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IL TERREMOTO, PARLANDONE SERIAMENTE

Per giorni, tutte le televisioni non hanno parlato che del terremoto. Un diluvio di parole che non ho ascoltato, nemmeno in minima parte. Era prevedibile una marea di sciocchezze, di cui qualche schizzo mi ha malgrado tutto raggiunto. 
Tutti hanno parlato di “mettere in sicurezza gli edifici”. Programma impossibile. Sia perché sono troppi, sia perché per un simile programma non ci sono soldi che bastino, sia perché l’Italia, in questo momento, è proprio al lumicino, economicamente. Perfino il debito pubblico, nei primi sei mesi dell’anno, è aumentato di settantasette miliardi. Già senza terremoto, stiamo vivendo facendo debiti.
Poi si è fatta l’ipotesi di costringere tutti i cittadini ad assicurarsi contro il rischio terremoto. Ottima idea. Se non fosse per il piccolo problema che manca l’assicuratore, nel senso che nessuno mai si assumerebbe il compito di indennizzare le vittime di un terremoto. 
Facciamo che ogni appartamento valga duecentomila euro e che sia richiesto un bel premio di mille euro l’anno. E già questo sarebbe un bel freno. Mille euro l’anno, per un rischio che magari si verifica ogni trecento anni? Comunque, facciamo che ci siano diecimila assicurati e che cada il 10% degli appartamenti, del valore di 200.000€ l’uno. I diecimila assicurati hanno versato dieci milioni di euro, i mille appartamenti, tutti insieme, valgono duecento milioni di euro. Venti volte tanto. Senza considerare i costi e i profitti dell’assicuratore. Le cifre ipotizzate potrebbero essere altre, il concetto non cambierebbe. Ecco perché, nelle polizze, sono spesso esclusi i danni conseguenti a “disastri naturali”. Non è cattiva volontà, è impossibilità di risarcire danni troppo grandi. Insomma, basta porre una domanda: chi avrebbe potuto indennizzare i terremotati del terremoto di Messina del 1908?
Altra baggianata: ricostruire ciò che è stato distrutto dov’era e com’era. Questa cosa, oltre che impossibile per i costi (come si è visto in tutti i casi del passato), è assolutamente stupida. Si ricostruirebbe un paese o una città in modo che crolli col prossimo terremoto esattamente come col precedente. E viceversa, ricostruendo con criteri antisismici, sia l’aspetto, sia i costi sarebbero differenti.
Tanto che val la pena di chiedersi come mai in passato abbiano costruito così male. Un secolo fa, in un mondo di analfabeti, si costruiva senza pensare al terremoto. Perché “a memoria d’uomo” (d’uomo, non di libri) in quella zona non ce n’erano stati. E così alla prima scossa tutto rovina, come è normale, per delle pietre messe l’una sull’altra. Oggi conosciamo meglio il passato e prevediamo meglio il futuro: ma nel frattempo le case sono le stesse di un secolo fa.
Una sciocchezza l’ha detta anche il vescovo di Ascoli che ha chiesto: “Signore, ma tu dove stai?” (O, secondo un’altra versione: “Signore, e ora che si fa?”) La domanda dimostra che questo prelato non si è accorto che nella realtà non si nota mai l’intervento di Dio. Perfino nel caso un disastro che si poteva verificare non si verifichi (la scuola essendo deserta di notte) è stupido dire: “È stato un miracolo”, “Dio ha salvato quei bambini”. Perché ciò corrisponde a dire, nel caso che quei bambini fossero morti sotto le macerie, “Dio non ha voluto fare un miracolo”, “Dio non ha voluto salvarli”. Non è meglio rassegnarsi ad obbedire alla Chiesa quando impone il dogma della Divina Provvidenza, e parlare dell’imperscrutabilità dei disegni divini? Ma forse, nell’era del papato “francescano”, questo vescovo non conosce il catechismo.
Un’altra stupidaggine: “Una cosa del genere non si deve verificare mai più”. Ma se si è verificata, probabilmente è perché corrisponde alla natura umana. È ovvio che guidando l’automobile possiamo provocare guai economici tali da rovinarci, e soltanto una buona assicurazione può salvarci. È evidente – soprattutto per il passeggero – che viaggiare senza cintura di sicurezza è una stupidaggine inescusabile. È evidente che il fastidio di una insignificante puntura è incomparabile col dramma di una malattia seria. E tuttavia, quand’ero giovane, gli assicurati contro la responsabilità civile automobilistica non erano la maggioranza. Quando mi sono intestardito ad usare le cinture di sicurezza, sono stato costretto a comprarle e ad installarle io stesso. Per fortuna sull’automobile (tedesca) nei montanti c’erano i buchi. Infine oggi c’è tanta gente che contesta i vaccini, tanto che lo Stato si appresta – come per l’assicurazione automobilistica – a renderli obbligatori. 
In queste condizioni, come meravigliarsi se nel corso dei secoli gli italiani hanno costruito case che non resistono ai terremoti, soprattutto pensando che le (costose) tecniche al riguardo sono recenti? Un tempo dunque non soltanto non avevano i soldi per costruire case antisismiche, ma non avevano nemmeno idea di come avrebbero dovuto fare. Non c’erano nemmeno i buchi sui montanti.
Questa è l’umanità, queste sono le case che i nostri padri hanno costruito. E ancora oggi, quanta gente, dovendo comprare un appartamento, chiede se l’immobile sia stato costruito con criteri antisismici? Quando mai questa qualità è sottolineata negli annunci di vendita? Quanto può essere sicuro, il costruttore, di recuperare le somme in più spese a questo scopo?
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
28 agosto 2016

Pubblicato il 29/8/2016 alle 7.19 nella rubrica Diario.

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