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IL M5S, NÉ DI DESTRA, NÉ DI SINISTRA: SOPRA

Dopo mesi passati a chiedersi se il Movimento 5 Stelle sia di destra o di sinistra, è finalmente lecito avere le idee chiare. Ma, prima di discutere di politica, è necessario avere le idee chiare sulle definizioni, e in particolare sulla “diagnosi differenziale”. 
In medicina la diagnosi differenziale è quella che conduce ad individuare l’esatta malattia fra patologie dai sintomi simili. Se un uomo è caldo, anche i familiari sono capaci di capire che quell’uomo ha la febbre. Ma saperlo non è molto utile e, proprio per affinare la diagnosi, si chiama il medico. 
Questi potrà diagnosticare la causa A o la causa B, e magari richiederà analisi di laboratorio per corroborare l’una o l’altra ipotesi. Finché arriverà alla conclusione che si tratta, per esempio, di “febbre tifoidea”. Ecco la diagnosi. Ma la scienza medica insegna che esiste la “febbre tifoidea di tipo A”, e la “febbre tifoidea di tipo B”, i cui sintomi sono simili ma richiedono terapie diverse. A questo punto si impone la “diagnosi differenziale”. Soltanto dopo si potrà cominciare la terapia. 
Il procedimento è di ordine generale. Un testo di linguistica insegnava che le definizioni dei dizionari sono riassunti grossolani. Ecco un esempio. Tutti sappiamo che significano le parole “ipotizzare” e “sospettare”. Essendo stato ucciso qualcuno, i giornali potrebbero scrivere, pressoché indifferentemente, che come colpevole si sospetta o si ipotizza il cognato. E tuttavia nel primo caso si capisce che la polizia ha delle ragioni per attribuire la responsabilità a quell’uomo, nel secondo che la polizia non esclude che il colpevole possa essere proprio il cognato. Fa una bella differenza. Ed è partendo dalla diversa impressione che fanno le parole, anche quando sembrano molto simili, che quel testo di linguistica affermava che la più esatta formulazione del significato sarebbe: “Ciò che non significano tutte le altre”. In altri termini, il vero significato di una parola è dato dal suo valore oppositivo. “Perplesso” non vuol dire né turbato, né sconvolto, né sorpreso, né incerto, né dubbioso né nessun altro aggettivo. Ecco la diagnosi differenziale delle parole.
Anche il giudizio per il quale si definisce un partito di destra o di sinistra, deriva da una diagnosi differenziale e cioè da opposizioni all’interno di un elemento comune. L’elemento comune, in democrazia, è il bene del popolo, sia perché è un valore in sé, sia perché il popolo vota, e vota ovviamente per chi fa – o almeno si spera farà - il suo bene. La dicotomia fra destra e sinistra si ha nel momento in cui si prendono in considerazione i diversi modi di fare il bene del popolo. Se, ad esempio, si pensa di farlo aumentando le tasse e i sussidi, si è di sinistra, se si pensa di farlo ampliando le libertà e diminuendo le tasse, si è di destra. Ovviamente le due ricette sono antitetiche, e soltanto questo permette la distinzione fra destra e sinistra. In sé, il benessere dei poveri non è né di destra né di sinistra. È quando si discute del modo di realizzarlo che si prende posizione.
In questo senso il M5S è al di sopra della destra e della sinistra perché il suo programma si limita allo scopo da raggiungere e non scende sul piano della concretezza, cioè “agli strumenti per ottenere lo scopo”. Ecco perché il suo programma è mitologico, ed ecco perché ha potuto concepire di allearsi con la destra o con la sinistra. Perché al Movimento i mezzi non interessano, gli scopi si realizzano magicamente.
Ne abbiamo un’ulteriore prova nel famoso programma che i dioscuri porteranno lunedì al Presidente Mattarella. Il Movimento e la Lega avevano il problema di fondere i loro costosissimi programmi. Ci si sarebbe aspettati che armonizzarli significasse per loro rinunziare ognuno a qualcosa, per non dilatare ulteriormente un deficit già enorme. Invece, coerentemente, essi hanno eliminato soltanto quei passaggi che erano apparsi assurdi, allarmanti, o avevano suscitato i sarcasmi di tutti. Per il finanziamento – cioè per i mezzi, non per gli scopi – essi invece non hanno avuto alcun problema, e infatti hanno addizionato i sogni dell’uno e quelli dell’altro. Fino ad un totale che, a parere di Carlo Cottarelli, va oltre i centoventi miliardi di deficit a fronte di 500 milioni di copertura finanziaria realistica.
Il risultato è che quel programma dagli osservatori internazionali è stato definito “delirante”. Soltanto nel delirio si può non tenere conto della realtà e non essere né di destra né di sinistra.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
19 maggio 2018

Pubblicato il 19/5/2018 alle 12.44 nella rubrica Diario.

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