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IL DE PROFUNDIS FUORI TEMPO

Da anni Forza Italia, la Casa della Libertà, il Pdl, qualunque partito che costituisca la base per governare di Berlusconi vengono dati per superati, finiti, morti. Cantare il De Profundis è sempre stato il mestiere della sinistra e dunque non fa notizia come non fanno notizia i ripetuti e patetici inviti alle dimissioni. Ma in questi giorni il De Profundis è cantato anche da chi ha votato per il centro-destra e dunque bisogna chiedersi come stanno le cose.
Se ci sembra che qualcuno abbia detto una sciocchezza, è probabile che abbia detto una sciocchezza. Ma se quella cosa la dicono dieci milioni di persone bisogna stare attenti. Potrebbe non essere una sciocchezza e potrebbe comunque fare la storia. Non foss’altro perché esistono le self-fulfilling prophecies, le profezie che si auto avverano: se tutti sono convinti che il centro-destra è finito e non lo votano, il centro-destra non perde perché tutti lo dicono finito ma perché, in conseguenza di quella convinzione, non lo votano.
La comprensione del momento presente è resa difficile dall’inaffidabilità dei riferimenti. Non si può credere alla sinistra, fin troppo interessata a intonare mortori, e non si può credere alla destra: se trionfalista perché trionfalista, se disfattista perché disfattista. Siamo costretti a ragionare da soli sulla base dei pochi dati concreti. Che in fondo sono solo due: il tempo rimasto fino alle prossime politiche e lo stato d’animo dell’elettorato.
La legislatura finisce nel 2013. Chi afferma questo si sente subito dare sulla voce: “Sempre che il governo non cada prima”. Giusto. Ma la cosa è improbabile perché  l’utilità di un’interruzione della legislatura è più che dubbia anche per la minoranza. Non esiste una credibile alternativa ed è necessario che la sinistra abbia il tempo di chiarirsi e formare una coalizione. Oggi in caso di crisi smetteremmo di chiederci che ne sarà del centro-destra e cominceremmo a chiederci che ne sarà del centro-sinistra.
La realtà è che il governo, con tutte le sue manchevolezze, ha una maggioranza. Tutte le prefiche politiche e mediatiche non sono sufficienti per togliergliela. E non c’è una qualche scadenza che renda probabile il collasso. Prevedibilmente, il governo rimarrà in carica ancora per parecchio tempo. Il problema vero è lo stato d’animo dell’elettorato.
Se anche nel 2013 l’elettorato avesse gli stessi sentimenti di adesso, il Pdl e la Lega non avrebbero molte speranze. Ma quante sono le probabilità che ciò avvenga? La gente è incostante. Ciò che un giorno provoca una tempesta emotiva dopo un mese è un pallido ricordo e dopo un anno è storia antica. Nel medio termine sono più importanti l’andamento economico, le risposte ai problemi più sentiti dalla gente (giustizia e immigrazione, per esempio), la situazione internazionale e soprattutto gli imprevisti. Fra due anni sono questi gli elementi che conteranno.
Poi, pure se è vero che da mesi il Pdl accumula gaffe, forse che la controparte vale di più? Si può votare De Magistris se si è molto arrabbiati, ma in quanti lo vorrebbero Primo Ministro? Vendola può essere divertente, ma quanti elettori farebbe scappare, se le elezioni fossero politiche? E quanto spazio gli concederebbe il Pd? Se Atene piange, Sparta non ride. La situazione attuale fa pensare ad un’accanita discussione per stabilire se il 13 aprile del 2013 pioverà o no su Milano.
Rimane da parlare di Berlusconi. Anche qui, chi ha la sfera di cristallo? Recentemente l’uomo è rimasto fedele al proprio stile, ha gettato il cuore oltre l’ostacolo ed è risultato sempre meno credibile. Anche perché un Paese in cui non si riesce a realizzare la Tav (pure approvata dal centro-sinistra!) non ha speranze. Ma il Cavaliere è pragmatico. Può darsi che impari dagli errori. Potrebbe per esempio stare zitto e non dire ai giornalisti neanche buongiorno. Potrebbe sparire per motivi di salute. Potrebbe anche realizzare qualcosa di positivo che gli rivernici la facciata. Tutto è possibile ed è meglio non vendere in anticipo la pelle dell’orso.
La conclusione semplice e banale è che il momento attuale non è drammatico, è insignificante. Non sappiamo ciò che avverrò nel 2013: ecco tutto. Ché se poi dovesse cambiare la maggioranza, non sarebbe la fine del mondo.
Si chiama alternanza democratica.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it, www.dailyblog.it
17 giugno 2011

Pubblicato il 18/6/2011 alle 7.23 nella rubrica Diario.

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