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ARTISTI AL POTERE

Sui possibili sviluppi dell’attuale braccio di ferro fra l’Italietta e le autorità di Bruxelles ci sono molti articoli di giornale, e tuttavia, considerando la questione nel complesso e da lontano, la si può riassumere in una sola domanda: chi ha ragione?
La risposta non è semplice, perché può essere data usando parametri diversi. Un libro di letteratura francese spiegava la differenza fra classicismo e romanticismo in questo modo brillante: la vacca è utile ma non è bella, dunque è classica; la tigre è bella ma non è utile, dunque è romantica. E quando il nostro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Bruxelles dichiara solennemente che “La manovra è molto bella”(1) usa un canone estetico, romantico, non usa certo un parametro contabile. E su questo piano come si potrebbe dargli torto? Se c’è un campo che dipende interamente dal gusto è quello estetico.
Naturalmente l’intero governo non confessa a sé stesso di stare agendo in base a canoni estetici. Sarebbe come pretendere dall’automobile che si avvii anche se la batteria è scarica, perché è “brutto” che un’automobile venga meno al proprio dovere di autoveicolo. Il governo invece spera che il pil del 2019 e degli anni seguenti aumenti coprendo le perdite; che la buona sorte si volga in nostro favore, promuovendo la ripresa economica; che i mercati ci amino – come Di Maio sostiene facciano già – e dunque non ci attacchino, lasciando invenduti i nostri titoli. Insomma che la strenua volontà di fare uscire l’Italia dall’impasse economica e dalla sudditanza politica con un atto di volontà di realizzi. In fondo, non lo dice anche il proverbio? “Volere è potere”.
A questo punto si comprende che la legge di stabilità di cui si discute – quella che l’Europa ha rigettato, quella che potrebbe condurci alla procedura d’infrazione e seguenti – è soltanto una delle facce di un fenomeno italiano di più ampio raggio e di più ampio momento. È la conseguenza della sfiducia nei competenti. 
I competenti sono quelli che si occupano dei numerini, tanto in Italia quanto in Europa e nel resto del mondo. E sono quelli che reputano la nostra manovra rischiosa, per non dire suicida. Ma quanto vale, il loro parere? Non sono forse gli stessi che hanno sbagliato tante volte? Non sono quelli che prima sono stati i consiglieri dei governi che ci hanno portato all’attuale disastro economico? E allora con quale autorità osano parlare? “Dunque noi proviamo a fare l’inverso di quello che hanno fatto loro, e non possiamo sbagliare. Del resto, peggio non potrebbe andare”.
In questo modo di pensare si notano due errori plateali. Innanzi tutto, peggio potrebbe sempre andare. E non si prosegue per non recitare la parte dell’uccello del malaugurio. Poi non è detto che il contrario di una cosa sbagliata sia necessariamente una cosa giusta. Diversamente, visto che un uomo immerso nel ghiaccio muore, la soluzione giusta sarebbe metterlo in un forno ben caldo. Nell’ambito dei calcoli, ad un calcolo sbagliato si risponde con un calcolo giusto, non rifiutando l’aritmetica. Se al mercato la massaia si accorge di non avere abbastanza denaro per ciò che contava di comprare – e cioè che ha sbagliato a valutare la sua disponibilità economica – dovrà rifare i calcoli, nel senso di rinunciare a comprare alcune cose. La soluzione non è quella di gridare ai negozianti: “Datemi tutto quello che mi serve, perché questa era la mia lista. I soldi che mi chiedete sono numerini”.
Ecco, è questo il nocciolo della questione. L’Italia non crede più alla medicina ufficiale, all’aritmetica, alle previsioni degli esperti e neppure ai costi dello spread aumentato. Pensa che volere è potere, e vuole, vuole, fortissimamente vuole, come avrebbe detto l’Alfieri.
A questo punto le tre settimane concesse dall’Europa, perché il governo italiano corregga lo schema di legge, sono inutili. Soltanto l’esperienza concreta dirà se il governo italiano ha ragione o torto. 
Ma del resto, forse nemmeno di questa esperienza abbiamo bisogno. Perché il governo il suo parere l’ha espresso in questi termini: “Dal momento che tutti ci danno torto, è segno che abbiamo ragione”. Esattamente come potrebbe dire che sostenesse ancora che la Terra è piatta. E inchiniamoci anche dinanzi al coraggio di chi affronta i giganti che roteano le braccia. Anche se quel vigliacco di Sancho Panza reputa che si tratti di mulini a vento. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
24 ottobre 2018 
(1)http://cercanotizie3.mimesi.com/Cercanotizie3/popuparticle?art=403925967_20181024_14004&section=view

Pubblicato il 24/10/2018 alle 10.40 nella rubrica Diario.

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