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SE FOSSI IL SIG.STANDARD, O IL SIG.POOR

Se io fossi un dirigente di Standard and Poor’s domani abbasserei il rating del debito pubblico italiano di un solo gradino, senza arrivare al livello junk bonds (spazzatura). Cioè mi comporterei come Moody’s. Il perché è presto detto. Io so – come sanno tutti – che l’Italia non ripagherà mai il suo debito. So anche che naviga in pessime acque ed economicamente è vicina alla “goccia che farà traboccare il vaso”. In qualunque momento un’ondata di sfiducia, magari soltanto emotiva, potrebbe far fallire questo grande Paese. Dunque so benissimo che l’Italia merita, e già da tempo, il raddoppio del downgrading e la dichiarazione che i suoi titoli di Stato sono spazzatura. Ma non lo direi mai, per le seguenti ragioni.
La prima cosa che fa un uomo impaziente, guardando l’ora, è controllare che l’orologio non sia fermo. In altre parole, di fronte a un fenomeno e al suo indicatore, spesso ce la prendiamo con l’indicatore. E questo mostra quanto sia bugiardo il proverbio secondo il quale “ambasciatore non porta pena”. La porta eccome. Credo sia stato Bernabò Visconti che, scontento della bolla papale che gli infliggeva la scomunica, impose agli ambasciatori pontifici che gliel’avevano portata di mangiare quella pergamena o essere affogati nel fiume. “Mangiare o bere”. 
Nello stesso modo, se domani pomeriggio Standard & Poor’s dichiarasse che i nostri titoli sono spazzatura, e ne derivasse un tremendo terribilio in Borsa con gravissimi pericoli economici per l’Italia, tutti da noi – e in primissimo luogo il governo – darebbero il torto della cosa non alla nostra situazione economica, e all’enormità del debito pubblico, ma a chi descrive la nostra situazione economica ma a chi valuta la rimborsabilità di quel debito. Le lancette dell’orologio e non il tempo che esse soltanto misurano. Come rompere il termometro per difendersi dalla febbre. Ma poiché così ragiona l’umanità, da dirigente della S&P mi direi: “Chi me lo fa fare? Perché diamine devo inguaiare la mia agenzia e lo stesso governo degli Stati Uniti, dicendo la verità, quando posso lasciare che gli interessati procedano da soli e spediti verso l’abisso, come stanno già facendo?”
Forse – ma soltanto forse – nei panni di quel signore mi caverei lo sfizio di contraddire Moody’s su un punto, quando ha parlato di “outlook (prospettive) stabile”. Moody’s forse l’ha fatto per non farsi accusare di ciò che avviene e avverrà in questi giorni, e il governo italiano ne ha tratto quasi vanto: “Vedete, la situazione delle nostre finanze è solida”. E questo mi è sembrato eccessivo. Dunque scriverei: “outlook negativo”. Tanto per farli smettere. Ma grazie al cielo non sono nessuno.
Queste considerazioni su S&P non sono né pessimismo programmatico né filoamericanismo spinto. Sono semplici considerazioni di buonsenso. Soprattutto considerando che in Italia la pulsione al rigetto delle proprie responsabilità, e il tentativo di dare ad altri la colpa dei nostri guai, sembra una pulsione invincibile. 
Se mi sbaglio lo sapremo domani. E se il mio errore fosse nel senso che Standard & Poor’s ci reputa una nazione fra le più affidabili del mondo ne sarei lieto. Come di vincere alla lotteria, soprattutto considerando che non ho comprato il biglietto.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 

Pubblicato il 25/10/2018 alle 9.20 nella rubrica Diario.

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