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LA COSTITUZIONE NON È IL CORANO

La Costituzione è la legge fondamentale dello Stato. Essa contiene, oltre a norme riguardanti il concreto funzionamento delle istituzioni (per esempio la durata della legislatura) dei principi generali riguardanti la libertà dei cittadini, l’etica, la vita sociale  e l’economia. Fra l’altro, in Italia, esiste un apposito organo, la Corte Costituzionale, incaricato di cassare quelle leggi che, benché votate nei due rami del Parlamento, esso dovesse riconoscere in contrasto con la Carta.
Nella vita quotidiana, tuttavia, la Costituzione svolge un’ulteriore funzione: quella di “arma ultimativa” nelle discussioni politiche. Molti credono di poter prevalere nella contesa semplicemente affermando che la tesi dell’altro è in contrasto con la legge fondamentale. Questa accusa sembra essere la peggiore possibile, qualcosa di analogo all’esclamazione medievale: “Anathema sit!” E tuttavia è fuori fuoco.
La non conformità di una tesi con la Costituzione non è prova sufficiente della sua erroneità. Se così fosse, la Costituzione sarebbe stata dettata direttamente da Dio. E questa è una stupidaggine. Non soltanto, come qualunque opera umana, quel testo può contenere errori; non soltanto può essere superato a causa del passaggio del tempo (la nostra Costituzione è stata scritta nel 1947) ma soprattutto la stessa Carta ha previsto la propria migliorabilità, indicando il modo in cui può essere cambiata (art.138). 
Alla stoccata che si vorrebbe finale - “Ciò che tu sostieni è anticostituzionale!” - sarebbe dunque lecito rispondere: “E allora? Ciò significherebbe soltanto che bisognerebbe cambiare la Costituzione”. Naturalmente l’altro potrebbe rispondere che ciò richiede tempo e concordia, ed è vero: ma l’argomentazione riguarda il funzionamento delle istituzioni, non la validità o l’invalidità della tesi che si discute.
Fra l’altro la Costituzione sarebbe autorevole se non contenesse errori e addirittura palesi assurdità. In che altro modo si può giudicare l’art.11, quando afferma che l’Italia- “ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”? A parte l’enfatico verbo “ripudiare”, qual è l’ultimo mezzo per risolvere le controversie internazionali, quando gli Stati non si mettono d’accordo? L’alternativa alla forza è il diritto, ma questo all’interno di uno Stato che funziona. Nella realtà internazionale, se l’Ucraina si presentasse dinanzi ad un giudice per denunciare che la Federazione Russa le ha scippato la Crimea, e un giudice le desse ragione, poi che se ne farebbe, Kiev, di quella ragione? Quando non dispone della forza per imporre i suoi dettati, il diritto  è un flatus vocis. Ripudiare la guerra è come ripudiare la pioggia o i terremoti. 
Rimane da spiegare il fascino che quel testo esercita su tante menti, tanto da essere stato innalzato da quelle meno acute al livello di feticcio.   Per cominciare va notato che il fenomeno non è unico. Il mondo occidentale è stato bloccato per due millenni dalla stima per Aristotele. Questi è stato una delle più grandi intelligenze che abbia prodotto la specie umana, ma non per questo era infallibile. Soprattutto in materia di scienza e in particolare di fisica. E tuttavia anche in questo campo, per molto tempo, la sua opinione è stata ritenuta indiscutibile. Invece di dimostrare personalmente la propria tesi, molti ricorrevano alla citazione: “Ipse dixit”, l’ha detto lo stesso Aristotele. Il “principio d’autorità” (usato anche da S.Tommaso nella Summa Theologica) è uno strumento che evita ogni fatica, ed umilia l’interlocutore, quasi gli chiedesse, irridendolo: “Chi sei, tu, per osare pensarla diversamente?” E per questo si tende ad usarlo ancora oggi, con la Costituzione.
I libri sacri non esistono e, se esistessero, sarebbero di fatto il testo sacro di una data società in un dato momento storico. È per questo che il Corano è un tale handicap, per la vita delle società islamiche, perché è in ritardo di  quattordici secoli sul presente. Anche nella nostra società non si sa quanto sia valido il concetto di famiglia se applicato all’unione di due omosessuali maschi o femmine, ma una cosa è certa: se la società l’accetta e lo trova normale, la Costituzione, non la società, dovrà adattarsi a questo sviluppo. E soprattutto sarebbe bello se la Carta si facesse gli affari suoi, occupandosi del funzionamento delle istituzioni, piuttosto che costituire una sorta di catechismo etico.
La nostra non è una società su base religiosa. E ciò vale anche per ciò che riguarda la guerra. È inutile ripudiarla tanto quanto sarebbe inutile stabilire che “lo Stato deve avere forze armate in grado di difendere adeguatamente la nazione”. Perché se poi lo Stato non spendesse adeguatamente per avere quell’esercito e quell’aviazione, chi potrebbe costringerlo? O la nazione sente quel dovere o non lo sente. E comunque, se si commette un errore in questo campo, ci pensa la storia ad infliggere la giusta punizione. Nel 1947, che tipo di errore potesse costituire la guerra, dopo l’azzardo   di Mussolini, gli italiani lo sapevano bene, per amarissima esperienza. 
Troppi sono convinti di modificare la realtà scrivendo parole nei libri sacri, nelle costituzioni e nelle leggi.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
23 novembre 2018

Pubblicato il 23/11/2018 alle 10.28 nella rubrica Diario.

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