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LA VITTORIA INUTILE

Corriere della Sera. Video di Lorenzo Cremonesi. Titolo: “Insorti deboli, senza i raid alleati non ce la fanno”. Riguardo alla situazione sul terreno, in questo come in altri casi, bisognerebbe avere notizie di prima mano. E comunque, per conoscere la verità storica, è sempre meglio aspettare che le acque si calmino. Ma ammettiamo che il titolo sia giustificato: quali ne sarebbero le conseguenze?
In diritto costituzionale si insegna che uno Stato è  costituito da tre elementi: territorio, popolo e governo. Un esempio: prima del 2003 in Iraq c’era un popolo, anche se composito; un territorio; infine un governo costituito, per così dire, dalla persona di Saddam Hussein. Si parla dell’Iraq perché uno Stato non è qualificato – quanto alla sua esistenza e alla sua “legittimità” – dalla plausibilità del suo governo, ma esclusivamente dal suo controllo del territorio. Uno Stato dittatoriale non è per questo meno “Stato”.
Molto tempo fa si cercò di non tenere conto di questi principi a proposito della Cina. Dal momento che le potenze occidentali non volevano riconoscere il governo comunista, per anni si considerò “governo legittimo” quello dei successori di Chiang Kai-shek, a Taiwan. Poi la Gran Bretagna, col suo solito pragmatismo, accettò il semplice fatto che il controllo della massima parte del territorio apparteneva al governo di Pechino e riconobbe la Cina di Mao. Gli altri Paesi naturalmente la seguirono, fino a togliere il voto del consiglio di Sicurezza a Taiwan per darlo alla Cina Popolare.
La “legittimità” di chi esercita il potere dipende soltanto dall’effettivo esercizio di questo stesso potere. È secondario che esso discenda dalla volontà dei cittadini (Francia) o dalla brutale violenza di chi di fatto domina il Paese (Saddam Hussein). In questo secondo caso è bene ricordare che della mancanza di libertà non è responsabile solo il dittatore: infatti, se non fosse sostenuto da chi approfitta di quella forma di governo (militari, capitribù, funzionari di partito ed altri), non rimarrebbe al comando. Durante i secoli dopo Augusto, l’imperatore aveva ogni potere: ma non sempre moriva nel suo letto.
Quello che importa in questo momento è che il governo di Gheddafi, in Libia, non è meno “legittimato” di quello di Assad in Siria, dell’oligarchia cinese o di Zapatero in Spagna. Ci si può dunque porre il problema: se il governo di Gheddafi è “legittimo”, gli insorti sono “illegittimi”?
Sì e no. Quando c’è una guerra civile, i ribelli sono sempre meno illegittimi a mano a mano che si avvicinano al potere. Quando alla fine lo conquistano, legittimi divengono loro (Cesare Battisti passa da traditore impiccato a eroe del Risorgimento), e il governo precedente, o chi ancora lo difende, diviene illegittimo. Dunque la legittimità dipende dal risultato delle armi.
Oggi in Libia gli insorti sono ancora illegittimi e mal si comprende l’intervento delle potenze europee. Infatti, se i rivoltosi da soli avessero la forza di rovesciare il governo e di sostituirlo, è chiaro che rappresenterebbero la maggior parte dei cittadini o, quanto meno, la loro frazione più forte. E diverrebbero la fonte della nuova legittimità. Se invece, da soli, sono meno forti dei sostenitori del Colonnello, è segno che, quando cesseranno i raid, quand’anche per il momento fossero riusciti a conquistare il potere, lo perderebbero. A meno che francesi e inglesi non siano disposti  a sbarcare in Libia e rimanerci a tempo indeterminato per sostenere il loro governo. Cosa di cui gli americani, dopo l’esperienza irakena, possono dire il prezzo. Ché anzi, in Iraq la popolazione non è ostile agli americani (l’ha dimostrato con il voto), mentre nella nostra ipotesi gli stranieri si troverebbero ad imporre un governo che la maggioranza della popolazione non vuole.
L’intervento nelle guerre civili altrui è raramente un buon affare. È concepibile che si aiuti la fazione la cui vittoria è già probabile, sempre che questa vittoria sia conveniente per chi interviene. In questo caso da un lato Cremonesi esclude la probabilità di una vittoria militare degli insorti, tale che li conduca fino a Tripoli, dall’altro non si sa bene chi questi insorti siano e che tipo di governo instaurerebbero.
Neanche gli attuali progressi dei rivoltosi fanno sparire le perplessità che questa azione militare ha suscitato sin dal principio.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
27 marzo 2011

Pubblicato il 28/3/2011 alle 10.11 nella rubrica Diario.

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