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CURIOSITA' INUTILE

La curiosità è una delle caratteristiche dell’intelligenza. Infatti fra gli animali più curiosi ci sono i gatti e le scimmie. E più di tutti è curioso l’uomo. Se non lo fosse non avrebbe realizzato tanti progressi, fatto tante scoperte e inventato tante cose. La curiosità è una qualità positiva: ma non ogni tipo di curiosità. 
Quando Eratostene desidera sapere quant’è grande la Terra, e con uno dei più grandi lampi d’intelligenza di cui abbia dato prova l’umanità, determina le dimensioni del pianeta semplicemente studiando l’ombra di un bastone in due luoghi diversi dell’Egitto nello stesso giorno dell’anno, abbiamo assolutamente la più alta forma di curiosità. Viceversa, nel caso della comare che insiste per sapere come mai la signora del quarto piano non si vede in giro da una settimana, abbiamo la curiosità di più basso livello. Dal dato che ricerca, infatti, non ricaverà nulla. Che differenza fa sapere se quella donna è andata a trovare sua figlia a Firenze, oppure che è a letto con l’influenza, o perfino se è andata a passare una settimana col suo amante? In ogni caso, sono soltanto affari suoi. 
A volte la curiosità, pur restando insulsa, cerca alibi, per esempio la scienza. Tutti sapevamo che la Luna ci mostra sempre la stessa faccia, ed era ovvio che, sull’altro lato, ci fosse l’altra faccia. Ma a che poteva servirci averne una fotografia? La Luna non ha un’atmosfera e dunque la faccia B non poteva che essere più o meno uguale alla faccia A. E così è stato. Infatti a quella fotografia abbiamo dato un’occhiata distratta e nessuno ci ha più pensato. 
 Né più giustificato è l’interesse per la cronaca nera. Se non sapessimo che gli uomini, diversamente da altre specie, indulgono alla violenza intraspecifica, varrebbe la pena di interessarsi di omicidi e ferimenti, perché sarebbero eccezionali, e dunque “notizia”. Ma la nostra violenza intraspecifica esiste da sempre,  dai tempi di Caino e Abele, e dunque prendere nota delle differenze e studiare le personalità dei diversi criminali, ha un senso soltanto per lo studioso di criminologia. Il singolo delitto è del tutto privo d’interesse. A meno che non si voglia commettere un delitto, non c’è nulla da imparare, da quei testi. Per chi non ha la minima intenzione di torcere un capello al prossimo, le diverse modalità dei delitti riguardano soltanto la polizia e i magistrati. 
Di questo passo, obietterà qualcuno, si azzererà l’intero mondo dei romanzi, delle opere teatrali, del cinema e delle fiction televisive. Se non ci devono importare le vicende dei nostri vicini di casa, i quali almeno esistono, figurarsi quanto dovrebbero importarci le vicende di persone inesistenti. 
L’obiezione è giusta ma soltanto per la fiction di cattiva qualità. Infatti, quando Gustave Flaubert scrive un romanzo come “Madame Bovary”, non ci offre soltanto il piacere di uno stile eccelso, ci presenta anche un vivido quadro dei danni che poteva provocare la letteratura romantica in una persona poco avvertita. 
Flaubert non è all’inizio del réalisme francese solo per la forma dei suoi testi e per il mondo della letteratura, lo è anche come voce di una società che del romanticismo e dei suoi eccessi si era stancata. Lui personalmente aveva una sensibilità romantica (“Madame Bovary, c’est moi”) ma tutto il suo libro è un accorato appello all’equilibrio e ad un eroico buon senso. Madame Bovary, personaggio esemplare, è la vittima dei suoi sogni: fino a perdere la sua vita e lasciare dietro di sé un buon marito, che l’avrebbe perfino perdonata, e una piccola orfana. Flaubert descrive tutto questo così bene che, un secolo e mezzo dopo, ne discutiamo ancora.
Il grande artista non si limita a raccontare una storia, le dà un senso. La tragedia di Otello non è un fatto di cronaca, è una lezione sulla gelosia, proprio come Macbeth lo è sull’ambizione.
Un detto anglosassone insegna che “le dimensioni di un uomo sono misurate dalle dimensioni di ciò che lo fa arrabbiare” o ancora meglio, secondo un’altra versione, “dalle dimensioni dei problemi che lo angustiano”. Nello stesso modo si potrebbe dire che il valore di un uomo può essere misurato dal valore delle sue curiosità. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
14 dicembre 2018 

Pubblicato il 20/12/2018 alle 9.38 nella rubrica Diario.

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