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PERCHÉ CI SI OPPONE ALLA MANOVRA DEL GOVERNO

Che ci sia un problema, a proposito delle intenzioni del governo, in materia di politica economica, lo sanno tutti. Da un lato Salvini e Di Maio che vogliono abbassare le tasse e distribuire vantaggi, e dall’altro la resistenza di quasi tutte le istituzioni: delle autorità europee, della Banca d’Italia, della Corte dei Conti, dell’Istat, del Fondo Monetario Internazionale, della Commissione Parlamentare  e degli stessi mercati, che reagiscono facendo lievitare lo spread con i titoli tedeschi.  Ora si può star certi che, se si chiedesse alla gente il perché di questa resistenza, si avrebbero le risposte più diverse. Per rigidezza ideologica, direbbero i più colti. A causa dei loro pregiudizi, direbbero altri. Infine si farebbero avanti quelli che parlerebbero di complotto, di interessi inconfessabili dei poteri forti, di paura del rinnovamento, di ostilità all’Italia, di volontà di potenza della Germania e di mille altri motivi, più o meno fantastici. Eppure c’è modo di orientarsi. 
Su un punto c’è unanimità: la futura legge di stabilità dovrebbe prevedere grandi spese in deficit. E così abbiamo la base da cui partire. 
“Deficit” significa: “manca”, “non c’è” e, nel gergo degli economisti, “disavanzo”. Ciò che non c’è è il denaro. Ho speso cento, ho ricavato novanta, mi mancano dieci: sono in deficit di dieci. Ma la parola non fa più paura, quando si tratta di Stati, perché sono decenni che molti di loro, e in primo luogo l’Italia, spendono più di quanto incassino. E sono ancora lì. Dunque perché non lo si potrebbe fare ancora una volta? Dopo tutto, stiamo parlando di una quarantina di miliardi, mentre il debito pubblico italiano conta più di 2.300miliardi . Che cosa sono quaranta rispetto a 2.300? Chi si oppone – pensa molta gente - non lo fa per motivi reali, ma per andare contro questo governo, che, come direbbe Di Maio, è il governo del popolo e non di Lor Signori.
Purtroppo le cose non stanno esattamente così. Se l’Italia avesse ancora la lira, potrebbe spendere in deficit quanto vuole. Provocherebbe inflazione, ma il conto lo pagherebbero gli stessi italiani e in particolare i percettori di reddito fisso (operai, impiegati, pensionati). Questi infatti riceverebbero moneta svalutata, dunque con un minore potere d’acquisto. Ma noi abbiamo l’euro e dunque oggi il problema non si pone in questi termini. 
Se la Banca Centrale Europea ci permettesse di stampare euro a volontà, provocando l’inflazione di questa moneta, non ne pagherebbero il conto soltanto gli italiani, ma tutti coloro che usano l’euro. La diminuzione del potere d’acquisto si suddividerebbe su tutti i cittadini dell’eurozona. È difficile capire che questo potrebbe non piacergli? Ecco perché l’Europa non permette la famosa “flessibilità”, un modo politically correct per dire “fare debiti”. Gli italiani lucrerebbero il valore dei miliardi spesi in deficit mentre gli europei tutti pagherebbero il conto. 
Ma, dirà qualcuno a questo punto, chi ha detto che chiediamo soldi all’Europa? Noi i soldi li chiediamo ai mercati, emettendo titoli di Stato. Ed è vero. Ma più ne chiediamo, meno siamo affidabili, come debitori, e più è necessario che, per piazzare i titoli, salga il livello degli interessi offerti (spread). E più è salato il conto che dovranno pagare i nostri figli. E questo è il meno. Se esageriamo, non soltanto nessuno ci farà credito, ma salterà il banco. Questa richiesta di soldi al mercato una volta o l’altra sbatterà contro il dubbio (che poi è una certezza) che l’Italia non sarà mai in grado di restituire il capitale. Quando ci si renderà conto che ciò potrebbe verificarsi da un momento all’altro, i nostri titoli rimarranno invenduti, quelli in scadenza non saranno rimborsati e l’Italia dichiarerà fallimento. 
Ciò ovviamente non piacerebbe certo all’Europa, a causa dei contraccolpi che la cosa avrebbe sulle economie degli altri Stati dell’eurozona ma – ecco un fatto importante – questo pericolo è sentito meno acutamente che un tempo. Mentre l’aumento dello spread dimostra che l’Italia è a rischio, questo aumento non si è avuto per gli altri Paesi. Nemmeno per Paesi come la Spagna e il Portogallo. Oggi come oggi si pensa che, se fallisse l’Italia, fallirebbe soltanto l’Italia.  La stessa Banca Europea sta per smettere totalmente il Quantitative Easing, e dunque se i mercati non comprano i nostri titoli, nessuno potrà comprarli. Oggi è meno probabile che qualcuno ci dia una mano, se le cose si mettono male.
Ma qualcuno potrebbe ancora obiettare: “Argomentazioni valide, ma come mai tanti governi non ne hanno tenuto conto in passato? E perché ora dovrebbero tenerne conto il M5S e la Lega?” 
Perché il passare del tempo non è privo di conseguenze. Se si lascia gocciolare l’acqua nel vaso, per molto tempo non ci sarà da preoccuparsi. Ma, quando sarà colmo, presto una goccia lo farà traboccare. È proprio perché si è tanto insistito in queste spese folli, per anni ed anni, fino a creare quell’astronomico debito pubblico, che “l’ultima goccia” non è più un’ipotesi lontana. Ecco perché tutte le istituzioni, europee ed italiane, si sgolano a gridare al pericolo. 
La sintesi è semplice: l’inflazione è impossibile, perché sarebbe a carico soprattutto degli altri europei  e continuando a far debiti c’è il rischio che i mercati ci facciano fallire. Se qualcuno non ha paura di tutto questo, è più coraggioso di me.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com 
10 ottobre 2018

Pubblicato il 10/10/2018 alle 8.50 nella rubrica Diario.

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