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GRANDI UOMINI, GRANDI ERRORI

Ci sono illusioni che sopravvivono a tutte le smentite. Si ha un bel ripetere che i numeri ritardatari del Lotto non hanno nessuna probabilità più degli altri di “uscire”, la gente continuerà a crederci. Analogamente non si ottiene nulla ripetendo che i Grandi Statisti sono da un lato più intelligenti e dall’altro più capaci di commettere errori di quanto la gente non pensi. Molti li giudicano cretini e poi si aspettano che non sbaglino mai.
Il fenomeno ha una spiegazione. I grandi del passato sembrano giganti perché hanno vinto. E infatti di Catilina sappiamo poco perché perse. Lo stesso Alessandro, se fosse morto in una delle sue prime battaglie, sarebbe stato l’ignorato figlio di Filippo. Il paragone con i contemporanei è sbagliato: è come confrontare con i vincitori delle passate edizioni i cento ciclisti del giro d’Italia di quest’anno. Risulterebbero quasi tutti dei brocchi.
“La familiarità genera il disprezzo”. Tutti sono pronti a trattare da grand’uomo Togliatti e ad irridere Pierluigi Bersani, mentre Togliatti è l’inescusabile complice di un grandissimo criminale e Pierluigi Bersani è un galantuomo. Ma il primo non fa parte del presente ed è facile mitizzarlo.
Bisognerebbe rispettare di più i contemporanei. Non si diventa Presidenti della Repubblica Francese se si è mezze calzette. Nicolas Sarkozy è un uomo straordinario. Ma anche gli uomini straordinari possono commettere enormi errori. Nel maggio del 1940 Mussolini ha creduto che la guerra fosse finita e questo è costato a lui la vita e all’Italia il peggiore disastro dal momento della sua unità. Sarkozy ha anche lui sbagliato quando ha creduto che come era andata in Tunisia e in Egitto dovesse necessariamente andare in Libia. Ha dichiarato guerra al vinto e ha sperato di cingere il proprio capo con una corona d’alloro ottenuta a basso costo. Purtroppo, la realtà gli ha risposto con una raffica di vecchie regole. Intervenire nelle vicende interne di un altro Paese non è quasi mai un buon affare. Una guerra non si svolge quasi mai come previsto. L’aviazione da sola non vince nessun conflitto e soprattutto non bisogna dimenticare che, quando parla il cannone, le nostre parole non si sentono. È inutile ripetere tre volte al giorno “Gheddafi se ne deve andare”. Si rischia di far notare ancora di più la propria sconfitta.
Sarkozy forse trascinerà la sua patria in qualcosa di peggiore della sconfitta: nel ridicolo. E non si capisce perché l’abbiano seguito una nazione pragmatica e saggia come la Gran Bretagna e (almeno in un primo momento) quegli Stati Uniti che hanno una situazione sia economica sia militare che non consente ulteriori avventure. Non  parliamo dell’Italia per carità di Patria.
Leggiamo dunque le scarne notizie che al riguardo compaiono oggi, fino alle 16, sul Televideo Rai. 
Ore 0,01 Libia. Per la Francia “Gheddafi deve andare via. Bisogna esercitare robusta pressione militare finché Gheddafi andrà via”.
2,07 Libia. Annullato volo per gli Usa del leader degli insorti libici Jibril. Lo ha reso noto la Commissione Esteri del Senato americano.
7,06 Brics. Vertice in Cina di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (Brics). Uniti sul “no” all’uso della forza in Libia.
11,15 Libia. Juppé: “La Francia è contraria ad armare i ribelli anti-Gheddafi. Non siamo in questa disposizione di spirito”.
13,14 Libia. Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, insiste per una soluzione “politica” e chiede immediato cessate il fuoco.
13,56 Libia. Clinton: gli Usa continueranno  a partecipare alle operazioni militari fino alla completa uscita di scena di Gheddafi.
La prima notizia corrisponde alla convinzione che si possa ottenere la pioggia parlando alle nuvole. L’ultima è pressoché falsa: la realtà mostra il ritiro sostanziale degli Stati Uniti, l’insufficienza delle azioni fin qui intraprese e l’impossibilità di andare oltre quello che s’è fatto fino ad ora. Robusta pressione militare? Ma se la Francia è contraria ad intervenire con truppe di terra e perfino (Juppé) “ad armare i ribelli anti-Gheddafi”! Gli Stati Uniti non ricevono il capo degli insorti, Jibril e il Segretario dell’Onu chiede un cessate il fuoco, come fa chiunque stia perdendo;  e sembra non rendersi conto che, se le armi tacciono, Gheddafi ha vinto.
Per questa campagna nata dalle rodomontate di un Presidente che pensava di schiacciare Gheddafi come una zanzara la campana a morto la suonano la Germania, che si è saggiamente astenuta dal partecipare, e soprattutto Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Questi Stati sono importantissimi e due di loro siedono addirittura nel Consiglio di Sicurezza, con diritto di veto. E se non si usa la forza, in Libia, come si obbliga Gheddafi ad andar via?
Per chi aveva scommesso su questa azione la realtà è molto mesta. Dal punto di vista militare gli insorti non hanno alcuna possibilità di vincere la guerra. Dal punto di vista politico la Libia non ha più le prime pagine dei giornali. Sul terreno a Gheddafi basterà aspettare che gli europei si stanchino di questa storia e se ne tornino a casa con le pive nel sacco.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
14 aprile 2011


Pubblicato il 15/4/2011 alle 9.31 nella rubrica Diario.

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