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SE BERLUSCONI SIA VIVO O MORTO

Presto sarà un mese che si sente dire che Silvio Berlusconi è stato sconfitto, è morto, è bollito. È affetto da marasma senile e politicamente non conta più niente. Se una cosa la dicono tutti va presa sul serio. Ma prendere sul serio non vuol dire crederci. Se si legge che Gramsci è morto in carcere, benché molto malato, non c’è ragione per dubitarne e per non condannare il fascismo per questo eccesso. Nondimeno, basta una piccola ricerca, e si scopre che non è andata così. E la verità storica deve prevalere sulle leggende. Se Berlusconi fosse realmente sconfitto, non resterebbe che prenderne atto. Ma, appunto, la notizia è vera?
I fatti fondamentali in questo campo sono due: Berlusconi e il suo partito hanno ottenuto alle ultime elezioni circa il 14% dei voti. Nessuno nega che sia stato un drammatico calo, rispetto al passato, ma non bisogna esagerare. Se al contrario, prima, la media dei voti di Forza Italia fosse stata del 10%, e ora fosse arrivata al 14%, che dovremmo fare, oggi, gridare sui tetti che ha avuto una grande vittoria? Non è più semplice contentarsi di constatare i fatti e vedere quali sono le conseguenze concrete, nella situazione data?
In questa sede ci occuperemo delle percentuali dei seggi ottenuti in Parlamento e non delle percentuali assolute, perché sono i seggi, quelli che contano, quando si tratta di governare. Ecco i numeri. Il M5s ha il 36.5% dei seggi alla Camera e il 36,4 al Senato. Il centrodestra ha il 42,5% alla Camera e il 43,8% al Senato. Il centrosinistra ha il 18,8% alla Camera e il 18,5% al Senato. All’interno del centrodestra i numeri sono i seguenti, sempre in percentuale dei seggi: alla Camera, Lega 19,8%; FI 17%; Fd’I 5%; al Senato, rispettivamente, 18.8%, 18,2% e 5,2%. Si noti che i seggi della Lega e di Forza Italia non sono sideralmente lontani, come numero. Dunque bisognerebbe astenersi da reboanti esagerazioni. 
È chiaro che il M5s, alleandosi con la Lega, avrebbe il 56,6% dei seggi alla Camera e il 55,2 al Senato. Assolutamente comode maggioranze. Maggioranze che tuttavia costerebbero troppo a Salvini, se per andare al governo dovesse rompere con Berlusconi: infatti non soltanto non sarebbe più il leader del centrodestra, ma nel governo col M5s sarebbe un socio di minoranza. Il passo inoltre gli creerebbe enormi problemi in tutti gli organismi locali del Nord in cui il suo partito è alleato con Forza Italia. Senza dire che rischierebbe di essere punito dai suoi elettori, per avere distrutto la coalizione di centrodestra. Forse, personalmente, Salvini sarebbe lieto di pugnalare Berlusconi, ma politicamente pare che non se lo possa permettere. 
Tanto per fare tutte le ipotesi, il M5s avrebbe una maggioranza alleandosi con la sola Forza Italia o, a fortiori, col centrosinistra. Ma l’alleanza con Berlusconi è considerata fuori questione, sia dal lato dei “grillini” sia dal lato dei berlusconiani. E attualmente la coalizione di centrosinistra reputa indispensabile stare a guardare, senza compromettersi. Vicolo cieco.
Come si vede, salvo ripensamenti dei protagonisti, l’unica possibilità per formare un governo nelle condizioni attuali è un’alleanza del M5s non con la Lega, ma con tutto il centrodestra. Dunque anche con Berlusconi. E allora è proprio vero che l’anziano leader è bollito? Se Forza Italia dice di sì, basta che il M5s si dichiari d’accordo. Se dice di no, e Salvini non è disposto a suicidarsi politicamente, con chi mai il M5s costituirà il governo? 
Sarà duro da digerire, ma il M5s ha la possibilità di ottenere il governo soltanto se riesce ad allearsi con il centrosinistra o con Berlusconi. E allora, è proprio irrilevante quest’ultimo?
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
29 marzo 2018

Pubblicato il 29/3/2018 alle 7.44 nella rubrica Diario.

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