Blog: http://Pardo.ilcannocchiale.it

AMMETTERE LA REALTA' DELL'EUROPA

Se dovessimo ricordare ogni momento della nostra vita ci troveremmo nella stessa difficoltà di chi ha nel computer troppi dati e non riesce più a trovare quello che gli interessa. Per fortuna, il nostro cervello passa al setaccio i ricordi e quando le esperienze si accumulano, mette in archivio quelle che reputa importanti e ne dimentica la maggior parte. Nell’insieme, crea una “formazione”, una “mentalità” o, come si dice con altre parole, un “orientamento generale”. Ecco perché la cultura è stata definita: “ciò che rimane quando si è dimenticato tutto”. 
Il nostro cervello è economico. In particolare per quanto riguarda le esperienze frequenti e ripetute, elimina il ricordo dei singoli episodi, mentre ne conserva il nocciolo. Quante volte il singolo ha sentito parlare di Matteo Renzi? quante volte lo ha visto in televisione? Non ne ha nemmeno un’idea approssimativa. E tuttavia la somma delle impressioni magari lo ha fatto passare dall’indifferenza alla simpatia e poi dalla simpatia ad un’antipatia tanto acida da volerlo mandare via ad ogni costo. 
Le conclusioni cui si giunge a poco a poco sono fra le più solide. Quando ai “giudizi” non si arriva di primo acchito, ma al contrario essi derivano da una sedimentazione, al soggetto sembrano infine del tutto naturali, e sarebbe addirittura infastidito dal doverli giustificare. Quando si giunge allo stadio della “sedimentazione”, non c’è argomentazione che possa ribaltare un atteggiamento mentale. Se c’è voluta una lunga serie di esperienze, per determinarlo, ci vorrebbe una lunga serie di esperienze di segno opposto, per cambiarlo. 
Il fenomeno si produce anche al livello delle nazioni o di un intero Continente.  I membri della comunità europea, cresciuti nel tempo da sei a ventisette, sono passati dall’iniziale e corale entusiasmo per ciò che chiamavano sinteticamente “l’Europa”, all’attuale, implacabile ostilità. L’Unione, con le sue mille regole e i suoi mille divieti, è l’origine di ogni male. Per dimostrare questo stato d’animo, i commentatori dei grandi giornali, citano i progressi dei partiti “populisti” e lo shock della Brexit. E tuttavia potrebbero benissimo risparmiarsi la fatica. Che lo stato d’animo sia cambiato – e quanto! – lo si sa benissimo. Lo si respira nell’aria. Prima tutti sembravano fieri di partecipare all’avventura europea, ora per difendere l’“Europa” ci vuole coraggio e ci si chiede piuttosto come si possa uscire dal vicolo cieco.
Quando si constata questo stato di cose, una persona di buon senso ne prende atto e ne trae le conseguenze. Poco importa che la cosa gli piaccia o no. E tuttavia non è affatto ciò che avviene. L’Europa ufficiale fa finta di non accorgersi di come la pensa l’Europa sostanziale ed emette continui proclami di incrollabile fedeltà all’ideale. Dichiara che indietro non si torna (come si dice sempre quando c’è il rischio di tornare indietro) e fa compunte genuflessioni dinanzi all’altare di Bruxelles. Come sempre, quando il vertice (si pensi a Luigi XVI) perde il contatto con la nazione, c’è rischio che quel vertice sia rovesciato.
E infatti l’attuale temperie del Continente induce a formulare scomodi paralleli. Mentre i russi invadevano Berlino, sotto il cemento armato del suo bunker Hitler organizzava la resistenza, dava ancora ordini e spostava reparti che esistevano soltanto nella sua fantasia. Ma non era soltanto follia. Hitler sapeva che non sarebbe sopravvissuto alla disfatta della Germania e si limitava a prolungare la sua personale agonia.
Tutti i grandi politici europei per anni ed anni si sono proclamati sostenitori senza condizioni dell’Europa comunitaria, e forse ora si sentono obbligati a dichiararla incontestabile perché temono di cadere con essa. E non hanno torto. Quando l’Ue scoppierà, trascinerà con sé nell’abisso un’intera classe politica. 
Se ancora i grandi dirigenti avessero qualche ragione di promettersi una tale serie di successi da riguadagnare il terreno perduto, si potrebbe capirli. Ma la cosa non è ipotizzabile. E allora come mai non organizzano essi stessi un soft landing, un atterraggio morbido verso una nuova sistemazione dell’euro e dell’Europa? Come mai non guidano la transizione, invece di lasciarsene travolgere?
Attualmente, la Politica vive alla giornata; la Finanza vive alla giornata; le Borse vivono alla giornata; e anche noi vecchi viviamo alla giornata: perché non ci interessa ciò che avverrà fra cinque o quindici anni. Ma chi ha dei figli, chi ha dei nipoti, chi guida grandi Paesi, come dorme la notte?
Finché la barca va, si dice. Ma in questo caso bisognerebbe raccomandare a tutti di non guardare giù. Perché potrebbero vedere il buco da cui entra l’acqua.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
30 agosto 2016

Pubblicato il 31/8/2016 alle 8.46 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web