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GRECIA: SIAMO ALLO SHOW DOWN

 
Per anni abbiamo cercato di capire la Grecia e i suoi rapporti con i creditori. Per anni abbiamo assistito agli infiniti tentativi di mantenere la Grecia nell’eurozona, a costo di finanziarla a suon di miliardi. Tempo fa addirittura i creditori hanno rinunciato al 50% di quanto loro dovuto, se abbiamo capito bene. Per anni si sono imposte alla Grecia condizioni draconiane per ottenere un impossibile risanamento, e si è invece provocato uno scontento che, alle ultime elezioni, ha condotto il popolo a votare per un partito che prometteva di uscire dall’euro.
Ciò malgrado, fra innumerevoli rinvii, si è andati avanti con interminabili negoziati, ma, come si sa, alla fine Achille raggiunge la tartaruga. Da un lato si è esaurita la disponibilità dei creditori a perdere ulteriori miliardi di euro, dall’altro si è esaurita la capacità di Atene di accettare nuovi sacrifici. E siamo allo show down: si mettono le carte sul tavolo e si vede chi ha il gioco migliore. Purtroppo attualmente le carte sono state posate a faccia in giù.
Qualche giorno fa si diceva che Tsipras voleva che l’Europa buttasse fuori la Grecia per potersene lamentare, e l’Europa voleva che la Grecia se ne andasse di sua spontanea volontà, per non essere incolpata del suo abbandono. Per questo tutti “negoziavano” senza fine, esattamente come i ciclisti fermi sulle biciclette, in “surplace”, nelle gare d’inseguimento. Purtroppo, il calendario ha continuato a correre e la situazione di stallo significa comunque il default della Grecia, il trenta giugno. Infatti, per quanto se ne sa, Atene non ha il denaro per pagare i debiti in scadenza. A questo punto l’erede di Ulisse ha tirato fuori un coniglio dal cappello: “Voi non volete buttarci fuori, noi non vogliamo dichiarare che ce ne andiamo, lasciamo decidere al popolo greco”.
Sembra una bella mossa ma è una vigliaccata. La Costituzione Italiana non ammette i referendum in materia di trattati internazionali perché questo genere di materie è troppo complesso per essere giudicato dai semplici cittadini. Dunque il governo greco si sta comportando come un padre che, richiesto dal chirurgo di dare o no l’assenso per l’operazione del figlio di cinque anni, chiedesse al piccolo: “Tu che ne pensi?”
In realtà, il risultato dell’eventuale abbandono della Grecia è estremamente incerto. Perfino il governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha detto che l’uscita della Grecia dall’euro avrebbe conseguenze imprevedibili. Non ha detto che sarebbe negativa per quel Paese, non ha detto che sarebbe negativa per l’Unione Europea, ha semplicemente confessato di non essere in grado di valutarla. E se non è in grado di valutarla lui, come potrebbe farlo il votante greco che di mestiere fa il pescatore, il ragioniere o il tappezziere?
Con questo referendum, Tsipras e il suo governo hanno mancato al loro dovere. Se reputavano che per la Grecia fosse un bene uscire dall’euro, avrebbero dovuto dichiararlo e spiegarlo ai loro concittadini. Se reputavano che fosse un male, avrebbero dovuto evitarlo a qualunque costo, accettando le condizioni di chi ha il coltello dalla parte del manico. In questo modo, non si sono evitati il biasimo per le eventuali conseguenze negative, perché il dovere dei governanti è quello di prevederle. Per giunta, dal momento che faranno campagna per uscire dall’euro, avranno una responsabilità in più.
In realtà, se reputavano che l’uscita della Grecia dall’euro fosse inevitabile, avrebbero dovuto richiedere subito un’operazione concordata per quella manovra. È vero, come si dice, che l’“uscita” non è prevista dai trattati. Ma nulla impedisce che la si preveda ora. È sicuramente meglio arrivarci stabilendo prima le regole, piuttosto che quando la catastrofe economica e borsistica si sarà verificata.
Questo è un giorno nero, per la Grecia, ma non è detto che lo sia per il resto dell’Europa. Innanzi tutto, se l’Italia perderà quaranta miliardi di euro, quanto meno non ne perderà ancora di più. In secondo luogo, dal momento che una volta o l’altra l’euro e l’Unione Europea scoppieranno, è bene sapere a quali conseguenze va incontro un Paese che lascia l’euro. I pareri al riguardo sono infatti molto diversi - si va dal peggio al meglio – e nulla vale quanto l’esperimento. Soprattutto se non è fatto sulla nostra pelle. Il trapianto di cuore è stata una fortuna, dal punto di vista della chirurgia, ma il primo che l’ha subito, un certo Sharansky, se non ricordiamo male, sopravvisse soltanto una quindicina di giorni.
In questo frangente la Storia sta bocciando l’Unione Europea, la Grecia, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea, la Commissione Europea e chiunque abbia messo mano a questa baracca. È il fallimento epocale di quei Titani che volevano scalare l’Olimpo governando l’economia, e non sono riusciti a farlo neppure con la minuscola Grecia.
Tutto questo a meno che, tra stasera e domani, Tsipras non tiri fuori un secondo coniglio dal cilindro. Non sappiamo quanti ne contiene.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
27 giugno 2015

Pubblicato il 27/6/2015 alle 16.42 nella rubrica Diario.

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