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CHE COSA HA TRASFORMATO UN QUARTO DI MILIONI DI TEDESCHI IN ASSASSINI?

di Sven Felix Kellerhoff, da “Die Welt”.

Chi è un criminale? La domanda sembra soltanto banale e pare facile darle una risposta. Naturalmente un criminale è qualcuno che con le proprie mani commette un delitto. Ma questa definizione non basta, e si dimostrerebbe immediatamente capace di discolpare, nel caso di reati complessi, tutti i superiori.  Per esempio, con le proprie mani Heinrich Himmler non ha ammazzato nessuno – e tuttavia egli è stato il principale criminale dell’Olocausto. Esattamente come Adolf Eichmann, l’organizzatore delle deportazioni. 
E che dire dei degli stessi criminali? Dei conducenti di locomotive che guidavano i treni verso i campi di sterminio? Delle guardie che impedivano agli uomini la fuga, mentre marciavano verso le camere a gas? Delle persone insignificanti che hanno aiutato a tenere in funzione il sistema dell’omicidio di massa, senza uccidere nessuno con le loro mani?
Il diritto penale, nel Paragrafo 27 del codice penale, contempla per loro l’accusa di complicità nel delitto, con queste parole: “Viene punito come aiutante colui che dolosamente ha prestato aiuto per la commissione di un atto contrario alla legge dolosamente commesso da un altro. La pena comminata all’aiutante è la stessa di quella comminata al colpevole“. Anche se può essere diminuita secondo le attenuanti del paragrafo 49. 
Recentemente la Sede Centrale della Procura per il perseguimento dei reati nazisti ha di nuovo dato il via ad inchieste preliminari contro il personale degli antichi campi di concentramento e ai loro responsabili. Tutti e otto gli accusati sono vecchissimi, hanno fra ottantotto e novantotto anni. Non vengono loro ascritte concrete e singole uccisioni nel campi di Stutthof, presso Danzica, ma la collaborazione al sistema di annientamento. La Sede Centrale vede ciò come possibile aiuto per il crimine, e questo crimine non si prescrive. Dunque può condurre anche dopo più di settant’anni a procedimenti penali.
Dal 2011 sono stati avviati dalle procure procedimenti contro un totale di cinquantotto persone che erano appartenute al personale dei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau oppure Majdanek. Di loro cinquantadue procedimenti sono stati nel frattempo conclusi perché i presunti aiutanti dell’omicidio di massa sono morti oppure sono divenuti incapaci di intendere e volere. Due procedimenti sono finiti in prima istanza con condanne di colpevolezza, quattro residui sono ancora in corso.
Se anche dopo più di sette decenni si possono ancora trovare potenziali accusati, si pone automaticamente la domanda: quanti criminali ci sono stati, in totale? Questa non è materia della giustizia penale, che avvia procedimenti soltanto contro individui e dopo la cui morte nessuno può continuare ad agire. L’indagine generale sui crimini appartiene dunque molto di più ai doveri della storiografia. 
Ora Frank Bajphr, storico presso il rinomato Istituto per la Storia Contemporanea, a Monaco, nella raccolta “Attività Criminali Naziste”, ha stilato un attuale bilancio della ricerca sui criminali. La cosa è significativa, infatti importanti dati e conoscenze di questa sottodisciplina – molto cresciuta dagli anni novanta – si ritrovano sparpagliati in parecchi libri e saggi.
Oggi nell’Olocausto si va da duecento a duecentocinquantamila criminali tedeschi, austriaci e “tedeschi etnici”. A questi si aggiunge una quantità difficilmente precisabile di collaboratori, innanzi tutto lituani, lettoni ed ucraini, che dopo l’occupazione tedesca cominciarono dei pogrom contro gli ebrei con parecchie forme di organizzazione come polizia ausiliaria o i cosiddetti “ausiliari volontari”, che direttamente partecipavano alle uccisioni.
Osservando in senso lato i criminali tedeschi, si vede che certo fra loro c’era un certo numero di sadici ed altre persone psichicamente disturbate. Ma per la maggior parte dei casi ciò non è stato rilevato.  Analogamente si è rivelata insostenibile, secondo Bajohr, la tesi secondo cui l’esperienza della violenza della Prima Guerra Mondiale sia stata la premessa per gli assassini senza limiti della Seconda.
