Blog: http://Pardo.ilcannocchiale.it

IL BUON SENSO È FLESSIBILE?

In ospedale un uomo vorrebbe visitare la moglie, malata di una malattia contagiosa e tanto pericolosa, che quel contagio corrisponde a morire. Glielo vietano, ma l’uomo non sente ragioni. Sembra convinto che tutto il problema consista nel convincere il dottore, non nell’evitare il contagio. Il medico invece pensa che non soltanto quell’imbecille rischia di morire (e questo sarebbe il meno, visto che si tratta di un imbecille) ma una volta uscito da quella stanza potrebbe a sua volta contagiare altri, e farli morire. E la discussione si prolunga.
La similitudine che si è appena esposta va bene per chiarire ancora una volta il problema della “flessibilità”, che troppi considerano “normale”. Per vedere come stiano le cose, chiedendo scusa a chi conosce perfettamente l’argomento, bisogna riprendere il problema da principio.
L’Italia è impantanata in una crisi economica da cui non riesce assolutamente ad uscire. Anche gli altri Stati europei hanno problemi, ma il nostro Paese è il fanalino di coda. Se gli altri stanno male, noi stiamo malissimo e per riprenderci, secondo l’unanime consenso (non so quanto giustificato) sarebbero necessari grandi investimenti pubblici. Ma l’Italia i capitali per questi investimenti non li ha e inoltre si è impegnata con l’“Europa”, a non “sforare” i bilanci, contraendo ulteriori debiti. E proprio su questi impegni insistono a Bruxelles. Ma – dice l’Italia – questo è un momento speciale. Se nell’Ue non lo si capisce, è segno che c’è troppa “rigidità”. Oggi è assolutamente necessaria una maggiore “flessibilità”. Non bisogna tenere conto delle regole, bisogna renderle “flessibili”, “piegandole” alle necessità dell’Italia. Ci si deve permettere di prendere a prestito dai mercati i capitali necessari per il nostro rilancio produttivo.  
A leggere i giornali e ad ascoltare i telegiornali, non si capisce perché l’Europa dica di no. Miopia? Volontà di tenere l’Italia in crisi? Ignoranza delle più semplici teorie economiche, come il vangelo keynesiano?
Ovviamente la volontà di far male al prossimo è piuttosto inverosimile. Che beneficio ha avuto, l’Europa, dalla crisi greca? E che beneficio traiamo, tutti, della cattiva situazione economica in Portogallo o in Irlanda? C’è un bel proverbio siciliano che è un autentico antidoto contro l’invidia: “Augura che vada tutto bene al tuo vicino, qualche beneficio ne verrà anche a te”.
A Bruxelles non sono tutti imbecilli. La ragione per la quale si è contrari al fatto che l’Italia contragga altri debiti è triplice. In primo luogo, non è detto che per rilanciare l’economia gli investimenti pubblici funzionino. In secondo luogo, se il debito sovrano dell’Itala aumenta di molto (è già aumentato di settantasette miliardi dall’inizio dell’anno e corrisponde a più del 130% del nostro pil) i mercati borsistici potrebbero allarmarsi e non comprare i nostri titoli. La conseguenza sarebbe il fallimento dell’Italia. Anche se ora, pudicamente, si chiama “default”. E fin qui si tratterebbe della morte dell’imbecille. Ma – ecco la terza ragione – è evidente che mentre il fallimento di un Paese piccolo come la Grecia sarebbe grave soltanto come segnale dell’instabilità dell’intera eurozona, il fallimento di un gigante come l’Italia provocherebbe un tale panico, che sarebbe un immediato certificato di morte per infarto dell’euro e della comunità. E questo è il contagio dei terzi che teme il medico. Anche perché non ci sarebbero sforzi finanziari sufficienti per tenere in vita un organismo economico tanto ingombrante.
Ecco perché la diatriba sulla flessibilità sembra veramente insulsa. Qui non si tratta di “ottenere il permesso di contrarre debiti”, qui si tratta di sapere se, contraendo questi debiti, non ci mettiamo in pericolo noi e non mettiamo in pericolo tutti gli altri. È di questo che bisognerebbe discutere, è questo il problema, non il pareggio di bilancio, non il limite del 3%, non il permesso di metterci nei guai. 
Fra l’altro, anche se nessuno osa dirlo, per non svegliare il cane che dorme, già così è fatale che, una volta o l’altra, scoppi il bubbone dell’enorme bolla finanziaria mondiale: infatti ci sono molti trilioni di dollari nelle banche e nelle borse, a fronte di niente. Il debito pubblico degli Stati (a partire dall’Italia, come sempre) continua ad aumentare e non può aumentare all’infinito. Dunque i competenti sanno che l’evento della sfiducia dei mercati è “inevitabile”, e sanno anche che sarà innescato, in un giorno imprevedibile, da una qualunque scintilla. Per questo sono spaventati da qualunque cosa somigli ad una scintilla. Non è evidente?
Non si tratta di tenere l’indice alzato, per chiedere alla maestrina Angela Merkel il permesso di andare al gabinetto. La situazione è un po’ più seria.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
17 agosto 2016

Pubblicato il 17/8/2016 alle 10.14 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web