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L'ERRORE DEL "MONTISMO"

L’interpretazione del presente è un esercizio arduo. Per questo va letto con rispetto e interesse il lungo articolo di Ilvo Diamanti, su Repubblica, dal titolo “Il principio del montismo”. Il politologo sostiene che gli italiani manifestano fiducia nell’attuale governo (politico e non tecnico) e condividono con esso una diffusa diffidenza ed anzi disistima verso le logiche della concertazione e della mediazione, verso i partiti, i sindacati, la confindustria, le elezioni e persino la democrazia. La stima per Monti “riflette un sentimento popolare, in parte, antipolitico. Sicuramente antipartitico”. E per questo “il ‘montismo’ va oltre la sua persona e il suo governo”. È “uno strumento per ‘liberarsi’ del sistema politico precedente”, e in totale una manifestazione di sfiducia totale nella democrazia. Raramente tanti dati correttamente identificati sono stati allineati per arrivare ad una conclusione opinabile.
Gli italiani stimano Monti e il suo governo perché hanno la speranza che riescano a fare quello che i governi precedenti non sono riusciti a fare. In questo dimostrano poca fiducia nella democrazia, come dice Diamanti, ma semplicemente perché non ne conoscono un’altra. Credono che la democrazia italiana sia l’unico modello possibile e che per governare un Paese bisogna sospenderla. Non sanno che ciò che la rende insieme odiosa ed inefficiente è il fatto che essa è paralizzata dai meccanismi costituzionali e dalle stesse opinioni dei cittadini, spesso succubi della demagogia.
Il governo Monti è eccezionale perché beneficia di due illusioni prospettiche. Molta gente è tanto disinformata da credere che la tecnica possa guidare un Paese. Che cioè ci siano cose “evidentemente sbagliate e da evitare”, e cose “evidentemente giuste e da preferire”. Crede dunque che il problema sia solo quello di realizzarle, e ignora che tutta la politica consiste nell’identificazione di ciò che va fatto. Nulla è “evidente”. 
La seconda illusione si salda alla prima: la gente pensa che questo governo tecnico stia facendo le cose giuste che i due principali partiti non avevano capito di dover fare.  Invece i due partiti sapevano benissimo ciò che avrebbero dovuto fare, ma non avrebbero mai potuto farlo: perché ognuno sarebbe stato contrastato a morte dall’altro e dalla retorica nazionale. Ché anzi con questo si giunge al nocciolo del problema. 
Se i grandi partiti sostengono un governo che fa le cose che essi avrebbero amato fare, è segno che il sistema è congegnato in modo che un partito, anche ad avere il programma giusto, non può realizzarlo. Il Pd avrebbe potuto imporre l’aggravamento della pressione fiscale attuata dal governo Monti? Si sarebbe squalificato agli occhi degli elettori, prenotando una bella sconfitta nel 2013. Il Pdl, ammesso che fosse necessario aumentare la pressione fiscale, avrebbe potuto reintrodurre l’Ici e rinnegare decenni di politica (e retorica) antitasse di Berlusconi? I partiti in realtà hanno sostenuto Monti sollevando gli avambracci, come i calciatori dopo aver commesso fallo: con l’aria di dire “non sono stato io”.
Il passato sta lì a dimostrare ciò che qui si sottolinea. La necessità della riforma del lavoro è un’evidenza. In passato il Pdl ha tentato di attuarla, senza riuscirci; il Pd l’ha combattuta come fosse nociva, ma la pensava come il partito avversario. Solo nella congiuntura attuale, potendone rigettare la “colpa” su qualcun altro, osa sostenerla. E va per questo contro una “base” che ha contribuito a disinformare per interessi di bottega. Ecco perché si sbaglia, non avendo fiducia nelle istituzioni democratiche: esse vanno benissimo in teoria ma non come sono attuate in Italia. Da noi, anche a vincere le elezioni, la maggioranza o non ha la possibilità o non ha il coraggio di governare. E se ci prova, la paga troppo cara.
Fra i grandi colpevoli gli italiani dovrebbero annoverare la demagogia e i troppi che la seguono. In Germania i sindacati hanno acconsentito a diminuzioni di salario, pur di evitare che le imprese spostassero i loro stabilimenti in Polonia, da noi non sarebbe mai potuto avvenire. Se per ipotesi il Pd fosse stato al governo e avesse riconosciuto questa necessità, sarebbe mai riuscito a spiegarlo ai propri elettori? I sindacati l’avrebbero mai sostenuto? La Cgil fa tanto professione di intransigenza che non è nemmeno detto che i suoi dirigenti pensino veramente ciò che dicono: forse sono costretti a seguire l’esercito che fingono di comandare.
Pur rimanendo naturalmente in democrazia, la soluzione sarebbe una riforma della Costituzione in senso anti-demagogico. Il governo eletto deve poter governare, come fa il governo Monti che proprio per questo – benché in molti siano scontenti dei provvedimenti adottati – rimane molto stimato e molto applaudito. Invece l’intera Italia è impegnata a combattere contro le ceneri del fascismo, tanto che la parola “decisionismo”, in sé neutra, è divenuta indecente. 
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
2 aprile 2012

Pubblicato il 3/4/2012 alle 9.4 nella rubrica Diario.

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