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GARA DI ASSURDITA'

Perché la trovata di Grillo sulla P2 è soltanto sciocca
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Beppe Grillo ha messo in giro un’immagine in cui il famoso cancello d’ingresso di Auschwitz non reca la crudele e bugiarda scritta “Arbeit macht frei“ (il lavoro rende liberi) ma la scritta “P2 macht frei” (la P2 rende liberi). Questa seconda versione, oltre ad essere fuor di luogo, non significa assolutamente niente. A dispetto del collegamento con Auschwitz, la P2 non fu affatto un’associazione per delinquere, contrariamente a quanto crede Grillo. E, bisogna ricordarlo, a quanto ha creduto la senatrice Tina Anselmi: che però non riuscì a farlo credere anche ai magistrati. Forse fu una società di mutuo soccorso ad alto livello. A tutto concedere un super-Rotary per reciproche raccomandazioni. Comunque un club che al massimo rendeva indebitamente ricchi, non parte del fumo che usciva da certi camini. Ma fa tanto fino mettere insieme Auschwitz (ovvia universale condanna) e P2 (dovuta universale condanna). Il Minosse contemporaneo del resto è lo  specialista dell’universale condanna.
A quel fotomontaggio insulso è seguita un’automatica levata di scudi. Tutti hanno ritenuto che così si era offesa la sacra memoria della Shoah. Cosa incomprensibile. Se la trovata del comico è priva di senso, non ha senso neppure sostenere che essa ha offeso la memoria di milioni di vittime. Non è necessario opporre al delirio criminale di Hitler uno speculare delirio intellettuale e non bisogna soffrire di complessi di persecuzione. Chi ha simpatia per gli ebrei, chi reputa che Israele abbia ragione al novantanove per cento, non per questo deve vietarsi di giudicare cretino un ebreo cretino. Né deve esitare a dargli torto, se pensa che ha torto. L’antisemitismo è forse una forma di malattia mentale ma ad esso bisogna opporre un disteso equilibrio, non un “semitismo” fanatico e suscettibile. Per questa ragione, se non fosse diventata un caso nazionale,  alla prodezza di Grillo non si sarebbe dovuto dedicare una riga: non merita nemmeno quella. Diversamente bisognerebbe commentare per iscritto ogni scemenza che si sente al caffè o dal barbiere.
Ma la saga continua e Grillo è stato trattato da reprobo. È stato reso simile a Catilina nel famoso quadro di Cesare Maccari. Ma lui non si è ”dégonflé”, per dirla alla francese: non solo ha detto di “non dover chiedere scusa a nessuno” - e in questo potrebbe aver ragione, il buon gusto non ha mai richiesto delle scuse, personalmente - ma ha aggiunto ancora una volta, da leader che indica a tutti la strada da percorrere, che “Dovrebbero sostituire il portavoce della comunità ebraica, perché è stupido e ignorante”. L’incauto si era permesso di dire che il post di Grillo era “un’oscenità”.
Qui, come per “P2 macht frei”, torniamo a non capire. Come mai Grillo fruisce di questa costante impunità? Definire urbi et orbi il portavoce della comunità ebraica “stupido e ignorante” costituisce il reato di diffamazione. Fra l’altro, da un lato il leader del M5S non può invocare la libertà di esprimere le proprie opinioni politiche che la Costituzione garantisce ai parlamentari, perché tale non è, e sempre ammesso che sia un’opinione politica definire qualcuno stupido e ignorante; dall’altro, non può neppure avvalersi della scusa dell’umorismo, perché non si vede a chi mai venga da ridere sentendo insultare un galantuomo, a muso duro. 
Grillo è un cittadino qualunque. Come oggi Silvio Berlusconi, per dire. E quante querele rovinerebbero sulla testa dell’uomo di Arcore, se si permettesse di dire cose del genere? Né risulta che Beppe abbia una bocca bella come quella di Virna Lisi di tanti anni fa.
 Questo è uno strano Paese che, mentre è pronto a credere provato qualunque crimine fantasioso sia attribuito al pregiudicato Berlusconi, perché iscritto d’ufficio nell’elenco dei “Cattivi”, perdona tutto al pregiudicato Grillo, forse perché ha molti più capelli. Intendiamoci, è sperabile che il rappresentante della Comunità Ebraica non gli dia importanza e non lo quereli. Le parole di Grillo sono spesso un trascurabile e fastidioso rumore di fondo. Ma che alla querela non pensi nessuno e nessuno ringrazi quel rappresentante degli ebrei per la sua longanimità, può apparire incomprensibile. 
Forse per questo si ripensa ad Henry Kissinger che una volta confessò di non essere “abbastanza intelligente per capire la politica italiana”. Anche se temiamo di fare il passo più lungo della gamba dichiarandoci “non abbastanza intelligenti”, come Kissinger.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
15 aprile 2014

Pubblicato il 16/4/2014 alle 7.44 nella rubrica Diario.

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