Blog: http://Pardo.ilcannocchiale.it

IL PERCHÉ DEGLI INCENDI BOSCHIVI


Dovendo risolvere un problema, l’ideale è ovviamente avere tutti i dati e giungere alla conclusione incontestabilmente esatta. Ma quando ce la si deve cavare con ciò che si ha, risulta prezioso il principio del filosofo inglese Occam, secondo il quale la soluzione più semplice è probabilmente la giusta.
Un caso di questo genere si ha con gli incendi boschivi. Chi appicca il fuoco compie un gesto incomprensibile, dannoso, a volte criminale fino all’omicidio. E per molto tempo, probabilmente proprio perché reputavano la cosa inconcepibile, le televisioni si sono ostinate a parlare di “una cicca accesa buttata distrattamente da qualche passante”, e soprattutto di “autocombustione dovuta al caldo”.  
Autocombustione? Scettico, ho perfino dubitato che esistesse la parola. Poi il dizionario mi ha rassicurato. La parola c’è. È il fenomeno che probabilmente non c’è. Gli incendi della savana, a quanto ho letto, si verificano a causa di qualche fulmine. Del resto gli animali non fumano e non gettano cicche accese sulla sterpaglia. Ma già, provate a dar fuoco alla sterpaglia con una sigaretta accesa. C’è il rischio che consumiate l’intero pacchetto senza riuscirci. Una volta ho perfino letto che, gettando una cicca accesa su una pozzanghera di benzina, si spegne la cicca, invece di avere l’incendio. Insomma le cause degli incendi che ipotizzavano allora giornali e telegiornali erano talmente fantastiche, che oggi non vengono più prese in considerazione. 
Oggi la moda è quella di parlare di piromani e di interessi criminali. Dei malati di mente che amano il fuoco, o dei delinquenti che appiccano un immenso incendio per modificare un territorio secondo i loro interessi. Quanto ai malati di mente, è vero che esistono, ma possibile che si manifestino soprattutto in estate e soprattutto nei giorni di grande caldo? Non c’è proprio niente da bruciare, in autunno, in primavera e nello stesso inverno? Anche qui, la sproporzione fra il numero di incendi nelle giornale calde e ventose d’estate, e il resto dell’anno, richiederebbe una spiegazione.
Quanto ai criminali, ammesso che vogliano incendiare un capannone o un’area edificabile, non avrebbe senso dar fuoco ad un bosco in un giorno di grande caldo e di grande vento. Perché, se non si immagina la sproporzione fra lo scopo perseguito e le conseguenze concrete, prima che dei criminali si è degli idioti. 
Scettico come sempre, preferisco fare altre ipotesi. È evidentemente molto più facile incendiare un vasto territorio in un giorno di grande caldo, con molta sterpaglia secca, e mentre soffia un vento teso. E questo è il dato fondamentale. La cosa più semplice è dunque che l’incendio sia stato appiccato per errore. Proprio perché provocare il grande incendio in simili condizioni è facilissimo, basta che si accenda un fuocherello per qualsivoglia innocente ragione e il fuoco potrà immediatamente sfuggire al controllo. L’imbecille voleva soltanto arrostire una salsiccia, il fuoco è partito e da quel momento non c’è stato nessun modo per frenarlo. Ce lo dicono le cronache da tutto il mondo. All’imprudente non rimane che scappare via non visto, se può.
La seconda ipotesi, forse anche più probabile, è psicologica. I ragazzi, gli ignoranti, gli insicuri, e in generale i deboli di mente, sono coscienti di essere degli incapaci. Le difficoltà che gli altri superano, loro non riescono ad affrontarle. E invece, quando accendendo un fiammifero si può provocare una catastrofe, ecco risorge dal buio del tempo la figura di Erostrato. Colui che, cosciente della propria insignificanza, vuole per un momento sentirsi grande distruggendo con un gesto ciò che altri hanno costruito con il loro genio o con anni di fatica. La reazione distruttiva è la versione frustrata della creatività. È questa la ragione dei tanti attacchi che le più famose opere d’arte hanno subito nel mondo. Erostrato incendiò il famoso tempio di Artemide, una delle sette meraviglie del mondo antico, proprio perché non sarebbe mai stato capace di costruirlo.
Il fuoco appiccato al bosco esalta la volontà di potenza dell’imbecille. “Ora si dovranno mobilitare i pompieri, i carabinieri, i Canadair, e tutto questo perché l’ho voluto io, con un gesto da nulla. E domani di questo disastro parleranno i giornali e le televisioni. Che impresa, la mia! Peccato non possa vantarmene”.
Ecco perché tutte le prediche e le richieste di “misure di prevenzione” contro gli incendi boschivi sono futili. O almeno insufficienti. Perché non c’è rimedio contro l’incoscienza, contro la distrazione, e contro la stupidità criminale.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
26 luglio 2017

Pubblicato il 26/7/2017 alle 8.21 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web