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UN PROCESSO COL SOLO ACCUSATORE

Se un giudice fosse sicuro che il tallio non è tossico, ci sarebbe modo di convincerlo che è stato commesso un crimine con quel metallo? Certamente no. Continuerebbe a ritenere che si tratta di morte naturale. A volte si sviluppa tutto un ragionamento senza accorgersi che bisognava prima risolvere un problema antecedente: “Il tallio è tossico?”
Romano Prodi, in un articolo sul Messaggero(1), condanna con parole di fuoco il Presidente americano Trump per non avere ratificato l’accordo con l’Iran, ma commette proprio questo genere di errore. Sostiene che la mossa di Trump è dannosa, e addirittura nemmeno ipotizza che essa possa essere giusta per motivi tanto importanti da prevalere sulle eventuali controindicazioni. 
Ecco alcune frasi. (1) “Più passa il tempo, più è difficile capire le ragioni per cui questo gesto unilaterale così grave sia stato compiuto”; (2) c’è il rischio di una “caduta di credibilità internazionale”; (3) “se un presidente può liberamente disfare quello che i suoi predecessori avevano invece sottoscritto dopo anni di faticose trattative e dopo che (4) l'agenzia di controllo dell'Onu e il Consiglio di sicurezza hanno accertato che gli obblighi contenuti nel trattato sono sempre stati rispettati”; “Come potrà (5) Kim Jong-un sentirsi impegnato a rispettare un eventuale accordo quando la sua controparte ha dimostrato di poter ripudiare a sua discrezione qualsiasi accordo?” E (6) “come impedire, se non con la forza, che l'Iran, di fronte al gesto unilaterale americano, si senta libero di riprendere la corsa alla bomba nucleare?” “Trump ha inoltre annunciato (7) l'adozione di sanzioni ancora più severe nei confronti dell'Iran, pensando in questo modo di fare cadere il regime”; (8) “Il risultato non può che essere quello di rafforzare i falchi che, tra l'altro, si sono sempre opposti alla firma di ogni accordo”.
Prodi segue un filo logico che dà per assodati alcuni dati, che invece sono discutibili. 
(1) Il fatto che egli non abbia capito perché Trump non ha controfirmato l’accordo dimostra soltanto che egli non ha preso in considerazione i motivi del Presidente. I giuristi romani non hanno forse avvertito: “Audiatur et altera pars”, si ascoltino anche le argomentazioni della controparte? Questo invece è un processo in cui è presente soltanto l‘accusa.
(2) Che sia vero o no, Prodi pensa che Trump non se ne sia accorto, e non se ne siano accorte altre persone, alla Casa Bianca? Crede forse che negli Stati Uniti viga la dittatura?
(3) Chi gli dice che un Presidente possa “liberamente” disfare ciò che hanno stipulato i suoi predecessori? Questo non è lecito nemmeno nell’amministrazione di un condominio. La democrazia americana, dopo quella inglese, è un modello per il mondo. Se Trump ha potuto non ratificare quel trattato, è segno che la sua firma non era una formalità, e poteva negarla. Per dimostrare che ha compiuto un atto da dittatore bisognerebbe citare le leggi che gli imponevano di ratificare l’accordo. E Prodi non l’ha fatto. In realtà, si dovrebbero discutere le ragioni che hanno indotto quel Presidente ad un passo così grave, e non condannarlo per la (supposta e non dimostrata) irregolarità formale.
(4) Quando alla testimonianza dell’Onu, forse Prodi prende quell’organismo sul serio, ma non lo faceva De Gaulle, e certamente non lo fa Trump. Del resto, basti vedere che l’Onu ha sempre condannato come aggressore lo Stato d’Israele, l’unica democrazia del Vicino Oriente, mentre esso è stato sempre l’aggredito. Un simile organismo ha la credibilità dei processi staliniani degli Anni Trenta.
(5) Kim Jong-un, se firmerà un trattato, lo farà perché non può farne a meno - per esempio (ipotesi) perché la Cina lo ha preso per il collo - non perché si fidi degli americani. E del resto bisognerà stare attenti a lui anche dopo che avrà firmato un accordo. I trattati – l’ha detto un dilettante come Bismarck – sono pezzi di carta. Prodi ed io dobbiamo aver letto libri di storia differenti.
(6) Prodi fa con orrore l’ipotesi che gli Stati Uniti usino la forza contro l’Iran. L’orrore è condivisibile, ma la domanda è: quale altro sistema conosce, lui? Se i Presidenti americani che hanno preceduto Trump avessero impedito con la forza alla Corea del Nord di dotarsi dell’arma nucleare, avremmo oggi i problemi che abbiamo, e che non è affatto detto siano risolti? In questi casi il bilanciamento non è fra questioni legali, trattati firmati o non firmati, ratificati o non ratificati, si tratta di sopravvivenza. O Prodi crede che Israele bombardi le basi iraniane in suolo siriano, sapendo di violare il diritto internazionale e sapendo di provocare la risposta dell’Iran, tanto per fare esercitare i suoi piloti? Gerusalemme calcola che, se guerra deve essere, è meglio non cominciarla in condizioni di svantaggio, col nemico armato sino ai denti sotto casa. E poi c’è la speranza che Tehran si renda conto che il progetto di attaccare Israele è troppo costoso. Comunque, né Prodi, né Trump, né Teheran hanno il diritto di dire a Gerusalemme in che modo deve proteggere la vita dei suoi cittadini. In conclusione, l’eventuale uso della forza da parte degli Stati Uniti sarà una decisione che Washington reputerà giusta in quel momento. Che poi essa sia effettivamente giusta o sbagliata, provvidenziale o catastrofica, lo dirà la storia. Come sempre. 
(7) Quanto detto vale anche per l’eventuale intenzione di far cadere il regime degli ayatollah. Il progetto - se è veramente questa l’intenzione di Trump - appare azzardato, ma è anche vero che Reagan contribuì potentemente all’implosione dell’Unione Sovietica, colosso di ben altre dimensioni.
(8) “Il risultato non può essere che…” Prodi farebbe bene ad evitare di atteggiarsi a profeta. Non porta bene. Può darsi che Trump stia facendo una mossa azzeccata, può darsi che stia sbagliando, ma noi ne sappiamo troppo poco, sia per giudicare lui, sia per sapere ciò che avverrà in futuro. Non bisogna dimenticare che esistono i servizi segreti, e che Israele (non l’ultimo venuto, in questo campo) da anni lancia gridi d’allarme, riguardo all’Iran, ripetendo che non ha mai smesso di adoperarsi per avere la bomba nucleare, fino a dimostrarsi disperato all’idea di non potere intervenire direttamente sul suolo iraniano, come fece a suo tempo con l’Iraq (operazione Osirak).
Prodi ha esaminato il problema dal punto di vista legale e dal punto di vista morale, che è come studiare il cielo stellato attraverso un caleidoscopio.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
13 maggio 2018
(1) http://cercanotizie3.mimesi.com/Cercanotizie3/popuparticle?art=376356274_20180513_14004&section=view

Pubblicato il 13/5/2018 alle 10.9 nella rubrica Diario.

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