Blog: http://Pardo.ilcannocchiale.it

PERCHÉ LA CINA COMPRA TUTTO

Il Celeste Impero non aveva tendenze espansionistiche, dal punto di vista culturale. I cinesi erano convinti che il resto del mondo fosse popolato di barbari di cui non valesse la pena di occuparsi. Forse per questo, nel corso dei secoli, anzi dei millenni, non è stato molto esportato uno dei prodotti più caratteristici di quel grande Paese: la saggezza. 
Per quel che ne so, la filosofia cinese non si è dedicata molto all’astrazione. Il suo primo interesse è stato il problema di come vivere, quel problema di cui nell’Occidente si sono occupati soprattutto i cinici, gli stoici e gli epicurei. Ma questi antichi saggi sono stati presto sommersi dalla storia. La nostra intelligenza va in un’altra direzione, se perfino la religione ha una cosmogonia e una metafisica. Così il pensiero si è infine perduto nelle nebbie hegeliane e nelle utopie marxiste.
Era del tutto innaturale che un Paese come la Cina, votato al buon senso confuciano, facesse prevalere la teoria sulla pratica e divenisse comunista. Ma è avvenuto. E dal momento che il pugno di ferro paranoico del regime di Mao non fu meno spietato di quello di Stalin, si poteva anche temere che quell’aberrazione durasse, come in Russia, settant’anni. Invece gli eccessi di quel regime sono stati visti per quello che erano, e a poco a poco la Cina è tornata ad essere quello che è sempre stata. Come disse Deng Xiaoping, “Non importa se il gatto è bianco o nero, basta che prenda i topi”. Così, quando si è avuto il coraggio di riconoscere che i topi li prendeva meglio il capitalismo privato (e all’occasione anche il cosiddetto “liberismo selvaggio”) il comunismo economico è morto. E la Cina è divenuta una superpotenza economica mondiale. 
Ma il buon senso cinese non si è fermato lì. L’espansione economica galoppante di quell’economia ha reso la Cina il grande creditore del mondo, in particolare degli Stati Uniti. E ciò le ha creato il problema di che cosa fare dell’immensa montagna di soldi. Il denaro è soltanto una possibilità di futuri acquisti, una promessa che non vale più di chi la fa. Chi ha dollari può andare negli Stati Uniti e comprare ciò che vuole, ma nella misura in cui i dollari valgono in quel momento. Ciò significa che, se c’è una svalutazione, si svaluta anche il denaro in mano al creditore. E se c’è un crollo, lo stesso crollo si ha nelle aspettative di chi deteneva dollari. 
Se si è in tempo di pace, dal punto di vista economico, si può anche detenere il denaro altrui a tempo indeterminato. È infatti lecito pensare che la promessa di beni in cambio di quel denaro sarà mantenuta, e nelle proporzioni previste. Se invece si teme l’instabilità finanziaria – basti dire che correntemente in Europa si fa anche l’ipotesi di un improvviso crollo dell’euro – che cosa pensa la persona di buon senso, e dunque il cinese? “Finché avrò denaro, avrò da temere. Se invece avrò dei beni, potrò serenamente disinteressarmi del valore del denaro con cui li avrò comprati”. 
Se si hanno milioni di euro in banca, si rischia parecchio. Se invece si è comprato il Milan, il Milan conserverà il suo valore anche se l’euro dovesse crollare. Ecco perché la Cina compra a tutto spiano, tanto che la lista della spesa, a volerla redigere, sarebbe troppo lunga. E ciò non tanto per ricavare profitti, dagli acquisti – perché se ci fossero profitti in vista avrebbe concorrenti, in quegli stessi acquisti – quanto per avere beni e non denaro. E mettersi al riparo da una probabile crisi.
In Cina probabilmente vedono nero almeno quanto il sottoscritto, notoria Cassandra. Certo è che, secondo il Financial Times, Pechino nel 2015 ha comprato per cento miliardi di dollari, e da gennaio a giugno 2016 ha già speso 134 miliardi, apprestandosi dunque a più che raddoppiare gli acquisti dell’anno precedente. Chi ha orecchie da intendere intenda.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
24 agosto 2016

Pubblicato il 24/8/2016 alle 14.24 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web