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IL FUTURO DEL PD

Chi prova ad immaginare il futuro del Partito Democratico, si accorge di non avere dati. Ma può consolarsi pensando che neanche gli altri li hanno. Forse nemmeno gli attuali dirigenti del Pd. E tuttavia non è detto che questo atteggiamento di incertezza – e conseguente inattività - sia un errore. Del resto questo è il comportamento raccomandato da Matteo Renzi, e non è affatto detto che debba sempre avere torto. 
Ammettiamo che si formi un governo, e già questa ammissione costa uno sforzo. Ammettiamo che le formule immaginabili siano un governo di minoranza del M5s (tipo “governo della non-sfiducia”), un governo M5s-Lega, con rottura del centrodestra, o una Große Koalition M5s-Centrodestra. In tutti questi casi, il M5s si troverebbe a governare, e questo basterebbe a cambiarne l’immagine che ne ha l’opinione pubblica. Non è che se ne voglia dir male, ma innanzi tutto nessuna realtà è mai bella come il sogno, e Dio sa se i 5 Stelle hanno sognato e fatto sognare. E poi è innegabilmente vero che il futuro è molto scuro. È scuro dal punto di vista politico, dal punto di vista delle scadenze economiche e dal punto di vista dei contraccolpi dell’inevitabile delusione, dopo le promesse mirabolanti della campagna elettorale. A questo punto, che interesse può avere un “piccolo” partito a rinunciare ai vantaggi dell’opposizione? 
L’opposizione, per definizione, ha vita facile. Critica il governo quando fa cose giuste (basta sempre dire che si poteva fare ancora meglio) e figurarsi quando, sia pure per ragioni indipendenti dalla sua volontà, esso scontenta gravemente la gente. I cittadini le spianeranno volentieri la strada per una ripresa di popolarità. È questa la ragione per la quale, il più delle volte, la maggioranza che ha governato non è riconfermata nell’incarico.
Dallo Stato in regime democratico i cittadini si aspettano l’impossibile. È perfino avvenuto che abbia perso le elezioni il governo Churchill, dopo che aveva vinto la Seconda Guerra Mondiale. Figurarsi nel caso dell’Italia, in un momento in cui si sono accumulate tante nuvole temporalesche, che la tempesta non è una probabilità, è una certezza. Tra conti da ripianare, interessi sul debito pubblico, disoccupazione massiccia, deindustrializzazione, manovre richieste dalle autorità europee e possibilità che scattino le famose “Clausole di salvaguardia”, non sarebbe eccessivo indossare un giubbotto antiproiettile.
E allora, dal momento che il Pd non ha nessuna necessità di condividere le responsabilità di governo (di cui non potrebbe in nessun modo condizionare l’azione) e dal momento che, per così dire, è rimasto solo ad occupare il ruolo d’opposizione alieno da ogni compromesso, perché non approfittarne per lucrare i futuri vantaggi di questa battuta d’arresto? Soprattutto considerando – a giudicare da ciò che scrivono i commentatori politici – che centrodestra e Movimento sembrano irresistibilmente attratti da una collaborazione che potrebbe squalificarli tutti e due?
Una possibilità di andare al governo il Pd l’avrebbe nel caso di un accordo col centrodestra. Ma, che sia saggiamente, che sia stupidamente, questa soluzione è vista come impossibile dagli interessati e, poiché secundum non datur, per una volta ha interamente ragione Renzi: meglio stare a guardare, perché gli spettatori non possono mai essere accusati della qualità dello spettacolo.
Uno spettacolo che appare tutt’altro che entusiasmante. Perfino chi è sempre stato visceralmente anticomunista, vedendo come si comportano i 5 Stelle e Salvini, non può che augurare grandi fortune al Pd. Soltanto uno stolto, come scriverebbe Ratzinger, può dimenticare che al peggio non c’è fine. 
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
26 marzo 2018

Pubblicato il 26/3/2018 alle 10.26 nella rubrica Diario.

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