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BILANCIO DEL GOVERNO M5S.LEGA

Il bilancio del governo M5S-Lega ovviamente si farà a conclusione della sua vicenda. E poiché il futuro è imprevedibile, è ovvio che si andrà dal più sorprendente successo al più completo disastro. Però è lecito propendere piuttosto per la seconda ipotesi. Infatti ambedue i partiti hanno fatto tali e tante promesse mirabolanti - non raramente in contrasto fra loro - che sarà fisicamente impossibile mantenerle. Dunque, anche facendo l’ipotesi che questo nuovo governo, miracolosamente, non faccia peggio degli altri, è fatale che provochi più delusioni degli altri. Come farà a giustificarsi? Ovviamente, ricorrerà alle scuse classiche. Del resto, c’è una tradizione consolidata, in questo campo. 
La fortuna del M5S, il partito più inadatto a governare da quando esiste la Repubblica Italiana, è che non avrà governato da solo. Se il destino avesse voluto che ottenesse il 51% dei seggi, non avrebbe certo avuto difficoltà a formare il nuovo governo, e a conclusione della legislatura avrebbe potuto vantarsi di tutti i successi ottenuti (if any) ma, contemporaneamente, non avrebbe potuto rigettare su nessun altro la colpa degli insuccessi. Invece, per sua fortuna, è andato al potere con la Lega, e dunque possiamo aspettarci che, a fine legislatura (magari molto, molto prima che fra cinque anni) il Movimento dirà di non aver potuto realizzare i suoi programmi per colpa della Lega. Così come la Lega dirà di non aver potuto realizzare i propri programmi per colpa del Movimento.
Naturalmente, i commentatori forniti di buona memoria potrebbero ricordare a tutti e due i partiti che il governo si è formato armonizzando i loro programmi. Dunque alcuni progetti erano comuni. Come mai non sono stati realizzati neanche quelli?
La prima scusa – tutt’altro che inedita, ma sempre valida – sarà che c’era eccome l’intenzione di mantenere quella promessa, ed anche le altre, ma i governi precedenti hanno lasciato una situazione talmente disastrosa - molto peggiore di quello che essi stessi avevano prima ipotizzato che è stato necessario evitare in primo luogo che la barca affondasse. Non si è potuto pensare a possibili progressi e regalie.
Come se non bastasse, parlerebbero di spese impreviste. Ricorderebbero le crisi di borsa, le alluvioni, i terremoti, i problemi internazionali e il resto, come se, in Italia, non ci fossero sempre crisi di borsa, alluvioni, terremoti, ecc. 
Poi ci sarebbe la colpa delle autorità europee, “che non ci hanno permesso di contrarre ulteriori debiti”. Che è come accusare il medico d’avere impedito all’alcolista d’ubriacarsi. E sostenere addirittura che, se si è alcolisti, è colpa del medico.
Infine i governanti accuserebbero gli italiani, di non avere collaborato agli sforzi del governo. Come se gli altri governanti avessero avuto la fortuna d’avere a che fare con un popolo diverso. Ma già, come scriveva Bertolt Brecht: “Il Comitato centrale ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo”. 
Intendiamoci, non è che tutte queste scuse siano infondate. Per cominciare, la situazione e le scadenze che questo governo ha trovato non appena insediato avrebbero fatto paura anche a Gengis Khan. Ma nessuno ha prescritto a Di Maio e Salvini di fare carte false pur di andare a sedere al tavolo di Palazzo Chigi. E soprattutto, finché loro sono stati all’opposizione, hanno mai fatto sconti, al governo, hanno mai accettato qualcuna delle scuse che usano per non essere condannati, hanno mai dimostrato la minima comprensione, per chi teneva la barra del timone?
Il passato è risolutamente contro di loro. Quei due partiti sono stati estremisti, moralisti, spietati e manichei. Hanno abusato della demagogia più smaccata per accusare il governo di ogni nefandezza. Hanno abusato delle menzogne più smaccate per ottenere i voti degli ingenui: il primo ha promesso la Luna, e il secondo, per non essere da meno, la Luna con panna. Finché il primo non ha rilanciato mettendoci sopra delle fragole di bosco e via di seguito. Votate per noi e sarete ricchi e felici. Non pagherete tasse e avrete la paga senza lavorare. Chi offre di più?
Nel caso del governo che presto si insedierà, dopo un’eccessiva severità nei confronti degli altri, si avrà un’eccessiva discrepanza fra le promesse e i risultati. Tanto da meritare infine una spietata condanna. La demagogia è un’arma che consente a volte di vincere la rissa, ma raramente fa vincere la guerra. 
Il tempo, e la verità sua alleata, alla fine presentano il conto. Alle successive elezioni politiche.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
11 maggio 2018

Pubblicato il 11/5/2018 alle 9.59 nella rubrica Diario.

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