Blog: http://Pardo.ilcannocchiale.it

LA SITUAZIONE DI ALEPPO

Sulla situazione di Aleppo il cittadino dispone soltanto delle notizie che dànno i giornali e le televisioni. E si sa che: “in guerra la prima vittima è sempre la verità”. In teoria, se si è assolutamente fuori dalla contesa, e se chi dovrebbe raccogliere le notizie è una persona affidabile, ci si potrebbe fidare di ciò che si sente. Ma sono condizioni che è difficile vedere riunite. 
Nella guerra del Vietnam, per esempio, noi non avevamo alcun interesse nazionale. Che quella del Nord contro il Sud fosse una guerra d’aggressione, in vista dell’annessione, non c’era dubbio. Ma se non si può giudicare male chi aggredisce, perché la morale è estranea alla politica internazionale, ancor meno si può giudicare male chi difende l’aggredito. E invece la sinistra italiana, solo per antiamericanismo – perché gli americani, oltre ad essere colpevoli di averci liberato da fascismo e nazismo, ci avevano anche impedito di divenire schiavi di Mosca – non soltanto parteggiava per Hanoi, ma arrivava a deformare le notizie, o a nascondere quelle che erano a favore di Saigon. Lo ha confessato anni dopo (pentendosene, ma senza ottenere la mia assoluzione) Tiziano Terzani. Se in una guerra, per caso, la verità dovesse risuscitare, in Italia i giornalisti l’ammazzerebbero di nuovo.
L’attuale caso della Siria è emblematico. Sin dall’inizio di questa guerra tutta la pubblicistica italiana è stata contro Bashar el-Assad, ed ha trasformato a scatola chiusa i ribelli in altrettanti eroi della democrazia. Stupidaggine cui ha subito aderito quel genio di Barack Obama. Solo quando non è più stato possibile negare che molti di quei ribelli erano degli integralisti islamici, e dei criminali, i nostri “media” hanno cominciato a calmare il loro entusiasmo. 
Quando infine quei ribelli hanno rivelato interamente la loro qualità morale e civile, dando vita al sedicente Stato Islamico, l’Occidentale è rimasto perplesso. Assad è ancora il cattivo, ma i suoi oppositori non sono perfetti, come gentlemen. Cionondimeno nel caso di un bombardamento che ammazza anche dei civili, i nostri “media” continuano a credere prevalentemente alla versione degli insorti. Forse perché – come Daesh ha dimostrato infinite volte - gli integralisti islamici hanno un grande rispetto della vita. 
Nella confusione, per Aleppo siamo giunti al buonismo semplificatorio. Assad è il cattivo; i russi sono cattivi perché gli dànno manforte, e per giunta, in questa guerra, usano le armi; i ribelli sono così frammentati che è difficile distinguere quelli insalvabili (modello tagliagole) e quelli che potrebbero ancora essere gli eroi dell’ideale. E allora si ripiega su una denuncia indiscriminata. In nome dei civili che muoiono, come in tutte le guerre. E in nome dei bambini uccisi, quasi che si potesse pretendere che le bombe li scansino. È una cosa inammissibile, dicono, come se si potesse ammetterla o non ammetterla. Ma ancora oggi, se non si sa chi sia il colpevole, si denuncia o si suggerisce che il bombardamento è colpa di Assad o dei russi. Non che siano delle verginelle, ma non abbiamo dati seri né a favore né contro nessuno.
Una persona ragionevole si attiene dunque ad alcune regole generali. Le carognate e i crimini di guerra non stanno mai tutti da una parte sola. Soprattutto nelle guerre civili. In tutte le guerre, anche quelle combattute da eserciti occidentali, ci sono danni collaterali. I danni collaterali non distinguono adulti, vecchi, bambini, malati. In guerra qualunque scorrettezza è lecita, e dunque non bisogna stupirsi di veder nascondere armi in asili elementari, inviare donne incinte o bambini a farsi esplodere per ammazzare degli innocenti o usare ambulanze per il trasporto di armi (tre esempi del modo di “combattere” dei palestinesi). Sicché, prima di condannare chi spara contro una donna o un bambino che non si fermano all’alt, sarebbe bene informarsi. La tregua si usa per preparare la vittoria, se è possibile, o per migliorare la difesa. Dunque è più pronto a concederla chi ha più bisogno di una pausa. Chi è sul punto di vincere la tregua non l’accetta. Inutile distinguere i “buoni” dai “cattivi”: in guerra ci sono soltanto dei cattivi normali e dei criminali. 
Di Aleppo non sappiamo niente. Sappiamo che la gente soffre, ma, se si parla di una guerra, questa non è una notizia.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
20 agosto 2016

Pubblicato il 21/8/2016 alle 5.25 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web