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CACCIARI MANCA IL BERSAGLIO

Massimo Cacciari è una persona da rispettare per almeno due ragioni. Oltre ad essere un “vero” professore, dimostra spesso coraggio intellettuale, nel senso che non esita ad andare contro l’opinione comune, se così gli detta la sua coscienza morale e intellettuale. Proprio per queste ragioni si può essere sorpresi quando sostiene una tesi che la sua spregiudicatezza dovrebbe mostrargli totalmente infondata.
In un articolo pubblicato sull’Espresso(1) del 24.6.’18, dal titolo “Siamo al bivio del male” sostiene, come spiegato nel sottotitolo, che “L'Europa cessa di esistere se diventa indifferente nei confronti della sofferenza e della sopraffazione” ma purtroppo non si dà la pena di definire che cosa intende per “male”, anche se usa la parola tredici volte. Ma la lettura dell’articolo rende chiarissimo che per “male” Cacciari intende quello morale. Un sinonimo di “gelide passioni della paura, dell'egoismo, dell'avarizia e dell'invidia”, di “Ingiustizia, so?erenza, sopra?azione”, mentre il bene sarebbe “l'imperativo categorico di federarsi insieme, di essere solidali gli uni con gli altri, di volere il bene del prossimo”. Per concludere che, avendo perduto ogni interesse per questi nobili valori, “sparirà l'Europa. L'Europa cessa di esistere se diviene indifferente nei confronti del male”.
Argomentazioni peggio che discutibili. 
In primo luogo è stupefacente che un professore di filosofia non si occupi di definire i concetti di bene e di male, allineandosi per essi alla concezione corrente, e non citando neppure Jeremy Bentham e l’“utilitarismo”. Sicché le sue affermazioni finiscono con l’avere una base puramente tradizionale o religiosa, essendo in sostanza quella espressa nel Vangelo. Concezione legittima, ma che un filosofo dovrebbe argomentare, soprattutto se nel testo cita le parole “imperativo categorico”, che non possono non evocare un diverso fondamento della morale, quello kantiano.
Secondo motivo di stupore.  Il male di cui parla, pur essendo su base individuale, è visto in chiave collettiva, cioè sociale. E in questo caso il male rientra nell’ambito della politica. Ne è prova il fatto che, fra gli altri esempi, egli cita il problema dei migranti africani, con queste parole: il male “Che vi sia chi so?re atrocemente non è più uno scandalo per la nostra coscienza. Basta tenerlo lontano, non vederlo, che non anneghi nei pressi delle nostre spiagge”. Ma ciò facendo egli incorre in una contraddizione insanabile.
La politica e il diritto, negli Stati laici, hanno la caratteristica dell’“esteriorità”. Il principio dell’“esteriorità” è quello per il quale l’ordinamento giuridico non richiede che il cittadino condivida la norma giuridica, ma si accontenta che egli le obbedisca, quand’anche la disapprovasse. I pensieri sono interamente liberi, i comportamenti pratici no. Posso desiderare di ucciderti quanto voglio, purché poi non ti torca un capello. Anche se desiderare di uccidere qualcuno è contro la morale, non è contro l’art.575 del Codice Penale. 
La caratteristica dell’esteriorità e della sanzionabilità fanno sì che il diritto si disinteressi della morale, salvo per ciò che è stabilito nelle leggi. Analogamente la politica non deve corrispondere ai buoni e più alti sentimenti dei governanti, ma ai bisogni e ai desideri dei cittadini, quanto meno questa è la regola in democrazia, se è vero che in essa “il sovrano è il popolo”. Dunque la politica non deve partire dall’interiorità di chi amministra il potere, ma dall’esteriorità di ciò che manifesta il popolo. E se il popolo non desidera avere immigranti, il dovere dei governanti è quello di impedirne l’arrivo. Eventualmente poi, come singoli individui, andranno a confessarsi, ma non nell’orario d’ufficio.
Insomma, spiace doverlo dire, ma quella di Massimo Cacciari è forse una nobile predicazione, ma nulla di più di una nobile predicazione, cui per giunta i governanti avrebbero il massimo torto di adeguarsi, perché mancherebbero ai loro doveri nei confronti di chi li ha eletti.
Scendendo poi sul piano della concretezza, pur ritenendo legittima ogni concezione morale che sia differente dalla mia, mi permetterei di far notare a Cacciari che, mentre a parole tutti sono per la morale cristiana, in pratica poi tutti seguono i dettati dell’egoismo e soltanto i migliori si elevano fino ai principi di Jeremy Bentham. L’utilitarismo infatti vorrebbe che ciascuno agisse per la massima felicità generale, cioè cercando contemporaneamente la propria e l’altrui felicità. E sarebbe già grasso che cola. Ma predicare la generosità a fondo perduto e a rischio della propria sicurezza è da dementi. O comunque da persone disposte a parlare pur essendo assolutamente sicure che nessuno le ascolterà. 
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
24 giugno 2018
(1)http://cercanotizie3.mimesi.com/Cercanotizie3/popuparticle?art=383568013_20180624_14004&section=view

Ho inviato il mio articolo al prof.Cacciari e ne è seguito il breve scambio epistolare che segue. 
G.P.

Gentile Gianni Pardo, beato lei che crede cosi ardentemente nelle sue argomentazioni "indubitabili"! Le tesi utilitaristiche, fondamento del pensiero economico neo-classico, sono state stracciate da decenni di letteratura scientifica, perfino in chiave neuro-psicologica! Lasciamole perdere, mi creda. Sono fervente seguace del realismo politico! ma nel senso della virtus machiavellica e spinoziana...nessun realismo è più irrealista del non tenere in alcun conto le conseguenze del lasciare proliferare disuguaglianze e tra la gente  le più gelide passioni...con i migliori auguri, 
Massimo Cacciari  

Caro professor Cacciari, 
cercherò di essere sintetico e di andare alla sostanza delle Sue argomentazioni (“indubitabili” quanto le mie). Io non ho sostenuto l’utilitarismo, anzi ho chiaramente affermato che le teorie morali possono essere diverse, e che Lei non ha giustificato la Sua. 
Quanto alle conseguenze del lasciar proliferare disuguaglianze e gelide passioni, in primo luogo si tratta di espressioni che mi fanno pensare ad (opinabili) spinte morali; in secondo luogo Lei non ha risposto alla mia tesi secondo cui lo Stato democratico ha il dovere di governare secondo i desideri del popolo, e non secondo i principi morali della sua élite.
Lieto dell’incontro, e conservandoLe la mia simpatia, 
Gianni Pardo

Pubblicato il 24/6/2018 alle 16.15 nella rubrica Diario.

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