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LA DEMOCRAZIA, GOVERNO DEGLI STUPIDI

La democrazia è il regime in cui comanda il demos, il popolo. E in particolare la maggioranza del popolo. E poiché la maggioranza è composta da sciocchi, la democrazia è il regime in cui comandano gli sciocchi. Ciò non significa affatto che ci sia un tipo di governo migliore della democrazia. Dunque ci conviene tenercela stretta. Ma ciò non impedisce che abbia dei difetti, fra i quali quello di essere il sistema in cui comandano gli stupidi. 
Una tesi così drastica abbisogna di solide dimostrazioni, di cui la prima, paradossalmente, potrebbe essere: “Se non ti sei accorto che la maggioranza è composta da imbecilli, significa che sei un imbecille pure tu”. Ma lasciamo da parte le battute e ragioniamo seriamente.
Il livello culturale medio dei laureati è sconfortante, e la maggioranza della popolazione non è neppure laureata. L’azione del governo riguarda i campi più disparati, tanto che non si pretende neppure in Parlamento che tutti i deputati siano sufficientemente informati per avere un parere. E infatti esistono le “Commissioni Parlamentari”. Dunque figurarsi se sono sufficientemente informati i semplici cittadini. Si potrebbe continuare, ma alla fine si sbatte contro il punto fondamentale: può darsi che i cittadini non siano sufficientemente informati per decidere, ma rimane il fatto che essi non votano sui singoli provvedimenti (referendum a parte), votano per decidere chi deve votarli, quei provvedimenti. E – naturalmente – votano per quelli che la pensano come loro. 
Passiamo ad una dimostrazione pratica, mediante un esempio che abbiamo sotto gli occhi. Quando l’immigrazione dalla Libia si intensificò al punto che i Paesi a nord dell’Italia di fatto chiusero le loro frontiere, l’Italia continuò eroicamente a ricevere tutti quelli che si presentavano. L’opinione pubblica stigmatizzava vivamente chi metteva in dubbio il dovere di salvare chi era in pericolo di vita, di chi cercava legittimamente di sfuggire all’oppressione o semplicemente ad una esistenza miserabile. Non solo: chi osava mettere in dubbio questo atteggiamento era trattato da insensibile, immorale, e perfino da antidemocratico e anticostituzionale. Infatti la nostra Costituzione prevede l’asilo politico. E se qualcuno faceva notare che i veri rifugiati politici erano una percentuale insignificante di quelli che si mettevano in viaggio, riceveva per tutta risposta che la distinzione fra rifugiati politici e rifugiati economici non aveva senso. Non bisognava tenerne conto. È necessario insistere? Certo che no. Sei mesi fa tutti noi eravamo in Italia, tutti leggevamo i giornali e sentivano la televisione, per non parlare dei discorsi del Papa.
Le persone di buon senso facevano notare che qualunque tipo di dovere si scontrava con una domanda: “Ammesso che avessero ‘diritto’ all’ospitalità italiana cento milioni di africani, avremmo potuto accoglierli?” Certo che no. Ma il ragionamento non valeva dinanzi ai buoni sentimenti. “Sì, certo, cento milioni sono parecchi. Ma intanto che faccio, rimando indietro questi poveri disgraziati, li lascio affogare in mare?” E infatti questo atteggiamento (che cortesemente non definisco) è andato avanti per mesi e mesi. Se si fosse votato in quel momento, il popolo avrebbe sostenuto chi era a favore dell’immigrazione clandestina. Anche perché i media prendevano pressoché tutti questa posizione ed è difficile andare controcorrente. Soprattutto nel Rio delle Amazzoni.
Poi l’afflusso divenne alluvionale, e il basso popolo (quello a diretto contatto con gli immigrati) cominciò a spazientirsi. Scoppiarono degli scandali, delle sommosse, delle rudi prese di posizione di paesini e sindaci, e il vento cominciò a poco a poco a cambiare. Quelli che prima erano degli svergognati senza cuore divennero i precursori di un atteggiamento nazionale. Accoglienza sì, ma cum grano salis. Fin dove si può, come dice oggi il Papa. Purché si possa poi integrarli. E comunque senza favorire il commercio di carne umana. Insomma con mille ragioni si è passati dalle porte spalancate al regolamento Minniti che ha drasticamente ridotto il flusso dell’immigrazione. Prima si diceva che nessuno avrebbe mai potuto fermarlo, anche perché eravamo obbligati a seguire la legge del mare, poi l’impossibile è diventato possibile. Forse qualcuno ha abrogato la legge del mare.
Qui non si vuol prendere una posizione sul problema degli immigrati. Si vuol soltanto far notare che o il popolo è stato stupido prima, quando è stato per l’accoglienza indiscriminata, o è stupido oggi che è assolutamente contro l’accoglienza indiscriminata. Mentre una persona intelligente avrebbe assunto sin da principio la posizione giusta e non l’avrebbe cambiata. 
Gianni Pardo
12 settembre 2017

Pubblicato il 12/9/2017 alle 12.46 nella rubrica Diario.

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