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LA MENTALITA' SCIENTIFICA IN ECONOMIA

Noi europei occidentali abbiamo di che vantarci. Aristotele ha inventato la riflessione seria sulla Natura, Galileo ha inventato la scienza moderna. E anche a parlare di Bacone, rimaniamo sempre nell’Europa Occidentale. 
Il grande messaggio della scienza è semplice: impariamo dai fatti. Se una teoria appare logica, elegante e razionale, ma poi è contraddetta dai fatti, sono i fatti che hanno ragione. Anche se la teoria è firmata da un genio immortale come Aristotele.
Sembra ovvio e non è. Purtroppo, la mentalità scientifica non può entrare in tutti i campi. A volte il problema è così complesso che nemmeno l’esperimento è conducente: perché non si sa, fra i mille fattori, quale dato, positivo o negativo, abbia condotto al risultato. E ciò permette che si commettano gli stessi errori indefinitamente: perché il nucleo teorico resta intangibile. Nella scienza si procede per esperimenti e controllando i risultati, in altri campi spesso, se i risultati non sono quelli desiderati, si dà la colpa a qualcun altro o a qualcos’altro. 
Ad esempio, che la società abbia dei difetti non c’è dubbio. E non c’è dubbio che se si potesse programmare un nuovo tipo di società come si programma uno spettacolo, forse si avrebbe una società migliore. Ma di fatto tutte le teorie o sono rimaste (fortunatamente) sulla carta, dalla Repubblica di Platone alla Città del Sole di Campanella; oppure si è provato ad attuarle, e ciò ha condotto a disastri epocali. Il più grande e longevo dei quali è stato l‘Unione Sovietica. Mao Tse Tung – per fortuna – è rimasto al potere meno a lungo. Per buon senso, nel momento in cui qualcuno propone di riformare la società, prima ancora che apra bocca bisognerebbe mandarlo via minacciandolo fisicamente. La società avrà i suoi difetti, ma è meglio che si tenga quelli che ha, perché il rischio è soltanto quello di aggiungerne.
Qualcosa di analogo – ma qui siamo sul terreno dell’opinabile – è avvenuto in economia. Da quando i governi hanno reputato opportuno occuparsene, non s’è fatto che constatare una serie di fallimenti. La storia non fa che riferire gli inconvenienti che si sono avuti applicando le varie teorie. Che sono tutte finite nell’archivio degli errori. Colbert, sul momento, è sembrato un genio, ma chi oggi proporrebbe di applicare la sua macroeconomia? E lo stesso vale per tutti. Come sempre la palma della vittoria, in questo concorso a chi sbaglia di più, va alla Russia Sovietica e a Mao Tse Tung.
I fatti, in materia di economia, dicono che meno la si dirige e meglio sta in salute. Naturalmente a questo punto risuona l’anatema: “Ma questo è liberismo selvaggio!” Può darsi. Qui interessa soltanto il fatto che funzioni. Prima la Cina è stata per anni un Paese guidato con pugno di ferro verso la felicità da quel genio che fu Mao Tse Tung, ancora oggi con la faccia sulle banconote. Ma la gente moriva letteramente (non metaforicamente) di fame. Si sa che la strada dell’ideale è a volte impervia e bisogna aspettare, per avere i risultati. Ma è difficile farlo da morti. 
Poi Pechino ha cambiato politica. Niente economia diretta dall’alto. Niente capitalismo di Stato. Praticamente nessun rispetto per nulla e nessuno e nessuna regola per la produzione. Ognuno ha potuto fare quello che ha voluto, ognuno ha potuto arricchirsi, anche non rispettando i brevetti altrui, anche sfruttando la manodopera, in un ambiente da “liberismo selvaggio” quale oggi in Occidente non oseremmo nemmeno immaginare. Il risultato è stato una crescita esponenziale che ha trasformato quel Paese di morti di fame in un Paese ricchissimo, modernissimo, che oggi è praticamente il Grande Creditore del Mondo.
E qui si torna alla mentalità scientifica. La nostra economia ha tutte le qualità: è democratica, è sindacale, è etica, segue le più moderne teorie ed è impegnata nel perseguimento del massimo bene comune: ma l’Italia è vicina al fallimento. L’economia cinese è immorale, forse perfino illegale, e produce ricchezza in quantità inconcepibile. Il responso della mentalità scientifica è che, a partire dai fatti, l’economia cinese è quella giusta e la nostra è quella sbagliata.
Nessuno dice che si debba andare a Pechino e Shanghai, vedere come vanno le cose, e fare esattamente lo stesso. Ma è così assurdo il suggerimento di andare a vedere che cosa potremmo copiare, da loro, senza andare troppo contro i nostri principi? Quanto meno, non potremmo andarci per capire che cosa funziona da loro, e perché, e che cosa non funziona da noi, e perché?
Ecco la decadenza dell’Occidente. Finché si resiste ai fatti, finché si dà ragione ad Aristotele (o agli economisti con mentalità “progressista”) si rimane fermi al sistema tolemaico. Mentre la Terra continua a girare.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
22 agosto 2016

Pubblicato il 23/8/2016 alle 7.26 nella rubrica Diario.

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