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O ZERO O TRE PUNTI

Molti dicono che attualmente il Movimento 5 Stelle può essere considerato invincibile. I suoi sostenitori sono disposti a perdonargli qualunque gaffe (si pensi alla sopravvivenza di Toninelli) e qualunque contraddizione (si pensi all’Ilva, alla Tap e al condono di Ischia), e i sondaggi dicono che, in caso di crisi, andando a nuove elezioni, quel partito comunque sarebbe abbastanza forte per costituire un governo con la Lega, onusta anch’essa di un successo epocale. E allora, come ipotizzare una caduta  del Movimento 5 Stelle o anche soltanto un suo ridimensionamento?
In realtà ci sono da superare i mesi che ci separano dalle elezioni europee e potremmo vivere qualche tragedia economica, sia per colpa del nostro governo, sia per la congiuntura internazionale. E il popolo potrebbe attribuirne la responsabilità ai partiti che sono al potere. Ma questo argomento non convince tutti. Per i partiti populisti e demagogici, la scusante per il disastro sarebbe per così dire preconfezionata: “Non abbiamo potuto salvare l’Italia perché i poteri forti e soprattutto l’Europa ce l’hanno impedito”. E cadrebbero ancora in piedi. 
Queste argomentazioni sarebbero incontestabili se la materia del contendere fosse soltanto di natura politica, ma nel caso specifico si tratta di soldi, e in questo campo la demagogia non ha più presa. Basti vedere come, nel dicembre del 2016, il popolo ha reagito alla “narrazione” trionfalistica di Renzi. 
Il rapporto col denaro ha qualcosa di particolare. La Rochefoucauld ha scritto una massima immortale: “Tutte le virtù si perdono nell’interesse come tutti i fiumi si perdono nel mare”. E il suo principio non conosce eccezioni, quando si parla di denaro. Degli interessi fa parte il potere, ma non tutti sono interessati al potere. Degli interessi fa parte la vanità, ma non tutti sono vanitosi. Viceversa, se c’è qualcosa cui assolutamente tutti sono sensibili, è il denaro. Certo non tutti commetterebbero scorrettezze per procurarselo, ma tutti sarebbero profondamente irritati se gli venisse sottratto quello che hanno già o credono sia loro diritto avere. In positivo ci sono degli astemi, in negativo tutti siamo come alcoolizzati. Anche a perdere un denaro di cui non abbiamo bisogno, sarebbe bruciante l’umiliazione di non aver saputo difenderlo. 
Ai cittadini si possono raccontare tutte le favole del mondo, e i cittadini possono crederci. Gli italiani hanno potuto credere che l’Italia fosse una potenza imperiale, e che fosse una seria potenza militare, ma durante quegli anni gli italiani avevano la pancia piena. Quando invece la guerra fece assaggiare a tutti la fame, l’unico desiderio fu che finisse e in Sicilia, nell’estate del 1943, gli Alleati furono accolti da folle festanti. Semplicemente perché si diceva che, una volta arrivati, avrebbero distribuito vera farina per fare vero pane, come non se ne vedeva da mesi. Cosa che effettivamente avvenne. Di fronte a questa prospettiva non ci fu fascismo, non ci fu dignità nazionale che potesse competere. 
Sull’intangibilità del successo dei 5 Stelle  la gente si illude. Se nei prossimi mesi la situazione economica dovesse divenire drammatica, non soltanto gli italiani se la prenderanno col governo, ma anche con  chiunque si trovi a passare nelle vicinanze di Palazzo Chigi. La voglia di vendetta sarebbe tanto irragionevole e intrattabile quanto irragionevole è oggi il successo di un Movimento di pericolosi sprovveduti. 
Attualmente tutto questo pare impensabile perché, da marzo, prima ci sono stati tre mesi di attesa del governo, poi altri cinque mesi per le ferie e per prepararsi a governare. Ma la pazienza ha un senso quando c’è la speranza che i risultati arriveranno. Quando invece il debitore ha avuto tutto il tempo per effettuare la sua prestazione, e non l’ha eseguita,  il creditore diviene violento e non sente ragioni. Se non riesce ad ottenerla, vuole almeno vedere punito l’imbroglione. 
A questo punto la conclusione è facile. Se questo governo riesce a dare l’impressione di avere almeno in parte mantenuto le sue promesse (per esempio come ha fatto, a costo zero, Salvini con l’immigrazione)  il conto sarà uno. Se invece, soprattutto al Sud, la gente si sentirà imbrogliata a proposito del reddito di cittadinanza (come appare inevitabile, sia per le complicazioni burocratiche sia per l’entità del contributo a testa) la musica potrà cambiare totalmente. La Lega, per non affondare col M5S, potrebbe riscoprirsi un’anima di centrodestra e rigiocarsi la carta Berlusconi. 
Queste non sono previsioni. Le cose potrebbero anche andare in modo positivo. L’attuale maggioranza potrebbe anche governare fino al 2023, ma tutto dipende dai risultati concreti. Dal sentimento che ne ricaverà la gente. Proprio perché nuovo, proprio perché populista, proprio perché rivoluzionario, il M5S gioca una partita che non prevede il pareggio.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
2 novembre 2018 

Pubblicato il 2/11/2018 alle 12.11 nella rubrica Diario.

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