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LA TRISTEZZA DI TESEO

Lo scrittore di romanzi reputa intimamente che gli altri non hanno la sua stessa sensibilità. E comunque non sanno esprimerla come l’esprime lui. Per giunta, scrivendo, pur se è vero, come sosteneva Pirandello, che i sei o più personaggi tendono a muoversi con vita propria, è sempre l’autore che il potere ultimo di dominare quella realtà. Scrivendo un romanzo cfi si sente un po’ il destino, un po’ onnipotenti, un po’ Dio. Ma il senso fondamentale dell’impresa è quello di una confessione. Madame Bovary, c’est moi.
Il caso del saggista o addirittura del filosofo è diverso.Qui chi scrive non tende a confessarsi ma ad insegnare. È qualcuno che crede d’aver capito cose importanti e si sente in dovere di comunicarle. Spesso è arrivato a quelle idee con fatica e travaglio e gli sembra un inammissibile spreco non farne approfittare gli altri. Victor Hugo scriveva per nutrire di applausi il suo immenso ego, Karl Marx invece voleva fare il bene degli umili ed anzi del mondo. Hugo diceva “Guardatemi e ammiratemi”, Marx diceva. “Guardatevi e migliorate la vostra condizione”. Né diverso era il sentimento di Nietzsche che, pur disprezzando il prossimo con le sue ideuzze sconclusionate, non resisteva alla tentazione di indicargli la via dell’intelligenza e della libertà.
Questo atteggiamento dell’animo si accentua con la vecchiaia. L’accumulo delle esperienze e delle conferme diviene ogni giorno più grande e nel frattempo diminuisce il tempo per regalarle agli altri. Charles Aznavour cantava: “Le temps d’apprendre à vivre, il est déjà trop tard”, il tempo d’imparare a vivere ed è già troppo tardi. Troppo tardi per insegnare, troppo tardi anche perché gli altri reclamano il diritto di commettere gli stessi errori.
L’anziano saggista è un Teseo che ha imparato come uscire dal labirinto ma si accorge che gli altri non vogliono seguirlo.
Forse è vano scrivere romanzi come vano scrivere trattati di filosofia. Forse è vano vivere. Ed è comunque triste che non ci sia dato di godere di questa vanità abbastanza a lungo. Come la rosa di Ronsard, non viviamo che lo spazio di un mattino.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it, www.dailyblog.it
23 giugno 2011

Pubblicato il 23/6/2011 alle 12.16 nella rubrica Diario.

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