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LA PROFONDA POLITOLOGIA DI SANTORO

Uno spettacolo non è un trattato di politologia. Anzi è solo capace di falsificare la politica con l’arte e le emozioni. Tuttavia i motivi del successo di uno spettacolo sono indici dei sentimenti profondi degli spettatori. Marcel Pagnol ha detto: “Dimmi di che cosa ridi e ti dirò chi sei”. Qui: “Dimmi che cosa applaudi e ti dirò come la pensi in politica”.
Al riguardo un articolo del “Corriere della Sera” sulla Festa della Fiom insegna tutto quello che c’è da sapere su metà dell’Italia (1). Leggendolo si vede che il popolo di sinistra, quello che va in piazza e applaude, ha in mente solo Berlusconi e per il resto idee infantili. Ma è anche capace di ingoiare dosi di retorica truffaldina che stenderebbero un elefante. Cominciamo proprio da questo.
Santoro “appare nel finale, in tuta blu e si rivolge a Berlusconi, ‘da operaio a presidente operaio’. ‘Lei ha fatto di tutto per licenziarmi’ ”. In primo luogo, se fosse vero che Berlusconi ha fatto di tutto per licenziarlo, il fatto che lui sia rimasto lì, pagatissimo e in prima serata, dimostra che in Italia comandano i giudici e non Berlusconi. Ma soprattutto Santoro è quello che ha lasciato il proprio lavoro volontariamente, perché ha preferito due milioni trecentomila euro all’attesa della sentenza della Cassazione sulla sua vertenza con la Rai. Non si sa mai. Il nostro demagogo osa presentarsi con la tuta perché conosce benissimo le persone cui si rivolge. E infatti è stato applaudito. Anche dagli operai disoccupati in piedi dinanzi a lui.
Ma Santoro non è l’unico ad avere una idea molto personale del servizio pubblico. Milena Gabanelli dichiara che: “La proposta che mi ha fatto la Rai è irricevibile, perché non tutela né me né i miei collaboratori”. Si riferisce al fatto che la Rai dovrebbe farsi carico dei risarcimenti che i magistrati decretano a favore dei bersagli della Gabanelli.  Risarcimenti che sono imposti da magistrati (forse anche antiberlusconiani) e che non avrebbero motivo di esistere se la giornalista si limitasse alla semplice verità. Al diritto di cronaca. Lei invece, per favorire la sinistra con la propria demagogia, vuole ledere chi le è antipatico e vuole che la Rai, cioè tutti noi, paghiamo al suo posto. Si vede che questa è l’idea che la Gabanelli ha del servizio pubblico.
Tutta la politica si riassume nell’odio contro Berlusconi. La manifestazione “Inizia con l'annuncio del ‘vento che è cambiato’, un vento che fischia (ai nomi di Berlusconi e Brunetta)”. Serena Dandini “elogia questa Woodstock anti-Cav”. “Il popolo di Santoro (migliaia, una distesa che circonda il palco) bersaglia sempre Berlusconi, naturalmente”, riporta l’articolo. Il colmo è che si invita una ragazza che ha partecipato a qualche festa ad Arcore e poi la si fischia perché dice: “Anche io mi fermavo a dormire la notte ad Arcore ma noi andavamo a dormire. Se poi qualcuno andava in camera di Berlusconi io non lo so”. La scema non aveva capito che doveva dire ben altro. Del tutto imperdonabile che abbia osato aggiungere: “Berlusconi? Lavora dalla mattina alla sera e si circonda di ragazze. Che altro dovrebbe fare?” E giù la salva di fischi del pubblico.
Un altro nemico è Sergio Marchionne. Benigni dice ai dirigenti della Fiom: “Siete l'Italia migliore, il lavoro è una cosa sacra e chi lo attacca compie un sacrilegio”. Marchionne dunque è sacrilego, attacca il lavoro e smetterebbe di essere sacrilego e di attaccare il lavoro se la Fiat se ne andasse dall’Italia. Benigni dovrebbe chiederglielo. Gli operai rimasti in Italia li assumerebbe la Fiom.
Ma sparano a palle incatenate contro il governo anche Vauro, Maurizia Russo Spena, Corrado Guzzanti, Marco Travaglio, Il pm Ingroia (che per caso si trovava lì), e Maurizio Crozza. Questi mette l’Italia al primo posto per “scherzi della Fiom” e ottiene la replica seria di Maurizio Landini:  “La Fiom non ha fatto uno scherzo, ha fatto una causa alla Fiat”. E se la vince, poi i giudici obbligano la Fiat a rimanere in Italia? Comunque, la volontà degli operai conta solo quando è in linea con ciò che decide Landini: “I referendum hanno dimostrato cosa significa il voto libero. Quello in fabbrica è stato un voto sotto ricatto”.
Ma ecco il capitolo “soluzioni politiche e programmi della sinistra”. I precari: “Siamo indignati, siamo incazzati”. Santoro: “Il Paese non cresce. Perché non siamo incazzati, non scendiamo in piazza?” Accidenti, come non ci abbiamo pensato? A questo punto, impazienti di applaudire, “Le mani del pubblico scalpitano”, come scrivono gli articolisti in similitaliano.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it, www.dailyblog.it
18 giugno 2011


(1)http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2011/17-giugno-2011/santoro-torna-bologna-la-fiom-sul-palco-spectre-completo--190887415283.shtml

Pubblicato il 18/6/2011 alle 12.28 nella rubrica Diario.

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