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IL RISCHIO DEI DOGMI

C’è da chiedersi come mai i governi di sinistra non si siano accorti del fatto che gli italiani ne avessero abbastanza dell’immigrazione incontrollata e alluvionale. E c’è da chiedersi come mai Salvini abbia avuto tanto successo, presso gli italiani, soltanto per essere riuscito a dire un risoluto “no” all’immigrazione fuori controllo. 
I due fatti sono collegati. Quando gli italiani erano scontenti dell’immigrazione, il governo e l’intera ufficialità erano a favore. Anche se manifestavano delle perplessità, lla maggior parte dei giornali, i credenti e molti benpensanti rispondevano che non si poteva far nulla per contrastarla. Non potevamo non salvare i naufraghi; dovevamo obbedire alla legge del mare; era impossibile ottenere la collaborazione dei libici; non avevamo la possibilità di chiudere i porti alle navi che avevano soccorso i naufraghi. Mille motivazioni che si concludevano con un dogma: quello dell’assoluta imparabilità del fenomeno e dell’imperdonabile immoralità di chiunque la pensasse diversamente. 
E nel frattempo, qual era la risposta della gente? Non c’era modo di leggerla sui giornali, e neppure sentirla in televisione, perché i media non se la sentivano di opporsi alla corale ufficialità. In realtà l’opinione privata della maggioranza dei sessanti milioni di italiani era di tutt’altra natura. Nel chiuso della sua casa, con gli occhi sullo schermo televisivo, il cittadino ringhivava basso: “Io li lascerei affogare. Sono loro che si mettono in mare su gusci di noce che non galleggiano, oppure su gommoni che certo non sono fatti per navigare in alto mare. E perché la fanno? Perché contano di essere ricercati e “salvati” da noi fessi. Da navi che lì incrociano apposta, vicino alle coste libiche. Navi di idealisti che portano quei disgraziati da noi, e ce li lasciano perché ce ne occupiamo  a nostre spese, mentre loro ripartono per un’altra azione eroica. E dire che basterebbe non collaborare con questo commercio di esseri umani. Basterebbe dire di no. Fra l’altro, se sapessero che noi non li accogliamo, non partirebbero, e se non partissero non affogherebbero. Quanto alle navi, se proprio vogliono favoriee l’emigrazione dall’Africa, che portino quegli infelici nei loro porti di partenza, in Spagna, in Francia, o perfino in Olanda. Dove che sia. Che facciano il servizio completo”. 
Ma nessuno dava ascolto. Il tizio con la bocca piena, quello che borbottava da solo perché sua moglie era stanca di sentirgli ripetere le stesse cose, pensava di essere isolato. Forse era veramente che era senza cuore, come dicevano quelli con la cravatta. Forse non conosceva questa famosa legge del mare, anche se quelli non gli parevano naufraghi ma  naviganti temerari, avviati ad un breve appuntamento a qualche miglio dalla costa. Quello che non sapeva il cittadino isolato, come forse non lo sapevano nella sede centrale del Pd, era che nello stesso momento milioni di altri italiani, dinanzi ad altri piccoli televisori da cucina, pensavano e dicevano le stesse cose. 
Ecco il miracolo che ha fatto Salvini: ha gridato che il re è nudo. Ha detto a milioni e milioni di cittadini che non erano né pazzi né immorali. Che pazzi erano quelli che per viltà perdevano una guerra senza nemmeno combatterla. E in quattro e quattr’otto ha dimostrato che quell’immigrazione era tutt’altro che irresistibile. Fermarla non era né impossibile né illecito.
 Così ha sfidato le anime belle ed ha ascoltato la voce del popolo, raccogliendone l’applauso e il sostegno. Da qui il suo pressoché impensabile successo. 
Queste considerazioni hanno conseguenze che vanno più lontano del previsto. Un dogma che si rivela infondato non affossa soltanto una data credenza ma fa crollare l’intero sistema dei dogmi. Lo sbriciolarsi di una verità che era stata detta indiscutibile mina la credibilità di chi l’aveva imposta ed anche degli altri dogmi. Perfino di quelli derivanti dalla scienza o dal buon senso, come la necessità dei vaccini e il dovere di tenere conto delle disponibilità economiche. 
L’attuale crisi dei valori scardina i criteri di verosimiglianza e fa credere fattibili cose che in realtà rimangono impossibili. Chissà quanta gente, dopo che Salvini ha “risolto” il problema dell’immigrazione, ha preso sul serio la sua promessa della tassa piatta: “Chi ha fatto un primo miracolo potrebbe benissimo farne un secondo, no? Forse è solo questione di volontà”.
La vicenda dell’attuale governo è interessante anche per questo verso. Se, per un impensabile miracolo, il governo gialloverde dovesse avere un grande successo, rilanciando l’economia, eliminando o quasi la disoccupazione e perfino riducendo il debito pubblico, forse assisteremmo all’esplosione di un volontarismo vagamente dannunziano in versione plebea, in cui potrebbe affermarsi uno slogan del tipo: “Vogliamo l’impossibile e lo vogliamo subito”. Ma questo è soltanto un sogno. Se invece le cose dovessero andare come è probabile che vadano, per un lungo tempo gli attuali giovani sarebbero vaccinati contro il populismo. 
Per un lungo tempo ma non per sempre. Poi la stupidità umana, dimenticando il passato, riprenderebbe il sopravvento e si ripartirebbe per un altro giro. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
13 dicembre 2018

Pubblicato il 15/12/2018 alle 10.58 nella rubrica Diario.

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