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INTERPRETIAMO IL PRESENTE

Riguardo al significato politico dell’elezione dei presidenti delle due Camere, chi legge i giornali non riceve una sola risposta, ne riceve molte. E tutte in termini di certezza. In realtà di quell’elezione sappiamo poco e del futuro non sappiamo assolutamente niente. Chi dice: “Chissà che cos’è successo, chissà che succederà”, non sa di essere stato molto più saggio della maggior parte degli editorialisti. 
L’elezione dei presidenti delle Camere non comporta particolari vantaggi politici all’una o all’altra fazione e corrisponde ad un interesse comune: consentire il funzionamento del Parlamento e l’inizio della nuova legislatura. E la “necessità istituzionale” di questo passaggio copre e giustifica ogni sorta di accordo, sporco o pulito, nobilitandolo con l’interesse della nazione. Ma proprio questa particolarità, che giustifica ogni “inciucio”, lo svuota di significato politico. Chiunque volesse servirsene potrebbe sentirsi rispondere che si è accettato il precedente compromesso soltanto perché lo scopo era contingente. Dunque si potrebbe dire che, con l’elezione dei presidenti delle Camere, non è successo nulla.
Fra l’altro il centrodestra aveva i numeri per eleggere da solo una forzista al Senato, mentre ha avuto più significato che ci sia stato un accordo fra centrodestra e M5s per eleggere un “grillino” alla Camera. Ma, dal momento che non era irragionevole concedere la presidenza al partito più votato, perché non accettare la momentanea recita di un accordo modello Große Koalition, che tanto piaceva a Matteo Salvini? 
L’attuale discussione politica trascura un punto essenziale: l’enorme differenza fra l’elezione dei presidenti delle Camere e la formazione di un governo. I presidenti hanno funzioni amministrative, da esercitare nel segno dell’imparzialità, mentre il governo ha funzioni politiche e sorge per realizzare un programma. E Dio sa se i programmi sono diversi. È facile mettersi d’accordo riguardo al pareggio di bilancio, ai sussidi ai disoccupati, alla pressione fiscale, ai rapporti con l’Europa? L’impresa è talmente in salita che non si riesce ad immaginare il risultato. E invece, con una fretta incomprensibile, i commentatori hanno dato per politicamente morto Silvio Berlusconi, per definitivamente cancellato il Partito Democratico, per incontrastato trionfatore Luigi Di Maio. 
Bisogna avere un maggiore rispetto del futuro. Nel 1940 chi avrebbe immaginato che Hitler sarebbe stato ignominiosamente sconfitto? Per giunta, finché si discute per formare un governo, si è ancora nel regno delle parole ma, quando si agisce in concreto, gli elettori guardano ai risultati, e questi non si lasciano esorcizzare dalle parole. Matteo Renzi l’ha constatato sulla sua pelle. Fra l’altro, proprio i 5Stelle e Salvini hanno suscitato tali speranze, che il risultato non potrà che essere una grande delusione. Infatti o non realizzeranno i loro programmi, e gli elettori saranno delusi, o i risultati di quella realizzazione saranno disastrosi, e gli elettori saranno delusi. Chi dice che quel giorno molti elettori non si dicano che si stava meglio quando si stava peggio?
Molti parlano di una collaborazione fra Lega e M5s per costituire un governo di scopo, per fare una nuova legge elettorale e tornare al voto, per aumentare ulteriormente i loro consensi. La favola di Perrette et le pot au lait, in italiano Pierina e la ricottina. 
La collaborazione fra Lega e M5s è più difficile di quanto non si dica, perché, per attuarla, Salvini dovrebbe veramente rompere col centrodestra, e andare a fare il vice di Di Maio. E poi, quale sarebbe il programma comune, dal momento che i loro sono in contrasto? Cercando di armonizzarli e di annacquarli, deluderebbero i loro elettori già prima di ottenere la fiducia in Parlamento. 
Quanto al governo di scopo, si sa che Mattarella non intende avallarlo. Un governo è un governo. Fra l’altro, tutti parlano in questo caso di un esecutivo con un compito limitato, la votazione di una nuova legge elettorale. Ma nessuno dice quale legge. Il Rosatellum non piace, ma in che direzione modificarlo? Come si è spesso visto, è difficilissimo mettersi d’accordo. La legge dovrebbe consentire la governabilità del Paese ma, a parte i limiti imposti dalla Corte Costituzionale, l’elettorato è politicamente tripartito. Come si può ottenere una maggioranza sicura, con l’elettorato diviso in tre?
L’errore della maggior parte dei commenti dei giornali dipende dal fatto che essi si affannano a parlare di questi giorni come se fosse avvenuto chissà che, mentre il più deve ancora avvenire, e al riguardo non sappiamo niente. I retroscenisti in queste occasioni si travestono da moscerini, e ci raccontano quello che hanno detto Tizio e Caio nelle riunioni più segrete. Mentre noi abbiamo la riprova del fatto che non sappiamo niente. Salvini, dicendo ai suoi di votare per Anna Maria Bernini, ha talmente stupito Berlusconi che questi, la sera stessa, ha dato per finito il centrodestra. La mattina seguente, alle undici, lo stesso Berlusconi ha detto che il centrodestra si era ricompattato, che si era d’accordo sul nome di Maria Elisabetta Casellati, e che si sarebbe votato per il candidato del M5s alla Camera, e che lui si fidava di Salvini. Perché questo voltafaccia? Perché totalmente sconfitto o perché la partita, dietro le quinte, è stata del tutto diversa da come ci è apparsa? Perché pretendere di saperlo già?
La cosa più semplice è mettersi comodi e aspettare il seguito. 
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
25 marzo 2018

Pubblicato il 25/3/2018 alle 9.39 nella rubrica Diario.

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