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STUFARE

L’uomo è un tale sognatore, da non dare retta neppure all’esperienza. Una donna molto bella difficilmente resterà zitella, a meno che non rifiuti lei stessa di sposarsi. Ma se è molto bella e non ha la vocazione della zitella, potrà sposarsi quattro o cinque volte, come capita a certe dive di Hollywood. Purtroppo questo è tutt’altro che un successo. La serie di fallimenti matrimoniali dimostra che quella signora come moglie non è certo l’ideale. E tuttavia nulla si può contro la sua bellezza, che alimenta il sogno degli allocchi. Dopo quattro mariti lei troverà ancora il quinto o il sesto.
Una quantità incredibile di persone commette lo stesso errore, benché tale si sia rivelato in passato, e benché tutti ne abbiano sotto il naso qualche esperienza anche recente. E tuttavia ciò  non deve più stupire. Perché, se avviene, come sostenevano i filosofi della Scolastica è segno che poteva avvenire (ab esse ad posse valet illatio). E dunque bisogna dedurne non soltanto che non è assurdo ma è conforme alla natura umana.
Uno di questi errori immortali è la tendenza a non avere il senso della misura. Lasciamo stare per una volta l’aurea regola della Grecia classica, quella della moderazione, e ricordiamo un verbo dell’italiano familiare: “stufare”. Quando gli italiani dicono: “Ha stufato” non intendono dire che la persona criticata ha fatto qualcosa di sbagliato. Intendono dire che ha esagerato, al punto che quella certa attività, che magari da principio era sembrata positiva, insistendo è diventata negativa. Ormai, se un desiderio si ha, è quello di veder sparire il seccatore. 
Che cosa ha fatto Matteo Renzi, nel 2016, che non avesse già fatto nel 2015?  Eppure, se ciò che faceva prima era giusto, perché non lo è più stato nel 2016? E se ciò che ha detto e fatto nel 2016 era sbagliato, come mai la gente non se n’è accorta nel 2015? 
Posto che questa sia la lezione della realtà, com’è che Salvini e Di Maio non si accorgono di correre dei rischi, ricercando una visibilità come quella di Renzi? Quei due imperversano sugli schermi televisivi con una tale frequenza da divenire insopportabili. Perfino chi ha la precauzione di togliere l’audio ogni volta che appaiono, non può sfuggire al fastidio di vedere la faccia di uovo di pasqua mal lavato di Salvini o di becchino maghrebino di Di Maio. Si ha voglia di vederli sparire ma il giorno dopo – macché giorno dopo, mezz’ora dopo – eccoli di nuovo lì, a distillare i loro faraonici e salvifici progetti. Mentre lo spread supera i 320 punti, l’asta dei titoli va male e l’Europa si appresta a spiegarci per filo e per segno che significa “procedura d’infrazione”.
Ovviamente, tutto quanto precede potrebbe essere il frutto del cattivo carattere del sottoscritto. Quello stesso cattivo carattere che, misto al disgusto, in queste settimane mi spinge a star zitto. Nondimeno chi vuol bene a Salvini e Di Maio dovrebbe dargli qualche buon consiglio. Perché, mentre chi ha il disgusto facile sente prima degli altri il sentimento di rigetto, poi quel sentimento diviene di molti, e infine corale. La gente ci mette tempo, a capire, ma poi reagisce spietatamente. .
I leader più longevi non sono del tipo “tonitruante e fiammeggiante”. Hitler sembra un gigante, seppure negativo, della storia, ma anche come gigante negativo della storia non è gran che, se si pensa che è durato in tutto una dozzina d’anni, mentre la signora Merkel, tanto misurata da apparire addirittura spenta, quasi una tranquilla madre di famiglia, è lì sulla scena non si sa più da quanto tempo. Per non parlare di maratoneti della storia come Andreotti o addirittura Ottaviano Augusto che, se non fosse stato mortale, forse sarebbe ancora a capo dell’Impero Romano.
I ragazzacci al potere si stanno comportando come se avessero rubato le chiavi della macchina al padre ed ora, pur senza avere la patente, stessero scorrazzando felici per le strade. È come se volessero fare in un giorno tutte le esperienze possibili, alla guida, quasi sapessero che non avranno una seconda occasione. Senza capire che, più guai combinano, meno possibilità ci saranno di averla, quella seconda occasione. Né basteranno a salvarli le mille promesse che fanno oggi. Perché le promesse di oggi saranno i rinfacci di domani. E non sarà nemmeno autorizzata una revisione del processo.
Ma forse ciò che scrivo è intempestivo. Non essendo ancora compiutamente sostenuto dai fatti, sembra la solita geremiade. “D’accordo”, tanti auguri a Salvini e Di Maio. Se gli andrà bene, vorrà dire che è andata bene anche all’Italia, e non potrò che esserne lieto. Se invece andrà male, riappare Cassandra: “Non dite che non ve l’avevo detto”.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
20 novembre 2018 

Pubblicato il 21/11/2018 alle 8.31 nella rubrica Diario.

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