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TRIPLA ASSURDITA'

Diceva Nietzsche che l’uomo è l’unico predatore che, quando uccide la propria vittima, pretende anche di avere moralmente ragione. Ovviamente una simile pretesa è ingiustificata ma a nessuno piace doversi condannare mentre fa qualcosa che ha tanta voglia di fare. 
Questa troppo umana autoassoluzione va tuttavia lasciata agli ipocriti. Per chi ama la verità, lo sforzo dell’onestà intellettuale rimane un obbligo assoluto. Per esempio, io mi sono messo in pensione dopo (relativamente) pochi anni di lavoro, e comunque abbastanza presto – visto che nel frattempo non mi sono deciso a morire – per vivere molti più anni da pensionato che da lavoratore. 
Dunque devo ammettere che per decenni sono stato mantenuto dai connazionali e lo sono ancora. La qualifica di parassita non piace a me come non piace a nessuno, ma che posso farci: io non ero nato per lavorare. E comunque è più facile sopportare la qualifica di parassita che avere fame. Perciò, da bravo leone qualunque, continuo a godermela senza scrupoli.
E in ogni caso sono tutt’altro che l’unico a dover riconoscere verità scomode. Se lo Stato facesse una legge balorda (e non è un’ipotesi inverosimile) per la quale chiunque abbia il cognome che comincia con la “Q” ha diritto a un regalo di cinquantamila euro, potremmo chiamare ladri, profittatori, parassiti i signori Quirico, Quintino, Quadrio, che si presentassero in Banca d’Italia per incassare l’assegno? Chi è da biasimare: chi fa un regalo immotivato, o chi l’accetta? E soprattutto, veramente i signori “P” che hanno tanto criticato i signori “Q” si sarebbero astenuti dall’andare a ritirare l’assegno, se la legge avesse riguardato loro? 
Il colpevole è uno Stato che privilegia senza alcuna ragione una certa categoria di cittadini, facendo pagare quel privilegio ai non privilegiati. È esattamente quello che è avvenuto negli anni demenziali della spesa statale folle. Bastavano sedici anni di lavoro (più quattro virtuali d’università) per aver diritto alla pensione. Anche da quaranta a novant’anni. Quando me l’hanno detto da prima non ci ho creduto. Ma quando ho visto che era vero, ne ho tratto le logiche conseguenze.
Sembra una storia mitologica ed invece si ripete anche attualmente, nel tempo delle vacche magre. Stavolta si tratta di ristrutturazioni edilizie.
Forse molta gente nemmeno lo sa, ma oggi chi effettua questo genere di lavori (per esempio il rifacimento dei frontalini dei balconi) ha diritto al rimborso delle spese nella misura del 50%, anche se quel rimborso gli arriverà nell’arco di dieci anni. Chi per esempio ha speso diecimila euro, dall’anno seguente riceverà cinquecento euro per dieci estati consecutive. Ma c’è di meglio. Per chi cambia i suoi serramenti con serramenti moderni, in nome del risparmio energetico, il rimborso sale al 65%. Il cittadino spende quindicimila euro e lo Stato, in dieci anni, gliene rimborsa quasi diecimila. Al ritmo di mille ogni agosto. Questi provvedimenti sono assurdi per una miriade di ragioni. 
Per cominciare, lo Stato è generosissimo con i soldi altrui, o, peggio, facendo debiti. Inoltre lo è nei confronti di chi può permettersi una spesa di dieci o quindicimila euro continuando a mandare avanti la sua famiglia. E non tutti possono. Il che corrisponde a dire che i poveri si terranno le case con i serramenti vecchi, da cui magari entrano spifferi gelidi, mentre i ricchi potranno perfino cambiare serramenti ancora accettabili, ché tanto in sostanza paga lo Stato. E lo stesso vale per i mobili, i condizionatori d’aria, i grandi elettrodomestici, tanto da rendere finalmente comprensibile il detto evangelico per il quale: “A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza, e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha” (Matteo, 13.12). 
Ovviamente mi sono lanciato anch’io a cambiare i serramenti. Dove sta scritto che dovrei essere meno leone degli altri leoni? E astenendomene avrei forse salvato l’Italia? Senza dire che questo genere di provvedimenti è adottato da un Parlamento sensibile alle ragioni di una superiore moralità ecologica. E chi sono io, per non seguirne i consigli?
La balordaggine di un simile provvedimento risiede anche nel fatto che è difficile revocarlo. Dopo che a lungo si è spronata la sostituzione dei serramenti, se domani lo Stato togliesse gli incentivi, di quanto crollerebbero la loro produzione e la loro installazione? Chi oggi non li ha sostituiti pur in presenza di uno Stato demente che paga i due terzi della spesa, domani li sostituirà interamente a proprie spese? La drammatica stasi del settore durerebbe un decennio o più.
Infine aleggia su tutta questa vicenda un brutto sospetto: che lo Stato, oltre che ingiusto nei confronti dei cittadini economicamente più deboli, speri anche di fregare i cittadini economicamente più forti. Infatti questi per i miglioramenti spendono soldi buoni, mentre se tutto scoppia, e se siamo sommersi dall’inflazione, lo Stato restituirà euro che varranno sì e no la metà o forse meno di quelli di oggi. E a questo punto i cittadini abbienti i lussi se li saranno pagati pressoché interamente da sé.
Un collega di Nietzsche, Hegel, diceva che tutto ciò che è razionale è reale, e tutto ciò che è reale è razionale. E qui l’unica conclusione logica è che un simile Stato è folle economicamente, ingiusto socialmente e, se gli riesce, abbastanza disonesto per non pagare i suoi debiti.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
7 gennaio 2018

Pubblicato il 8/1/2018 alle 13.47 nella rubrica Diario.

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