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LA BICICLETTA AL PARTITO

Spiegare perché si ride non è impresa facile. Uno dei possibili motivi è che le barzellette osano dire, sotto forma di scherzo, verità che magari non si oserebbe formulare. Perché sono contrarie alla morale corrente, alla decenza, al bon ton. La risata rappresenta dunque un moto di sollievo e di liberazione e ciò spiega fra l’altro perché siano così numerose le barzellette sulla suocera, sulla religione, sulle mogli e sui mariti, e su coloro che hanno il potere.
Proprio riflettendo sui problemi provocati dall’immigrazione si è indotti a ripensare a una storiella dei tempi del Pci. Pasquale voleva ottenere la tessera del Partito e per questo doveva sottostare ad un esame di ortodossia. “Se avessi una casa che faresti?” “La darei al Partito, per creare la sezione nel nostro comune”. “Bravo. E se avessi un’automobile?” “Lo stesso, la darei al Partito, per andare a prendere i dirigenti e annunciare i comizi”. “Bravissimo. E se avessi una bicicletta?” “Eh no! esclama a questo punto Pasquale: la bicicletta io ce l’ho veramente!”
I grandi principi eroici è più facile enunciarli quando non si è chiamati ad applicarli. È per questo che non bisogna lasciarsi suggestionare dai sermoni di chi non è in ballo. Soltanto i più ingenui si sacrificano veramente, cedendo all’illusione che anche chi predica i grandi principi, venuto il momento, li seguirebbe. Chi è saggio applica i principi che reputa giusti, checché ne dicano gli altri. E diffida delle parole nobili.
Per quanto riguarda l’immigrazione clandestina l’intera Europa ha proclamato i principi della più grande umanità, della più grande solidarietà, della più grande accoglienza. Quei profughi non potevano non essere salvati, in mare, anche se si erano messi in pericolo volontariamente; e non potevano non essere accolti, quale che fosse il loro numero, anche se fuggivano soltanto dalla miseria. L’Italia naturalmente – come sempre con la coda di paglia - ha applicato questi principi, per paura di essere accusata di inumanità, e non si è chiesta quanto sincere fossero le altre nazioni. Fino a che punto, all’occasione, i loro comportamenti avrebbero corrisposto alle loro parole.
E infatti poi l’esperienza ha cantato un’altra canzone. Non appena il flusso migratorio è divenuto imponente e all’estero hanno cominciato a vivere qualcosa di simile a ciò che l’Italia vive da anni, qual è stata la reazione? L’Austria, la Danimarca, la Svezia, la Francia, l’Inghilterra (che pure non fa parte dell’area Schengen!) si sono accorti che la bicicletta l’avevano davvero. Così oggi i migranti sono imbottigliati in Italia. Premono sulla frontiera di Mentone, di Chiasso, del Brennero, col rischio, in quest’ultimo caso, che le cose peggiorino ulteriormente se le elezioni ripetute saranno favorevoli a Norbert Hofer. 
L’Europa del Nord è stata ineccepibile ed ha risolto il problema dei migranti in modo morale, finché esso è stato teorico. Invece, una volta che per essa ha cessato di essere teorico, ha reagito con piatto buon senso e pensando all’autodifesa. Queste considerazioni non servono ad accusare la Svizzera o la Francia: servono a denunciare la nostra ingenuità. 
Noi siamo convinti che il nostro Paese sia, più degli altri, privo di senso civico, di scrupoli, di onestà. I “grillini” addirittura l’onestà si sentono in dovere di invocarla a gran voce, perché pare sia dura d’orecchio. Su di noi aleggia sempre il monito: “Ragazzi, non facciamoci riconoscere”. E così a volte ci comportiamo come gli altri non si comporterebbero. Da stupidi.
Invitato a Ventimiglia per porre rimedio alla crisi degli emigranti che vorrebbero passare in Francia, il prefetto Franco Gabrielli, capo della polizia, ha confessato che era venuto ad ottenere una “decompressione” del problema, non una sua soluzione. E infatti si sposteranno gli emigranti al Sud, come se il Sud non ne avesse già abbastanza. O come se quelli poi, una volta nel Sud, si innamoreranno dell’Italia e rinunceranno ad andare in Francia o dove che sia. 
La verità è che il problema è oramai divenuto insolubile. Gli immigranti sono troppo numerosi e la loro presenza è dovunque sgradita. In Francia, in Svizzera, in Austria lo confessano. Noi no, noi siamo i primi della classe. E le cose sono andate talmente lontano che ormai non si saprebbe più che cosa suggerire.
Anni fa, se questo sfortunato Paese avesse avuto le orecchie, avremmo potuto chiedergli: “È concepibile accogliere una quantità indeterminata di immigranti, per esempio cinquanta milioni?” E all’ovvia risposta, avremmo concluso: “Stabilisci dunque la quantità massima e poi, Costituzione o non Costituzione, respingi il di più con qualunque mezzo”.
Ma questo sarebbe stato un discorso politicamente scorretto. E allora teniamoci l’Italia com’è.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
9 agosto 2016

Pubblicato il 11/8/2016 alle 11.51 nella rubrica Diario.

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