Anche i moventi individuali per gli omicidi, che il criminologo istintivamente comincia col cercare, si ritrovano soltanto in relativamente pochi casi: avidità personale, gelosia, motivi sessuali e altre cause tipiche si sono potuti riscontrare soltanto in pochi assassini.
Chiaramente respinte sono state le asserzioni spesso avanzate dagli accusati di avere ucciso perché costretti dagli ordini, in particolare dalla minaccia che sarebbero essi stessi stati fucilati, se avessero rifiutato di uccidere delle vittime inermi. E tuttavia migliaia di difensori in decine di migliaia di indagini e procedimenti penali non hanno potuto presentare un singolo caso concreto per una simile “costrizione dell’ordine”. Al contrario è stato spesso dimostrato che i superiori lasciavano ai loro uomini la scelta di partecipare o no agli omicidi di massa. La stragrande maggioranza non si è avvalsa di questa possibilità.
Che cosa dunque ha condotto così tanti tedeschi (ed austriaci) del tutto normali ad uccidere in massa uomini indifesi con la loro personale violenza? Le fabbriche di morte dei campi di sterminio, innanzi tutto Auschwitz-Birkenau come pure Belzec, Sobibor e Treblinka, in cui poche centinaia di criminali, col sostegno della tecnica, hanno “prodotto” numeri immensi di vittime, furono responsabili per “soltanto” la metà dei circa sei milioni totali di vittime dell’Olocausto. I rimanenti furono fucilati, ammazzati, cacciati a morte o morirono di fame dinanzi agli occhi degli amministratori del Ghetto. Qual è la spiegazione per questo mostruoso scoppio di violenza?
Certo una parte importante ha avuto il fenomeno del cameratismo. Bajohr lo descrive basandosi su una citazione dello scomparso pubblicista Sebastian Haffner, che si riferisce ad una situazione per nulla criminosa, uno stage di formazione per giuristi nell’estate del 1933: “Il cameratismo mette interamente da parte il sentimento della responsabilità personale.  L’uomo che vive nel cameratismo si sente togliere ogni preoccupazione per l’esistenza e gli è sottratta ogni durezza della lotta per la vita. La cosa più triste è che il cameratismo toglie all’individuo anche la responsabilità per sé stesso, dinanzi a Dio e la sua coscienza. Fa quello che fanno tutti gli altri”.
Con questo si spiegano molti se non tutti i crimini collegati all’Olocausto. Con la sua politica apertamente antisemita il regime nazista di fatto aveva dichiarato gli ebrei “selvaggina non protetta”. Prevalentemente gruppi paramilitari di poliziotti e riservisti, ma anche impieganti amministrativi e – nel campi di concrentramento – ausiliarie di sesso femminile, obbedirono ad ordini evidentemente amorali e non si rifiutarono di eseguirli, perché “tutti” facevano la stessa cosa.
La coscienza individuale della maggioranza di loro era spenta. Erano coscienti di far parte di un meccanismo di sterminio, anche quando lavoravano in un ufficio del campo di concentramento; e tuttavia vedevano la cosa secondo una reinterpretazione della parola “cameratismo”, come il loro dovere di continuare a collaborare e a “funzionare”.
La maggior parte dei criminali se la sono più o meno cavata. Nel complesso sono stati processati da tribunali tedeschi all’incirca soltanto settemila di loro, di cui soltanto 172 sono stati condannati all’ergastolo. Precedentemente erano stati puniti da giudici alleati all’incirca mille criminali, e fra loro un’intera schiera di comandanti di campi di concentramento. Una statistica frustrante, a fronte dei circa 170.000 accusati, riguardo ai quali si è indagato. Dei rimanenti, da trenta ad ottantamila una parte non ha vissuto l’anno 1945, la maggioranza invece fino alla sua morte semplicemente non è mai apparsa nelle liste di ricerca della procura. 
Qui può fare chiarezza – ma in ritardo – la storiografia. Senza accusati infatti non vi è processo penale. 
Sven Felix Kellerhoff
(Traduzione dal tedesco di Gianni Pardo)
L’articolo è stato pubblicato dal giornale „die Welt”. http://www.welt.de/geschichte/article157862760/Was-machte-eine-Viertelmillion-Deutsche-zu-Moerdern.html

Pubblicato il 26/8/2016 alle 14.5 nella rubrica Diario.

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