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SALVINI E L'IDEALE DI ANDARSENE DI CASA

È stato detto che l’adolescenza, in natura, non esiste. Per le donne il menarca stabilisce una demarcazione netta: prima bambina, poi donna e, volendo, madre. Anche per i maschi il cambiamento è percepito come improvviso, con la pubertà, certificata dalle cerimonie che, presso i primitivi, fanno passare da un giorno all’altro il ragazzo dallo status di bambino a quello di uomo.
Nel nostro mondo le cose vanno diversamente. L’adolescenza esiste eccome, perché lo status di adulti, malgrado la maturità sessuale dei ragazzi, non è possibile prima che si siano acquisite alcune abilità di tipo culturale ed economico. Tuttavia, se questo è incontestabile, incontestabile è pure che non per questo la natura è cambiata. E infatti in questa età i ragazzi sono a disagio. Per cominciare, sopportano malissimo il fatto di dover dipendere dai genitori. E soprattutto i loro istinti sessuali sono molto, molto più potenti di quanto i loro genitori amerebbero riconoscere. 
L’adolescenza è un’età problematica. I mille e mille Romeo e Giulietta dei nostri giorni sognano di sottrarsi al potere dei genitori, di “fuggire insieme” e realizzare il loro progetto d’amore. E infatti un tempo, in Sicilia, il problema era risolto con la “fuitìna” (da “fùiri”, fuggire) ma era un mondo in cui il giovane poteva il giorno dopo andare a zappare con gli altri, e guadagnarsi da vivere. Oggi i ragazzi sono abituati a lussi un tempo inimmaginabili e non hanno capacità lavorative. La stessa idea che si possa lavorare strapazzandosi fisicamente gli è estranea. E dunque la fuitina rimane un sogno. In Italia c’è addirittura un esercito di trentenni che vive con i genitori.
Stranamente questo panorama si ritrova anche in politica. La Lega ha la sensazione che i guai economici del Paese derivino dal suo essere sottoposta alle regole dettate dall’Unione Europea, in materia di euro, di politica economica e di bilancio. E per questo scalpita. Il suo leader sembra intenzionato a negoziare a muso duro con Bruxelles: “O si cambiano le regole o l’Italia va per conto suo”. Follia? Non necessariamente. Andare o rimanere dipende dalle condizioni obiettive. L’allontanamento dalla casa paterna – che sia quella dei Capuleti, dei Montecchi o di Bruxelles – non è qualcosa di giusto o di sbagliato in astratto. 
Contano in primo luogo le condizioni economiche di chi si allontana. Se chi vuole “andare a vivere da solo” può permetterselo dal punto di vista finanziario o lavorativo, non soltanto il progetto è comprensibile ma, considerando che l’adolescenza è stata inventata dalla società, esso è del tutto conforme alla natura umana. Se viceversa l’insofferente non è in grado di sostenersi, il progetto è semplicemente una follia.
Dunque l’atteggiamento di Matteo Salvini – quello che vorrebbe ad ogni costo Paolo Savona ministro dell’economia, perché ritenuto un tecnico dell’uscita dall’euro – è ragionevole secondo che le conseguenze di quella mossa siano positive o negative. E poiché, a giudizio della stragrande maggioranza dei commentatori, l’abbandono dell’euro, della protezione della Banca Centrale Europea e dell’Unione Europea provocherebbe un immane disastro, il progetto di Salvini va risolutamente rigettato. Si tratta di un vagheggiamento infantile, avulso dai dati reali. Mentre ancora non si sa se il programma del nuovo governo sia una sceneggiatura cinematografica o qualcosa di serio, lo spread sui nostri titoli pubblici è raddoppiato e i capitali cominciano a fuggire all’estero (siamo al picco più alto dal 2014). 
La verità è che tutti parlano dei vincoli di Bruxelles dimenticando che quelle catene non le abbiamo importate, ce le siamo fabbricate da noi, col nostro immenso debito pubblico. È quel debito che ci rende deboli e bisognosi dell’aiuto altrui. E questo è un fatto, non un’opinione. 
Nemmeno la dichiarazione di fallimento sarebbe una soluzione, perché è tutt’altro che esente da enormi prezzi da pagare. Dunque le sbruffonate di Salvini fanno pensare a quelle di Mussolini, quando parlava di “spezzare le reni alla Grecia” (e sappiamo come finì) o quando profetizzò che, in caso di tentativo di sbarco, gli alleati non avrebbero oltrepassato il “bagnasciuga” (recte: la battigia). Le guerre non si vincono con le parole.
Purtroppo la storia insegna che non c’è follia tanto grande che non possa essere commessa da un popolo. Dunque, adelante. Se proprio è giunta la nostra ora, affrontiamola stoicamente.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
25 maggio 2018

Pubblicato il 25/5/2018 alle 12.28 nella rubrica Diario.

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