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SNEET

Pare che aumentino sempre più, al punto che s’è creato un acronimo per designarli: sono gli Sneet, single not engaged, expecting, toying, cioè giovani non fidanzati, non in attesa della persona giusta, e che neppure giocano all’amore.
Come sempre, simili affermazioni sono da prendere con le molle. Innanzi tutto agosto è un mese avaro di grandi notizie e dunque è l’epoca d’oro del “serpente di mare”, la bufala di stagione. Poi perché i rapporti uomo donna sono dominati dall’istinto, ed è ben difficile che l’istinto cambi nel giro di qualche anno. Infine perché non si vede in che modo si raccolgano i dati: “Scusi, lei ha un/a fidanzato/a?”, “Scusi lei va a puttane?”, “Scusi, lei è una ragazza pressoché seria, o va a letto col primo venuto, tanto per giocare?” Con l’ovvia risposta sempre in agguato: “Ma scusi, a lei che gliene frega?”
Cionondimeno si può fare l’ipotesi che gli Sneet esistano, che divengano sempre più numerosi, e chiedersi quale potrebbe essere la causa del fenomeno.
Se è vero quello che dicono, oggi i ragazzi e le ragazze cominciano molto precocemente ad avere rapporti sessuali. E poiché canzoni, film, telefilm e gossip non fanno che parlare d’amore, è probabile che i ragazzi condiscano queste esperienze corporali con l’idea che la cosa sia intrecciata con l’amore, o quanto meno che l’amore potrebbe farlo sorgere. In altri termini, la generazione attuale avrebbe la possibilità – negata per molti millenni ai giovani che li hanno preceduti – di fare l’esperienza completa del rapporto uomo-donna almeno un decennio prima del solito, e per giunta col beneficio della marcia indietro: “Si sa, siamo soltanto ragazzi”.
Se effettivamente aumenta il numero dei delusi, dovrebbe essere evidente che quell’esperienza (di cui noi vecchi a suo tempo non abbiamo nemmeno osato sognare) non sia stata soddisfacente. Il grande pericolo per chi assaggia la droga – dicono – è che si ha voglia di tornarci, fino alla dipendenza. Se ciò non avviene con l’amore (almeno, come lo conoscono i giovani d’oggi) c’è da pensare che non ha per nulla il fascino della droga. Che cosa può deludere, in questo campo?
Può deludere il sesso, per cominciare. Certo, se ne parla con molta disinvoltura. E tuttavia i ragazzi sono poco informati. Tutti i teenagers, nel pieno della potenza sessuale, sono naturalmente portati all’eiaculazione precoce, cioè alla delusione, ed anche alla tentazione di trasformare il sesso non in passione ma in collezionismo. “Quella me la sono già fatta, ora passo a quell’altra”. O “quell’altro”. Infatti le ragazze giocano anch’esse questo gioco, e sono in una condizione ancora più sfortunata. Il piccolo incompetente, infatti, nel momento dell’eiaculazione, ha un forte piacere. La ragazzina brutalmente penetrata per pochi minuti, non ha neanche quel piacere. L’idea che l’erotismo sia una materia più difficile della matematica che affrontano sui banchi di scuola non sfiora neppure i ragazzini. E per questo è facile immaginarli simili alle scimmie. I loro accoppiamenti saranno diretti, brutali, rapidi, e sostanzialmente insignificanti.
Né meglio vanne le cose nell’amore. Il grande amore, ovviamente, non è né attrazione momentanea, né pura istintività: è intesa intellettuale, è affetto, è delicatezza, è generosità, è disciplina, è profonda conoscenza l’uno dell’altro. È per questo che non bisogna confondere l’assurdo “colpo di fulmine” col grande amore. Non si colpisce per puro caso un bersaglio piccolo e lontano.
Gli Sneet, ammesso che esistano, potrebbero essere i giovani che hanno assaggiato il sesso e l’amore secondo gli standard correnti, e sono delusi da ambedue le cose. Anche perché, nel caso siano andati oltre il semplice flirt + sesso, si saranno presto accorti che ogni contatto umano, e soprattutto quello di coppia, è problematico: nell’epoca attuale bisogna contemperare due caratteri, due condizionamenti, due aspettative e due egoismi speculari. Proprio per questa ragione non si ripeterà mai a sufficienza ai ragazzi che il rapporto uomo-donna è un rapporto personale, non il rapporto fra due immagini. Fra l’altro, cercando ad ogni costo un partner di bell’aspetto, si rischia d’avere una bottiglia con una bella etichetta e un pessimo vino.
Poi il singolo parte troppo spesso con la convinzione di meritare l’amore, senza intanto sapere se lui sia capace di darlo. Troppi non si chiedono mai: “Che cosa posso dare, io, in amore? E perché meriterei che qualcuno mi ami per tutta la vita?”. E così si parte col piede sbagliato, verso l’inevitabile delusione. 
Una volta si ritornava alla piatta realtà dopo il matrimonio, quando magari si avevano già dei figli. Oggi invece, facendo esperienza addirittura da adolescenti, qualcuno potrebbe sentirsi scoraggiato prima di arrivare alla piena giovinezza. Ma forse sono soltanto variazioni sul serpente di mare.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
8 agosto 2016

Pubblicato il 9/8/2016 alle 10.23 nella rubrica Diario.

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