lealmente, in modo da  guadagnarsi da vivere. Per i siciliani le cose sono andate diversamente. Intenti nei secoli a sopravvivere, cioè a non morire di fame, mentre il governo li trascurava e magari li sfruttava, hanno sviluppato una mentalità ferina. In quella regione per secoli ha imperato il bellum omnium contra omnes, la guerra di tutti contro tutti. Nessuno si fida di nessuno, e ognuno tradisce gli altri senza scrupoli, proprio perché si aspetta che tutti lo tradiscano. Al punto che crede, ciò facendo, di batterli sul tempo. Ma con una simile mentalità diviene difficile costituire una impresa in cui tutti operino per il bene comune. Se qualcuno ci prova, non è improbabile che scopra presto che il socio ha cercato di fregarlo. Tutto ciò non incoraggia certo l’associazionismo. 
La conclusione è amara: io, da siciliano, non farei società con un altro siciliano, mentre la farei con un veneto. E non mi stupirei se un veneto si rifiutasse di farla con me, perché sono siciliano. Il suo non sarebbe razzismo, sarebbe conoscenza della diversità delle due società. Ed io dovrei prendermela con i siciliani, se proprio dovessi prendermela con qualcuno. 
Un mio amico vive ed opera in Africa da 33 anni e recentemente mi ha scritto questa mail, che riporto con insignificanti modificazioni:
Caro Gianni, 
sono piuttosto amareggiato per qualcosa che e' successo ultimamente nella mia azienda. In breve, io e i miei partners ci siamo accorti che siamo stati derubati, per anni, dalla stragrande maggioranza dei nostri impiegati neri. Per anni, nonostante ricevessero stipendi uguali a quelli dei loro colleghi bianchi, una trentina di neri ci ha sistematicamente sottratto materiali e utensili, acciaio, rame, eccetera. Ne abbiamo le prove per averli colti in flagrante, e poi hanno confessato di averlo fatto ripetutamente, e ne abbiamo avuto conferma addirittura dai ricettatori.
     E pensare che io sono sempre stato quello che li ha difesi davanti ai miei colleghi imprenditori, che li ha protetti, giustificati, perdonati per eventuali mancanze. Ho purtroppo capito che l'amicizia, il rispetto, la fiducia, con questa gente sono impossibili. Appena ne hanno l'occasione, ti colpiscono alle spalle. E basta vedere in che stato hanno ridotto questo paese, un tempo ricco e fiorente. 
     Guardando in giro, non esiste un paese africano che sia migliorato dopo la cacciata dei colonialisti. Dove le elezioni siano libere e oneste, dove la corruzione non sia rampante. Guardi ad esempio alla Liberia. Non ha mai conosciuto il colonialismo, ed e' sempre stata aiutata finanziariamente dagli USA. Possiede petrolio, terreno fertilissimo, oro affiorante, eppure e' uno dei paesi piu' poveri al mondo, con pochi ricchi che si spartiscono le ricchezze nazionali e sostengono il presidente.
     Questa e' l'Africa purtroppo.
     Mi scusi per la lunga lettera, e Le auguro Buon Natale
     Mi scusi per la lunga lettera? È difficile scusarla soltanto per il dispiacere che mi ha dato, confermandomi quanto può essere amara, a volte, la realtà. Soprattutto per chi quell’amarezza non l’ha affatto meritata.
Forse i neri di quella ragione hanno sviluppato una mentalità come quella sopra adombrata per i siciliani, per i quali è pressoché normale che tutti cerchino di imbrogliare tutti. Potrebbero inoltre essere stati sottoposti ad un indottrinamento devastante, nel senso che gli hanno insegnato che i bianchi hanno sempre sfruttato i neri e, anche quando essi sembrano di avere conseguito una condizione di parità, ciò significa soltanto che i bianchi hanno trovato un modo più sottile di derubarli.  O qualcosa del genere. Se così fosse, mentre forse dovremmo pressoché assolvere quei dipendenti disonesti (perché condizionati dal loro imprinting) dovremmo giudicare severamente il loro intero gruppo sociale. Perché certamente inferiore a quello dei veneti del mio esempio.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
25 dicembre 2018 

Pubblicato il 25/12/2018 alle 14.17 nella rubrica Diario.

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