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RAGIONI DI UN'OSTILITA'

Due volte al giorno gli orologi fermi dicono la verità. Per questo, prima di vedere qual è la fonte, bisogna giudicare la fondatezza in sé di un’affermazione. Una cosa può essere vera perfino se l’ha detta Luigi Di Maio. E infatti si deve ammettere: è vero che, pur se non esiste alcun complotto,  la stragrande maggioranza della stampa italiana è nettamente contraria all’attuale governo.
Secondo il leader del M5S tutto nasce dall’ostilità alla novità e al governo del popolo. L’establishment è preoccupato per i propri interessi e sa che sta perdendo il proprio potere. Spiegazione improbabile. L’Italia è gravemente in crisi da anni e, se un nuovo governo desse l’impressione di rimetterla in carreggiata, non si vede come i media potrebbero dichiararsi scontenti. Soprattutto al livello della collettività degli intellettuali, l’interesse prevarrebbe sul pregiudizio. Si può attribuire all’interpretazione di Di Maio una qualche percentuale di verità, ma non certo tutta la verità. E soprattutto essa non spiegherebbe né l’estensione né l’intensità del fenomeno. Infatti nel rigetto dei progetti di questa maggioranza si nota un incontenibile disprezzo, un acre sarcasmo, quasi un odio viscerale. Tutte cose, che abbisognano di adeguate motivazioni. 
Non basta la diversità dei programmi. Non basta nemmeno il pericolo rappresentato dalla loro realizzazione. Quando Prodi costituì il suo secondo governo – con statisti del calibro di Pecoraro Scanio e del giovane Francesco Caruso – molti temettero veramente il peggio, perché raramente si erano visti tanti idealisti scapigliati e anche un po’ dementi andare al potere. E tuttavia non ci fu l’universale levata di scudi cui assistiamo oggi. Così, la spiegazione dovrebbe essere un’altra. Oggi non assistiamo a un cambio di dirigenza politica. Assistiamo al sovvertimento dei principi fondamentali della nostra società. Come se nel convento fosse arrivato un nuovo abate che vuole imporre l’ateismo come regola del cenobio. Tutto ciò suona apocalittico e va spiegato. 
Per lunghi decenni, nel contrasto fra centrodestra e centrosinistra, si è convenuto su alcuni principi. Per esempio: bisogna evitare che i mercati si allarmino al punto da determinare il default dell’Italia. E infatti, quando nel 2011 questo pericolo è stato percepito, si è dato vita al governo di salute pubblica di Mario Monti, sostenuto sia dalla sinistra sia dalla destra, ognuno ammainando la propria bandiera. Maiora premebant. E invece oggi i ragazzotti al potere sfidano i mercati e la reazione degli investitori, risoluti a proteggere i loro interessi. Sfidano la possibilità che lo spread ci costringa a pagare interessi altissimi e perfino insostenibili. Sfidano la disapprovazione dell’Unione Europea e le sue possibili sanzioni. Non si curano del rischio che la politica dell’Italia possa fare saltare il banco, cioè l’euro e la stessa Unione Europea. E perché si comportano così? Per una ragione forse ancora più allarmante dei rischi economici: la totale sfiducia nelle affermazioni dei competenti e il rifiuto di tutto ciò che fino ad oggi si è ritenuto incontestabile, incluso il fondamento della nostra razionalità. Ecco il paragone con l’abate ateo. In questi giorni di attesa gli italiani vecchio modello aspettano di sapere se per anni – sia partendo da sinistra, sia partendo da destra - ci siamo sbagliati su tutto, o se gli attuali governanti non siano fatalmente destinati a sbattere il muso tanto duramente, da provocare forse una tragedia per l’intera nazione.
Quella cui assistiamo non è una battaglia politica: è lo scontro tra due mentalità incompatibili, di cui soltanto una può sopravvivere. Ecco l’ansia di questi giorni. La posta in gioco è talmente alta che,  pur di veder prevalere la nostra religione della razionalità, siamo ridotti a sperare che la realtà reclami i suoi diritti, quale che ne sia il prezzo. Che le agenzie di rating dicano chiaro e forte che non si può allargare fischiettando un debito pubblico già stratosferico e sul punto di esplodere. Che proclamino ad alta voce che l’Italia non sarà mai in grado di ripagare il suo debito, come del resto non sarà in grado di farlo la maggior parte degli altri Paesi in condizioni simili alle nostre. Il bambino grida che l’impertore è nudo e non si rende conto che anche gli altri lo sapevano, ma stavano tenendo in piedi l’illusione della maestà del sovrano. Nello stesso modo, gli incoscienti che guidano l’Italia forse provocheranno spensieratamente quell’esplosione che tanti pompieri, fino ad ora, erano riusciti ad evitare. 
Ecco la ragione dell’ostilità, ma anche dell’ansia e perfino dell’angoscia.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
17 ottobre 2018

Pubblicato il 17/10/2018 alle 7.52 nella rubrica Diario.

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