Blog: http://Pardo.ilcannocchiale.it

I MICROBI DELL'ECONOMIA

La nostra democrazia è detta rappresentativa proprio perché sono i nostri rap­presentanti ad avere il dovere di raccogliere i dati dei vari problemi ed agire con­cretamente per la realizzazione dei programmi. Purtroppo la sensazione attuale è che i governanti - in particolare coloro che appartengono al M5S - non ne sappia­no più del popolo. E c’è di peggio: essi non credono che sia necessario saperne di più . 
La figura esemplare di questo atteggiamento è Luigi Di Maio. Questo giovane spara quotidianamente tali azzardate affermazioni, tali infantili semplificazioni, tali ingenue soluzioni, da far dubitare della sua salute mentale. E invece sap­piamo che non è pazzo: semplicemente è convinto che la sua sopravvivenza poli­tica, e quella del suo partito, si possano assicurare soltanto seguendo il dettato della piazza, costi quel che costi.  
Se questo fosse soltanto il suo personale convincimento, poco male. Il guaio è che è anche quello di tutti i suoi colleghi deputati e senatori. Lo sappiamo perché non gli dicono mai di non esagerare, non gli ricor­dano che la realtà non si lascia piegare dagli slogan e soprattutto che, se hanno avuto successo in campagna elettorale, una volta al governo hanno il dovere di essere all’altezza delle proprie responsabilità. E ciò non è affatto ciò che avviene. L’intero partito è schierato con di Di Maio: bisogna adottare le idee, gli argomenti  e i pro­getti del “bar sport”, sede dove del resto è stata elaborata l’ideologia pentastellata. Tutto ciò impone una riflessione che parte da lontano.
In filosofia, il problema della conoscenza ci insegna a dubitare dei dati fornitici dai sensi. La moderna ottica ci dimostra che la nostra visione del mondo è determinata dalle capacità dei nostri occhi. Se potessimo vedere la superficie polita di una lastra di marmo come la vede un microscopio, ci apparirebbe piena di ru­ghe, avvallamenti e irregolarità. Assolutamente impensabili prima . Nello stesso modo i cani sentono sibili che sono del tutto fuori dalla nostra sensibili­tà e molti animali vedono il mondo con colori del tutto di­versi dai nostri, o in bianco e nero. Insomma, dire che un petalo di rosa è liscio, rosso e profumato è soltanto un’affermazione che corrisponde alla nostra fisiologia. 
Tutto questo si impara studiando. Invece nella vita quotidiana la nostra visione del mondo rimane quella umana. Da un lato non è necessario insegnare a nessuno che il fuoco scotta e una randellata fa male, dall’altro è difficile far ammettere ciò che non ri­cade sotto i nostri sensi. E questo è un punto essenziale. Quan­do si scoprirono i microbi, fu molto difficile convincere la gente della loro esistenza e soprattutto del fatto che, malgrado le loro dimensioni, potessero provocarci gravi malattie. Per gente abituata a considerare esistente soltanto ciò che vedeva e ine­sistente ciò che non vedeva, quelle affermazioni sembravano fantasti­che. Quelle nuove verità richiedevano un atto di fede cui non molti era­no preparati. 
Queste considerazioni ci permetteranno di fare l’esegesi delle afferma­zioni di Di Maio, di Salvini e di tanti altri. Infatti dal punto di vista dell’uomo della strada non dicono assurdità. Non più che se affermassero: “I microbi non esistono. Io non li ho mai visti”. Per loro, quando Salvini proclama che, se le Borse reagiranno male ai recenti provvedimenti, “il governo tirerà diritto e i mercati se ne faranno una ragione”, ha soltanto reagito da uomo. Non si rendono conto che è lecito dire: “Se questa cravatta non piacerà a mia moglie, se ne farà una ragione”, ma nel caso di Salvini è come promettere: “Io attraverserò con calma l’auto­strada, e le automobili che arrivano a tutta velocità se ne faranno una ragione”. 
Ecco il problema dell’Italia attuale. Viviamo in una metarealtà in cui ciò che dicono i competenti, gli osservatori neutrali, le autorità europee e ile persone di buon senso, non conta più. Tutto è sem­plificato e risolto con giochetti verbali. Se si dice che l’Italia è a rischio, con un notevole defi­cit, basta far notare che la Francia ha un deficit maggiore: “E perché noi non potremmo fare come i francesi?” Purtroppo il parallelo è perfetto quanto quest’altro: “Se quel campione corre i cento metri in dieci secondi, perché non potrei farlo anch’io?”
Siamo invasi da evidenze di questo tipo. E per questo passa la voglia di contrastare la marea. Né basterebbe rispondere: “Francamente, ne sai troppo poco, per parlare di queste cose”. Infatti questa ri­sposta non ha più corso. L’ultimo dei cretini può affermare ciò che vuole, riguardo a qualunque cosa, con la stessa autorità del più grande com­petente nazionale. 
Nessuno ne sa più di un altro e tutti insieme andremo in ma­lora. 
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com .

Pubblicato il 7/10/2018 alle 7.24 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web