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PARLARE A RUOTA LIBERA

Le affermazioni di Luigi Di Maio(1), da lui stesso consegnate a Facebook perché le leggano i sostenitori del M5s, inducono a riflessioni.
Di Maio dovrebbe sapere che indicare ciò che si vorrebbe ottenere è insieme facile e inutile. Non serve a molto dire: “Vorrei che tutti fossero felici”, perché il nostro desiderio, in quanto tale, non rende più felice nessuno. Ciò che conta è altro: “Che cosa potrei fare, in concreto? E come dimostro di essere in grado di farlo?”
Leggendo le molte righe del giovane campano vien fatto di mettergli un buon voto nel tema in classe, ma non molto di più. “Politica vuol dire realizzare”, scrive, echeggiano De Gasperi. Ma bene. E allora perché non ci spiega in che modo lui intendere realizzare il suo corposo programma? A cominciare dalla maggioranza parlamentare e dai finanziamenti necessari.
Con quale coraggio si può parlare di “eliminazione della povertà” quando il problema è di proporzioni immense ed anzi è teoricamente ineliminabile? Se consideriamo povertà (come credo si usi in statistica) la situazione economica di chi guadagna meno della metà del reddito medio, in un ambiente di miliardari sarà povero chi possiede una ricchezza che è meno della metà della media. 
Comunque, sempre e dovunque, psicologicamente si considera povero chiunque abbia molto meno degli altri, anche se, rispetto alle popolazioni di altri Paesi o rispetto ad altri momenti della storia, fa una vita da nababbo. Il nostro povero ha la luce elettrica, il telefono, il frigorifero, ed altre comodità che non aveva Luigi XIV. Parlare di povertà, così, un po’ a vanvera, lascia perplessi.
Quanto al Reddito di Cittadinanza, cui Di Maio deve tanta parte del suo successo, se fosse a vasto raggio, praticamente per tutti, diverrebbe impossibile per il finanziamento richiesto; e se invece fosse limitato ad alcuni casi e sottoposto a parecchie condizioni, non sarebbe più un reddito di semplice cittadinanza, e la sua applicazione lascerebbe molti, molti scontenti. Tanto da rendere impopolare il nostro Di Maio. Anche qui, il diavolo si nasconde nei particolari.
“Una manovra fiscale shock per creare lavoro”. Quale manovra? Con quali costi? A spese di chi? E perché dovrebbe creare lavoro? Non si finirebbe mai.
Infine, tanto per non parlare sempre di soldi, quali sono le quattrocento leggi da abolire? Come mai sono quattrocento e non cinquecento o trecento? E se ne esiste la lista, perché il M5s non la pubblica, specificando anche in che modo armonizza questa abolizione con l’ordinamento giuridico esistente? Con quali norme sostituisce quelle abolite, quando ciò è necessario? Anche questo è parlare a ruota libera. 
Lo sappiamo tutti che ci sono i poveri; lo sappiamo tutti che c’è la corruzione; lo sappiamo tutti che ci sono troppe leggi. Non si tratta di enumerare i problemi, si tratta di risolverli. Magari non la povertà, ma quelli che possono essere risolti. E, allo stato, molti di quelli di cui parla Di Maio sono insolubili. 
E tuttavia, dopo tutte queste osservazioni, bisogna dire che non si è esplicitata la più grande critica. Ammesso che non si tratti del libro dei sogni, ammesso anche che quel programma sia realizzabile, non serve a niente gloriarsi del proprio 32%. Col 32% non si governa. E se il M5s non si procura il sostegno di altri parlamentari (a titolo oneroso, cioè concedendo vantaggi, dopo aspre negoziazioni), il suo bravo discorsetto non servirà a niente. 
È vero che il Pd ha governato per cinque anni appoggiandosi ad un esercito di “traditori” (566, se non ricordo male) ma il Movimento ha più volte manifestato il desiderio, se non di impiccare, certamente di punire severamente i voltagabbana. Modificando la Costituzione, se necessario, e introducendo il vincolo di mandato. Come potrebbe dunque cercare di sedurre, allettandoli con cariche e vantaggi, i parlamentari di altri partiti, per indurli a tradire e a divenire dei sostenitori del Movimento degli onesti? Un partito che ha sempre manifestato un sacro orrore per la “compravendita di parlamentari”, sempre attribuita al solo Berlusconi?
Le parole di Di Maio denunciano, da un capo all’altro, una sorta di disprezzo per la realtà. Quel giovane sembra non preoccuparsi della fattibilità di ciò che si promette, della compatibilità di un provvedimento rispetto agli altri, e soprattutto delle forze parlamentari necessarie per governare.  È banale ripeterlo, ma prima di formare un governo bisogna ottenere la fiducia delle Camere. Il sistema funziona così. E quand’anche l’Arcangelo Gabriele tornasse in terra per riconsegnare a Di Maio le chiavi del Paradiso Terrestre, il leader del M5s, per condurci in quel luogo beato, dovrebbe avere almeno il 51% dei voti in ambedue le Camere. E non li ha.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
12 marzo 2018


(1)Riportate da Valentina Santarpia, sul Corriere, http://www.corriere.it/elezioni-2018/notizie/m5s-luigi-maio-facebook-non-abbiamo-cuore-poltrone-11b41de2-2512-11e8-8868-620b5c6d46c4_print.html, sono le seguenti:
Faremo tutto il possibile per rispettare il mandato che ci hanno affidato. Mi auguro che tutte le forze politiche abbiano coscienza delle aspettative degli italiani: abbiamo bisogno di un governo al servizio della gente. 
Politica vuol dire realizzare´ diceva Alcide De Gasperi, ed è a questo che tutte le forze politiche sono state chiamate dai cittadini con il voto del 4 marzo.
Noi non abbiamo a cuore le poltrone, abbiamo a cuore che venga fatto ciò che i cittadini attendono da 30 anni e che ci hanno dato il mandato di realizzare con oltre il 32% di consenso
Abbiamo messo al primo posto la qualità della vita dei cittadini che vuol dire eliminazione della povertà (con la misura del Reddito di Cittadinanza che è presente in tutta Europa tranne che in Italia e in Grecia), una manovra fiscale shock per creare lavoro, perché le tasse alle imprese sono le più alte del Continente, e finalmente un welfare alle famiglie ricalcando il modello applicato dalla Francia, che non a caso è la nazione europea dove si fanno più figli, per far ripartire la crescita demografica del nostro Paese.
La nostra attenzione sarà massima anche su altri fronti come quello della lotta alla corruzione, dell’eliminazione della burocrazia inutile con 400 leggi da abolire, del rispetto dell’ambiente
In tutta la campagna elettorale e subito dopo il voto ho detto che noi siamo disponibili al confronto con tutti per far nascere il primo governo della Terza Repubblica, la Repubblica dei cittadini.

Pubblicato il 12/3/2018 alle 8.33 nella rubrica Diario.

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