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IL TEMA (SBAGLIATO) DELL'ESAME DI STATO

La premessa è necessaria: personalmente sono lontanissimo da tutto ciò che riguarda l’esame di stato. Neanche ricordo l’argomento del mio compito d’italiano, a suo tempo. Se dunque critico il tema generale di oggi è perché lo reputo in tutta onestà sbagliato.
Eccolo: “Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per quindici minuti.  Il candidato, prendendo spunto da questa ‘previsione’ di Andy Warhol, analizzi il valore assegnato alla ‘fama’ (effimera o meno) nella società odierna e rifletta sul concetto di ‘fama’ proposto dall’industria televisiva (Reality e Talent show) o diffuso dai social media (Twitter, Facebook, YouTube, Weblog, ecc.)”.
Il tema è sbagliato perché quello di Warhol è un paradosso. E val la pena di dimostrarlo. L’artista statunitense parla di fama  nel “mondo” (sette miliardi di persone) ma noi, molto più modestamente, prendiamo in considerazione solo l’Italia. Sessanta milioni di abitanti. Dato che in ogni giorno ci sono novantasei quarti d’ora, in un anno (96x365) poco più di 35.000 quarti d’ora e per settant’anni di vita individuale si arriva a circa venticinque milioni. Venticinque milioni di italiani potrebbero avere un quarto d’ora di celebrità, e gli altri trentacinque? L’affermazione di Warhol è già falsa per l’Italia, figurarsi nel mondo. Ma c’è di più: se la fama consistesse nell’essere noti in tutto il Paese, ogni quarto d’ora – giorno e notte, in tutti i mesi dell’anno - tutti dovremmo almeno sentir nominare il famoso italiano di quel quarto d’ora: e questo è chiaramente impossibile.
Qualcuno potrebbe obiettare che si sta usando il pallottoliere su una battuta ed avrebbe ragione: ma è proprio questo che si voleva dire. Se quello di Warhol è un paradosso, come si può proporlo a dei giovani non ancora allenati a simili acrobazie intellettuali? Quando Oscar Wilde scrive: “Se c’è qualcosa cui non resisto è la tentazione”, la reazione giusta è il sorriso divertito. Nessuno può seriamente pensare che lo scrittore inglese consigliasse a tutti di cedere a tutte le tentazioni. La battuta serviva ad irridere comicamente i consigli morali che si danno ai bambini, il conformismo perbenista, l’obbligo della correttezza sociale: nulla di più.
I ragazzi avrebbero dovuto avere il coraggio di dire che il Ministero li invitava a scrivere stupidaggini. Prima di tutto, quella di un ragazzotto noto ai suoi coetanei perché partecipa ad un reality show non merita il nome di fama. Basti dire che è una fama che non vale assolutamente nulla e il protagonista rimane ignoto agli adulti. Poi, per una faccia che si fa notare ce ne sono venti o cento ignote già fra quelle che appaiono in televisione. E rimangono ancora da prendere in considerazione le facce di quelli (milioni) che in televisione non ci andranno mai.
Nel futuro di Warhol, cioè nella nostra realtà, in cui siamo numerosissimi, non solo non abbiamo tutti un quarto d’ora di celebrità nel mondo, ma non l’ha neppure uno su dieci, su cento o su mille. Forse su un milione? Neanche: perché di milioni in sette miliardi ce ne sono settemila.
La frase di Warhol acquisterebbe un altro senso se la modificassimo così: “Nel futuro chi sarà famoso al mondo lo sarà per quindici minuti”, intendendo che la celebrità è attualmente molto più aleatoria e passeggera di un tempo. Questo in conseguenza dell’affollamento di nomi e facce, anche attraverso la televisione e internet, e per la mancanza di giganti intellettuali ed artistici che ha afflitto il Ventesimo Secolo e affligge ancora il presente. Fra qualche anno solo gli specialisti sapranno dirvi chi era Sartre. Ma questa è una delle tante conseguenze della sterilità artistica e intellettuale che imperversa dalla fine dell’Ottocento.
Tema sbagliato, per i ragazzi. A quell’età si è lontani dall’astrazione e dall’umorismo sottile. Bisognava dargli un tema terra terra, del tipo: l’obbedienza è sempre una virtù oppure ogni tanto bisogna disobbedire? La moda del turpiloquio dimostra un incremento di spontaneità o è una forma di decadimento dei costumi? Vi sentite più italiani o più cittadini del mondo, e perché?
Bisognava evitare il tema “perché voglio bene alla mamma” senza andare molto più in là. A meno che non si volesse raccogliere una straordinaria messe di sciocchezze retoriche malamente orecchiate.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it, www.dailyblog.it
22 giugno 2011


Pubblicato il 22/6/2011 alle 16.45 nella rubrica Diario.

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