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CAPIRE QUESTO GOVERNO

Per anni non ho ascoltato Beppe Grillo e per anni non mi sono chiesto che cosa pensassero gli aderenti al suo Movimento, considerandoli tutti indegni della mia attenzione. Poi, quando hanno vinto le elezioni, ho capito che ero io a non essere degno della loro attenzione. E tuttavia questo bagno di umiltà non è stato molto utile. Prima non li ho capiti perché non mi occupavo di loro, poi non li ho capiti benché mi occupassi di loro. 
Soltanto in questi giorni, mentre sfidano apertamente l’Europa e sembrano augurarsi che gli cali sul collo la mannaia della procedura d’infrazione, ho avuto come un lampo, un’illuminazione, quanto meno un’ipotesi di spiegazione: non li ho capiti perché ho usato lo strumento sbagliato. 
Riguardo al concetto di “metodo sbagliato” devo eterna gratitudine a Ernest Renan. I credenti si affannano a dimostrare la storicità dei Vangeli per infine concludere che, essendo quei libri “storici”, sono storici anche i miracoli e dunque Gesù era il figlio di Dio. Il famoso autore della “Vie de Jésus” scrisse invece che i Vangeli non possono essere considerati libri storici proprio perché contengono miracoli, e l’affermazione ebbe nella mia mente l’effetto di una schioppettata. Renan, con la sua affermazione, ha infatti ribaltato brillantemente la questione: il metodo storico esige che ciò che si dà per avvenuto sia effettivamente dimostrato e  verosimile. Io stesso ho avuto occasione di applicare il suo metodo. A proposito della battaglia delle Termopili a un certo punto Erodoto parla anche dell’intervento di un gigante nella fase finale, a difesa dei greci, mentre in tutta la “Guerra del Peloponneso” Tucidide non parla mai di fatti “sovrumani”. E questo distingue i due:  Erodoto è uno storico da leggere con spirito critico e rimanendo sospettosi, Tucidide è il “padre della Storia”, il  maestro imperituro e forse inimitabile.
Non si vuole qui contestare il Cristianesimo: si fa una questione di metodo. I Vangeli sono testi posti a base di una religione e non c’è ragione che siano “storici”. Sono destinati a persone che credono ai miracoli e per ciò stesso usano nei confronti della realtà una mentalità diversa da quella degli scienziati, dei miscredenti e, ovviamente, degli storici. Che essi dunque credano ciò che vogliono, ma non abbiano la pretesa di parlare di storia.
La premessa mi serve per spiegare in che modo ho sbagliato metodo  con  i Cinque Stelle (5S): io non ho tenuto conto del fatto che essi non usano gli stessi parametri e gli stessi valori che uso io, anzi, che usiamo tutti gli altri. Mentre un editorialista potrebbe capire le loro teorie economiche o politologiche, se le avessero, loro non potrebbero nemmeno capire le sue domande. La prima caratteristica dei 5S è infatti una straordinaria, oceanica, illimitata e volontaria ignoranza. Un’ignoranza programmatica di proporzioni così vaste da non lasciare spazio per scrupoli, dubbi, perplessità. È come una religione e si nutre della convinzione che l’ignoranza sia migliore del sapere. 
Per i 5S, quando si tratta di parlare e di agire bisogna fidarsi del cuore. Quando Grillo ha detto che Genova non aveva bisogno della “Gronda” e che il Ponte Morandi sarebbe durato ancora cent’anni non si è certo fondato sulla perizia di un ingegnere. Per lui e per i suoi seguaci bisogna dar retta a ciò che si è vagamente intuito, a ciò che si è desiderato, a ciò su cui si è stati d’accordo al bar. Del resto, non è stato Rousseau – quello stesso Rousseau venerato da Gianroberto Casaleggio – a dire che l’uomo che sente è morale mentre “l’homme qui médite est un animal dépravé”, l’uomo che medita è un animale depravato?
Ecco il lampo per comprendere i maggiorenti del partito  delle Cinque Stelle. Ed anche il loro alleato Matteo Salvini. Questi signori non sono soltanto ignoranti, sono anche fierissimi di essere ignoranti. Loro “sentono ciò che è giusto” e per questo possono non ascoltare i moniti della Commissione Europea, della Banca Centrale Europea, del Fondo Monetario Internazionale e di Moody’s, che a momenti dichiara spazzatura i nostri titoli di Stato. Né più importanti sono le preoccupazioni della Banca d’Italia, della Corte dei Conti e dell’Istat. Per non parlare delle associazioni di produttori, delle Borse e di uno spread con i Bund tedeschi che viaggia costantemente sui trecento punti base. E questo si spiega con l’illuminazione che credo di avere avuta: si può essere sordi agli ammonimenti degli specialisti soltanto partendo dal principio che “più sono importanti, più sono competenti, più sono autorevoli, e meno meritano di essere ascoltati”.
A questo punto non rimane che aspettare gli esiti concreti di questo principio. Purtroppo il conto non sarà presentato a loro, ma a noi. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
15 novembre 2018

Pubblicato il 15/11/2018 alle 7.38 nella rubrica Diario.

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