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L'ASILO NIDO

Titolo del Corriere della Sera di oggi: “Milano, botte e morsi ai bimbi dell’asilo nido: 2 arresti”. Non val la pena di leggere l’articolo, perché sarà la fotocopia dei molti, identici, comparsi su questo argomento. Forse è addirittura lecito pensare che, se i carabinieri piazzassero delle telecamere nascoste in qualunque asilo nido, constaterebbero gli stessi reati e procederebbero alle stesse denunce.
Naturalmente non c’è nessuna ragione di difendere le maestre d’asilo. Se la polizia giudiziaria, la magistratura e tutta l’Italia le condannano, è segno che sono colpevoli. Ma lo stesso è lecito avere delle curiosità. E dal momento che io non sono competente in materia, chiedo lumi a chi ne sa più di me. 
Ammettiamo che, come nel caso di cui parla il giornale, l’età dei bambini vada da uno a tre anni. Poi immaginiamo che dei bambini si comportino come non dovrebbero e vadano fermati. Si chiede quale sia il comportamento giusto: e questa è la prima, fondamentale domanda. Infatti per condannare le maestre è necessario poter dire loro: “Ecco quello che avreste dovuto fare”. 
Vanno escluse le botte, dal momento che esse fanno parte dei capi d’imputazione cui accenna il titolo del giornale. E per la stessa ragione vanno esclusi i morsi. Per analogia vanno pure escluse le scudisciate, le scariche elettriche, le punture con stiletti e ogni altro comportamento che comporti un dolore fisico. Poiché i telegiornali ne hanno parlato con scandalo, va pure esclusa l’idea di legare i bambini perché stiano fermi o chiuderli in uno stanzino per punizione. Peggio se lo stanzino è al buio. Assumiamo dunque che la maestra, per ricondurre alla ragione un piccolo selvaggio, possa soltanto parlargli. Ma quanto vale un invito verbale a un bambino di due anni, abituato a fare a casa sua tutto ciò che gli viene in mente? E come impedirgli di fare del male agli altri o a sé stesso? Alla prima domanda devono rispondere i competenti e tutti coloro che hanno avuto dei figli.
È noto che la maggior parte delle persone, quando è in collera e ancora non vuole passare alle vie di fatto, grida. Le maestre d’asilo hanno il diritto di rintronare i bambini fino a terrorizzarli (questo potrebbe rientrare nella crudeltà)? Inoltre abbiamo dimenticato che esse dovrebbero insegnare – innanzi tutto con l’esempio – che non è buona educazione gridare? Si insiste: che cosa deve fare la maestra per impedire un comportamento inammissibile?
È facile fornire degli esempi. Immaginiamo che un bambino ne morda un altro, e che non desista benché la maestra gliel’abbia cortesemente chiesto. Naturalmente, a parere di tutti, la maestra ha il dovere di intervenire. Ma come? Per separare i bambini deve usare la forza, seppure soltanto quella necessaria ad ottenere la separazione. Ma già questo è problematico. Se il bambino che prima voleva mordere l’altro si divincola, piange e si dispera, perché gli è impedito di fare ciò che vuol fare, fino a dar luogo ad una scena che, vista dalla telecamera, sembra di violenza inammissibile, che cosa deve fare la maestra? Questa è la seconda domanda.
Ammettiamo che la maestra sia inflessibile nel vietare al bambino di mordere la sua vittima, e lo trattenga, e che nel frattempo un terzo bambino ne morda un quarto, che cosa dovrà fare, la donna? Se lascia il primo sarà morsicato il secondo. Se non lo lascia, sarà morsicato il quarto. Immaginiamo allora che le maestre d’asilo siano due. Ambedue i bambini che rischiavano di essere morsicati sono salvi. Ma ce n’è un quinto che, presa una sedia, cerca di scalare la finestra, probabilmente per buttarsi giù dal terzo piano. È ovvio che bisogna intervenire. E ci vorrà una terza maestra. Così come, moltiplicando gli esempi, si potrà arrivare a dire che ce ne vuole una quarta, una quinta, ed anzi una per ogni bambino. È questa la cosa da fare? Ecco la terza domanda.
Ma qualcuno potrebbe dire che questo testo è una sequela di assurdità. E potrebbe anche avere ragione. Si è opportunamente cominciato col dire che chi scrive non è un competente. E tuttavia è nozione comune che, per modificare il comportamento altrui, o si opera con gli incentivi, o, non essendo questi sufficienti, con le sanzioni. Quali sono le sanzioni da adottare nei confronti dei bambini che percuotono gli altri bambini, li mordono, impediscono loro di giocare, gridano continuamente a squarciagola, vogliono giocare con le prese di corrente, vogliono lanciare oggetti contro i vetri delle finestre, si ostinano a sottrarre agli altri bambini i loro giocattoli, vogliono andar via dalla stanza o addirittura dall’asilo e vogliono fare qualunque cosa che, a parere dei genitori degli stessi bambini, la maestra avrebbe dovuto loro vietare di fare? E questa è la quarta ed ultima domanda. 
Io personalmente non sono tenuto a rispondere. La soluzione devono darla i competenti. Quelli che hanno avuto figli. E soprattutto quelli che poi li hanno affidati all’asilo nido. 
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
1 agosto 2016

Pubblicato il 2/8/2016 alle 5.11 nella rubrica Diario.

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