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LA REALTA' RAZIONALE

La stella di Matteo Renzi si è talmente appannata che attaccarlo, se pure da questo umile pulpito, sembrerebbe ingeneroso. E tuttavia l’argomento può essere ripreso non per parlare di lui, ma della razionalità della vita.
Concetto discutibile, naturalmente. Sono troppe le cose che non vanno secondo le previsioni. La frequente irrazionalità del reale smentisce le previsioni meglio argomentate. E tuttavia a volte lo svolgimento della storia segue binari obbligati. 
Per mesi mi sono stupito del fatto che gli italiani non avessero una crisi di rigetto nei confronti delle bugie e dei modi insopportabili di Renzi e infatti, pressoché “in solitario”, ne ho detto tutto il male che a mio parere meritava. Sul momento il clima nazionale è sembrato darmi torto, poi invece il tempo ha dimostrato che annunciavo in anticipo una piena che ora è diventata alluvionale. E ciò dimostra che, almeno qualche volta, quando esistono le cause di un fenomeno, poi se ne verificano gli effetti. 
Oggi siamo al punto che il Pd si è scisso e per un’eventuale collaborazione con esso i fuorusciti pongono come condizione che Renzi sia messo fuori gioco. Atteggiamento eccessivo, impolitico e quasi stupido. Non bisognerebbe dimenticare che le due cose più importanti sono, nell’ordine, la nazione e poi il Pd. Renzi non piace? Basterebbe non conferirgli il bastone del comando, senza per questo danneggiare il partito, e lasciare orfani milioni di elettori, pur di fare dispetto ad un singolo personaggio.
Purtroppo, all’irragionevolezza della sinistra estrema corrisponde l’irragionevolezza dello stesso Renzi. Questi non ha capito la sconfitta del referendum e non ne ha tratto le conseguenze, tanto che continua ad avvitarsi nei suoi errori e ci fa paventare  non soltanto la sua fine politica, ma anche un colpo mortale al Pd. La realtà spietata continua a presentare il conto per i suoi eccessi, ma i suoi oppositori non dovrebbero lasciarsi ad andare ad eccessi speculari. Troppi credono che, per eliminare le proprie colpe,  basti chiudere gli occhi, mentre lo spappolamento della politica italiana richiederebbe che tutti si rendano conto che il primo imperativo è quello di governare il Paese e se possibile di arrestare la sua marcia verso il disastro.
In materia di governabilità, l’Italicum andava nella direzione giusta, anche se era eccessivo ed effettivamente pericoloso. Come dice un proverbio della mia terra, il troppo è come il poco. Quella legge prevedeva un’unica Camera in cui avrebbe avuto un’enorme maggioranza non una coalizione, ma un unico partito. E  dal momento che i partiti, quando hanno un capo carismatico, di fatto gli obbediscono, tutto ciò corrisponde a dire che si ipotizzava la dittatura di un uomo per cinque anni. Coloro che erano contenti che quest’uomo potesse essere Matteo Renzi dovrebbero chiedersi se sarebbero stati altrettanto contenti che quest’uomo fosse Berlusconi o Di Maio. Le leggi non vanno ritagliate su qualcuno. Gli uomini cambiano, le istituzioni restano, e a volte fanno danni immensi. Non è che, per rimediare ai difetti della democrazia, si debba ricorrere alla dittatura.
Probabilmente gli italiani, per il motivo sbagliato, e cioè l’ostilità a Renzi, hanno fatto la cosa giusta, rigettando una riforma pericolosa. Ma oggi siamo alla paralisi politica. Il Paese non riesce a darsi una nuova legge elettorale ( non foss’altro – come vorrebbe giustamente il Presidente della Repubblica – per armonizzare le norme fra Camera e Senato) e la situazione è peggiore di quelle che abbiamo vissute col vituperato Mattarellum e col vituperatissimo Porcellum. Attualmente non si riesce ad immaginare chi, e con quale maggioranza, proverà a costituire un governo, dopo le elezioni. Ci siamo infilati in un vicolo cieco e non sappiamo andare né avanti né indietro. 
Non c’è un premio di maggioranza abbordabile. Non c’è un partito abbastanza forte per governare da solo. Non ci sono coalizioni disposte a governare insieme. Non c’è neppure una ragionevole previsione di quali saranno i risultati delle elezioni. Il singolo partito con le massime intenzioni di voto, lo sciagurato M5s, ha come programma soltanto quello di impallinare chiunque provi a governare il Paese. O perfino ad impedire che i nostri figli muoiano di morbillo perché contagiati dai figli di genitori incoscienti.
Con le migliori intenzioni, Renzi ha fatto all’Italia più male di quanto potesse immaginare. Soprattutto, le ha proposto la dittatura ed ha ottenuto l’anarchia. Cosa dopo tutto non stupefacente se, tanto per Aristotele quanto per Montesquieu, questi due tipi di regime sono collegati e l’uno è spesso il presupposto dell’altro. Pessimo presagio.
Se per giunta aggiungiamo al quadro il rischio che le acque, oggi stagnanti, potrebbero sollevarsi in onde finanziarie e borsistiche gigantesche, c’è veramente da avere paura. Speriamo che stavolta la realtà, invece d’essere razionale, sia imprevedibile e ci perdoni.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
25 luglio 2017

Pubblicato il 29/7/2017 alle 12.40 nella rubrica Diario.

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