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PERCHÈ VILLARI NON SI È DIMESSO?

PERCHÉ VILLARI NON SI È DIMESSO?

La domanda che molti si pongono è: perché Riccardo Villari non si è dimesso dalla carica di Presidente della Commissione di Vigilanza Rai? È stato invitato a farlo da Walter Veltroni, da tutto il Pd (che lo ha espulso), dai Presidenti delle Camere e perfino da Silvio Berlusconi ma, a sentir lui, rimane per rispetto del Parlamento, della democrazia e di tante altre belle cose. Bla bla. È ovvio che non si è dimesso perché la carica gli piace e perché Walter Veltroni e l’intero Pd non hanno la forza di metterlo da parte.

Villari ha il grave torto di avere annunciato che si sarebbe dimesso se solo si fosse trovato un personaggio sul quale convergessero maggioranza e opposizione e di non averlo fatto quando il personaggio è stato trovato. Quando qualcuno manca alla parola data, abbiamo tutti un forte sentimento di disagio. Tutto ciò posto, bisogna tuttavia chiedersi: quel senatore è l’unico colpevole?

Omettiamo di occuparci dei troppi errori commessi prima della sua elezione e partiamo dal presente. Posto che era noto anche ai sassi che non c’era modo di rimuovere con la forza Villari dalla sua carica, sin dal primo momento i dirigenti di sinistra avrebbero dovuto o far finta che egli fosse “il loro uomo” e non “il loro traditore”, oppure, quanto meno, avrebbero dovuto trattarlo con grande rispetto, come legittimo Presidente di quella Commissione. Poi – partendo da questa posizione – avrebbero dovuto offrirgli sotto banco una compensazione per la rinuncia alla carica. Sarebbe stato un onesto negoziato come se ne fanno tanti, in politica, e tutto probabilmente si sarebbe aggiustato. Ma “Dio rende pazzi coloro che vuol mandare in rovina”, ed ecco che Veltroni e l’intero Pd si sono comportati con l’arroganza di chi può dare ordini ad un cameriere di basso rango, uno sguattero o uno stalliere. Hanno dato per sicure le sue dimissioni senza neppure consultarlo; dinanzi alle sue esitazioni, invece di capire di avere imboccato una strada sbagliata, lo hanno minacciato di espulsione e, per fare buon peso, lo hanno insultato. Inimincandoselo e rendendogli chiaro che, obbedendo, non avrebbe ottenuto nulla.

Il risultato è che Riccardo Villari, a questo punto senza nessuna prospettiva di carriera o di prestigio, ha deciso di tenersi quello che ha. E non si è dimesso. Qualcuno lo biasimerà, per tutto questo, e dirà che ha pensato solo al proprio interesse. Ma Veltroni, e il Pd, e Di Pietro, e Orlando non pensavano anche loro soltanto al proprio interesse? Come s’è detto i discorsi che riguardano il funzionamento della Commissione di Vigilanza Rai, la dignità del Parlamento, e tutto il resto dei bei concetti che si sprecano in questi casi, sono acqua fresca, da qualunque parte siano fatti. Diversamente tutti i protagonisti di questa vicenda non si sarebbero comportati come si sono comportati. Diversamente, una volta eletto Villari, a sinistra tutti si sarebbero detti contenti di avere comunque risolto il problema, nella legalità e senza nemmeno contraddire la prassi. Gli stessi inviti di Fini e Schifani oggi suonano ipocriti: al centro-destra la situazione conviene e non saremmo nemmeno stupiti se, sotto banco, si dicesse a Villari: “Noi per la facciata ti diciamo di dimetterti, tu fa’ un po’ come ti pare. A noi vai benissimo”.

Per come si sono messe le cose, pur senza sentirci strangolati dalla stima per Riccardo Villari, ne comprendiamo la posizione. Come dicevano i romani, in pari causa turpitudinis melior est condicio possidentis, quando il problema riguarda un gruppo di malfattori, è in vantaggio colui che dispone della cosa contesa.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it

Pubblicato il 21/11/2008 alle 9.2 nella rubrica Diario.

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